confindustrial

un'ordinaria giornata di merda

— Inviato da cauz @ 00:48

 

succede che questa mattina milano ha perso un pezzo di se'...
e mentre ero rapito da sbattimenti maledettamente burocratici mi arriva un messaggio "sgombero garibaldi".
punto, anzi, senza nemmeno il punto, e nulla piu'.

una storia di 30 anni finisce cosi'.
un pezzo di milano finisce sotto il sole ingannevole di una giornata di merda.

se possono guardare tanti lati della cosa, sia chiaro.
il csoa garibaldi era gia' finito, da diversi mesi. schiacciato dal non essere piu' nulla di sociale, chiuso tra le sue belle mura.
il garibaldi avra' aperto 5 volte negli ultimi 7 mesi.

ed erano le condizioni ideali per una presa per il culo dall'alto, oltreche' da dietro.
le condizioni per un colpo di spugna nel silenzio, alle 6 di mattina, davanti a un numero di persone che non fa le dita di due mani... tra un numero di camionette
azzurro-blu che fa tutte le dita di mani e piedi...
 

eppure eppure eppure
eppure il garibaldi ha fatto per 30 anni la storia di milano, e per 15 di questi ha in qualche intersecato la mia di storia.
mentre i centri sociali diventavano sempre meno sociali, il garibaldi conservava la sua atmosfera intatta, fatta di incontri strani e di un minestrone umano capace di presentarsi in pochi posti.
ho iniziato ad andare al garibaldi quando avro' avuto 13 anni, ai tempi ci suonavano i punkreas praticamente ogni sabato... e' il primo centro sociale in cui sono entrato, con quei brividi e quella piccola adrenalina che ti danno gli assaggi di illegalita' durante la pre-adolescenza. nei 5 lustri successivi ne ho visti fin troppi altri, e quelle prime piccole scosse adrenaliniche si sono trasformate in pochi mesi in frequanti smorfie di noia.
i centri sociali hanno perso, come perdiamo tutt* le nostre battaglie, ogni giorno.
col trascorrere degli anni hanno perso ogni capacita' di rinnovarsi, perdendo il passo da una societa' che ha cambiato faccia radicalmente, iniziando la grande svendita delle relazioni sociali. sempre meno sociali, rimasti solo "centri"... se non di meno. come sempre, l'umanita' si riflette nel suo linguaggio: i centri sociali oggi vengono chiamati "spazi", come a dire che il loro valore non sta piu' nella capacita' di intessere relazioni, ma nelle metrature che occupano nelle carte catastali. un valore che le aziende sanno sfruttare con molto piu' profitto.
il terzo sgombero in un anno a milano ci riporta presto sulle tracce di albertini, facendoci dimenticare i sentori di cambiamento che milano sembrava voler emanare un anno fa. e su questo bisognera' riflettere, forse prima di quando si pensi...

ps- tutto cio' sono pensieri ad alta voce, di pancia e nulla piu'. per un angolo di mondo in cui mi e' sempre piaciuto rintanarmi, non hannola dignita' di una riflessione...  ma se qualcun* avesse fotografato l'omaggio al prof. scoglio che campeggiava sul muro del cesso del garibaldi mi mandi la foto per favore. :)


Loudy times... TRoK! is back!

— Inviato da cauz @ 21:14
 
bzzzzzz... bzzzzzz...
interrompiamo le gia' ben rade trasmissioni per un eccezzziunale ritorno di spam!
 
sabato e domenica ritorna TRoK!, splendida creatura rumorosa giunta alla sua quarta stagione.
nacque da un'idea come un'altra, si voleva fare del rock'n'roll... sai che idea... si e' arrivati alla quarta edizione di una rassegna cresciuta ben oltre le sue aspettative iniziali. un racconto che prima o poi dovro' buttar giu'... ad memoriam et ad minchiam.
 
intanto si riparte dal piccolo, che e' ora.
meno concerti quest'anno, tutti gruppi itagliani e tanti nomi locali. bella li', direi, era ora. :)
 
il programma pero' e' degno di nota, e sotto lo riporto riga per riga...
a questo manca pero' *il resto*, cio' che letteralmente FA il TRoK!, ovvero le presenze "umane", i banchetti delle distro, i musicisti che si sbronzano al bancone... e la vera presenza dell'anno, alla quale va lasciata la giusta suspence: l'angolo del cinarotto!
 
 
 
 
programma:
 
 * Sabato 15 settembre
  
   - palco "rock":
    ° THE HUTCHINSON
      [trance-funky noise, nord-est]

    ° BRON Y AUR
      [TRoK!-classic free-rock, milano/cagliari]

   - palco "impro":
    ° Xabier IRIONDO + Gianni MIMMO
      [mutazioni free-jazz, milano/pavia]


 * Domenica 16 settembre

   - palco "rock":
    ° BAVA
      [anarcopunk - hardcore, milano]

    ° ALMANDINO QUITE DELUXE
      [loudy bluescore!, bologna]

   - palco "impro":
    ° GASTRONAUTI (Mirko Sabatini e Vincenzo Vasi)
      [free cut-up intestinale, bologna/svizzera]

 
la presentazione per filo e per segno sta sul blog della torchiera o sul sito di JointSventure, il pdf completo della cartella stampa sta QUI. 
 
 
 
ci si leggono anche tutte le presentazioni dei gruppi... a cui qualcosa va aggiunto.
 
degli Hutchinson me ne avevano parlato bene quasi tutti, ma capita troppo spesso... poi li sento quasi per caso agli Wallace Days dell'anno scorso al bloom e resto basito: in tre, rocker come ne restano pochi, belli rumorosi e organici, con un chitarrista che e' un incrocio fisiognomico-musicale tra Glenn Danzig e Angus Young e un synth risorto da non so piu' quale anfratto dell'hard rock dei seventies... :)) 
 
i Bron y Aaur so' amici, so' na' vecchia storia, sono un'anima stessa del TRoK!.
eppure vale la pena (ri)sentirli oggi, perche' stanno intraprendendo strade diverse dentro e fuori i ByA e perche' l'ultimo disco e' essenzialmente un disco di "canzoni" come non ne avevano mai fatti prima. meglio o peggio sta al gusto e all'orecchio di ciascuno. pero' in certi stili del cantato ci sono dentro i dischi dei Sonic Youth degli anni '90... anche se Ciffo questo non lo riconoscera' mai...
 
Xabier e Gianni Mimmo sono due individualita' musicali eccellenti. Quando si incrociano queste cose succedono disastri o nascono delle perle. secondo me e' la seconda... anche se per apprezzarli questa volta ci vorra' silenzio silenzio e moooooolta concentrazione.
 
Gli/le Almandino quando hanno suonato in torchiera l'ultima volta erano in 3. ora sono rimasti in due, ma con nuovi costumi. al TagoFest di quest'anno e' stata una delle cose migliori in assoluto viste sul palco... con un finale di impro vocale dal pubblico che non vedo l'ora di ri-ascoltare.
 
i Bava son punk, fottutamente hardcore e non di dice niente di piu'. "E' sempre un piacere vedere bruciare bandiere" cantano in un loro vecchio pezzo; come si fa a non dargli ragione? 
 
in fondo in fondo, i Gastronauti. non li ho mai visti, ed e' la cosa migliore a cui assistero' in questo TRoK!, esattamente per questo motivo.   
 
 
a sabato.
keep on rockin'... 

letters from istanbul

— Inviato da cauz @ 00:24
"Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull'altra riva, l'Asia. Stare vicino all'acqua, guardando la riva di fronte, l'altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere"
(Orhan Pamuk)


istanbul e' una citta' di mare.
citta' per modo di dire... se la turchia rappresenta quasi un continente, istanbul e i suoi 10-15 milioni di abitanti ne fanno quasi uno stato all'interno... una megalopoli sconfinata, abbracciata ai suoi mari.
e' una citta' d'acqua, istanbul, ed e' da li' che siamo partiti per il nostro viaggio in turchia. perche' non ci sono storie, la turchia parte da istanbul.
 
 
in viaggio, istanbul ti offre tutto...
 
c'e' il sultanahmet con i suoi angoli di storia tra chiese e moschee, alternati a casette di legno in stile quasi mississippi. e' il fulcro del turismo storico di istanbul, casa legnoma riserva sorprese dietro ogni angolo, girando dalle piazze principali si puo' capitare nel giro di 20 metri in vie buie con case crollate e bruciate, e dietro un altro angolo di nuovo una splendida moschea antica... e' il quartiere dominato dall'antico palazzo dei sultani, il topkapi, con il suo harem di ceramica e prati da cui si gode la prima visione di questa citta' sconfinata.
 
c'e' eminonu, con il bazar e il primo dei ponti... il vecchio ponte "genovese" di galata, che scavalca il corno d'oro, da cui ad agosto si trovano ancora ragazzi che fanno i tuffi,antennaz ma soprattutto dove i pescatori si affollano e con 1 euro o quasi ci si ritrova in mano un paninone pieno di cipolla e pesce appena grigliato.
c'e' taksim, la vecchia "pera", brulicante di negozi, bar e ristoranti a mostrare la vera faccia europea ed occidentale della vecchia costantinopoli.
c'e' la sponda asiatica, estesa all'infinito tra antenne, palazzi in costruzione e strade...
 
 
e c'e' il mare.
e' un mare tenace, sara' il sale dell'acqua a spingerlo, ma un mare che dal mediterraneo e dal mar nero ha talmento insistito per ricongiungersi che in fondo ce l'ha fatta...
arricciandosi verso l'asia il mediterraneo ha pensato bene di spaccare un continente, separare la figlia europa dalla madre asia, ed infilarsi in mezzo rosicchiando lo stretto dei dardanelli... ma il mar nero e' lontano, e lungo la strada il vecchio mediterraneo ha rallentato e si e' allargato, pisciando fuori quella "stranezza ovoidale" che prende il cacofonico nome di mar di marmara.
li' in fondo, spunta la megalopoli di istanbul. ed in omaggio a questo groviglio il nostro mare ha pensato bene di non tirare soltanto dritto verso l'agognato mar nero, ma di far spuntare pure un altro specchietto d'acqua verso nord-ovest, quel corno d'ora intorno a cui si e' scritta la storia di costantinopoli.
ma e' un mare tenace, ed al mar nero ci e' arrivato per bene, con quel canalone di vita che e' oggi il bosforo, uno stretto di 2-3 km per una trentina di lunghezza che completa questo percorso accompagnando quasi per intero la grande citta'.
bosforo

 
 
 
 
 
 
 
il bosforo mostra tutta istanbul, dalla ricchezza del topkapi alla magia di ortakoy fino ai quartieri piu' profondi, dove il panorama si riempie di villette stile lago di como e piccoli porticcioli... e spiaggie. il bosforo e' pero' un autostrada, di navi cariche di petrolio e coperte di container... e' tra queste che si fa il bagno, si pesca e si naviga.
ed e' questo traffico "metallico" che definisce il mare salato di istanbul.

 
c'e' una scena in "letters from iwo jima", capolavoro di clint eastwood, in cui un giovane soldato giapponese si affaccia all'aria aperta uscendo dalle trincee che hanno scavato il sottosuolo dell'isola, e guarda verso il mare. piu' che vedere l'acqua, vede una distesa d'acciaio di navi da guerra americane pronte all'attacco.
capita che la visione del mare di istanbul sia come quell'immagine bellica.
acqua, sale e acciaio.
 

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