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[Zero2] zu. santeria nuovo. 28 gennaio

Posted: Gennaio 22nd, 2026 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Il nuovo disco degli Zu si chiama Ferrum Sidereum e – secondo una teoria che non ritengo abbia bisogno di ulteriori dimostrazioni – quando un disco metal contiene il nome di un metallo nel titolo le cose vanno sempre alla grande. Ora non mi dilungherei sulla faccenda siderurgica, però, perché non vorrei che la voce arrivasse all’orecchio di Donald Trump e quello decidesse di invadere pure il metal. Mi concentrerei invece sul fatto che gli Zu hanno un disco nuovo che suona sontuosamente potete come quelli di vent’anni fa ma anche consapevole e orgoglioso come quelli dell’ultimo decennio.

Ma soprattutto, un nuovo disco degli Zu significa un nuovo giro di concerti degli Zu, uno in più rispetto a tutti quei giri che gli Zu fanno anche quando non c’è un disco ancora caldo di altoforno. È vero, ci sono stati degli anni di pausa, qualche rimescolamento, un po’ di sfide in cui la vita e la musica non sono state gentilissime verso il trio di Ostia (almeno per due terzi), ma questa miniera sempre aperta ha comunque continuato a estrarre metalli preziosi, frantumarli e scagliarli sul mondo. Che culo che abbiamo a poter continuare a raccoglierli, un giro dopo l’altro.


[Zero2] Algiers. 30 agosto. Magnolia.

Posted: Agosto 22nd, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Algiers. 30 agosto. Magnolia.

Gli Algiers sono stati l’ennesimo caso della musica “indie” attuale tra gli addetti ai lavori – ovvero chi è costretto a vivere la musica passando prima dall’impatto esterno che dall’esperienza diretta. Spesso, casi come questi sono fatti più di parole scritte che di suoni suonati, eppure qui pare differente: perché gli Algiers sono forse l’ultima band concretamente “politica” del rock americano. Con l’accento su concreto, politico e americano. Una sorta di post-punk intriso di nero, dove il nero non è nell’oscurità ma in una tradizione soul e funk: americano, insomma. Un gospel psichedelico che sa di guerra di liberazione, di rivolta degli schiavi. Era forse dai PIL degli anni d’oro che non si vedeva un frullatore così coerente nella sua proposta. In quel frullatore il trio di Atlanta ci butta Frantz Fanon e Odetta, Morricone, Sartre e i Sonic Youth. Ciò che ne esce è un quadro cinico e utopista allo stesso tempo, carico della violenza di un occidente capitalista in cui, per usare un vecchio adagio, «Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema», dove il rumore è solo un pezzo della risposta a un mondo frammentato da una guerra sociale strisciante. E in un’America che alla guerra permanente ci ha fatto il callo prima ancora questi tre uscissero dalla culla, gli Algiers riscoprono un portato politico drammaticamente attuale. Il loro sito e i loro video sono una raccolta meditata di proclami delle Black Panther, critiche sociali e richiami artistici e musicali. Ciò che dovrebbe essere il pop ai tempi di Black Lives Matter e di Donald Trump: parte della soluzione.

Algiers. martedì 30 agosto. Arci Magnolia (Segrate). dieci euri.