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[Zero2] Comunione Occulta. 04 febbraio. Macao.

Posted: gennaio 26th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | No Comments »

Si fa sempre un po’ di confusione quando si parla di “comunione” da queste parti. Troppe messe subite in gioventù, troppe chiese sparse per le città, troppa politica confusa che fa degli affari condivisi i benefici individuali. Eppure la comunanza è qualcosa di magnifico, e innato nell’essere umano. È solo che quando per condividere si intende più il click su un post che la messa in comune di un bene, la comunione finisce per passare inosservata, diventa qualcosa di nascosto, di occulto. Nel mondo al rovescio, però, nei giorni in cui Berlusconi cita Lenin e la Merkel si scopre marxista, ciò che è occulto emerge dalle catacombe, spinto con forza e volontà da chi della comunione ha fatto una scelta artistica e di vita. Occult Punk Gang, Communion e TRoK! sono le tre realtà che, a diverso titolo, contribuiscono a questa “comunione occulta”, un rito ben poco esoterico che ha il chiaro intento di aprire porte, timpani e sinapsi. Di fatto è lo stesso scopo che guida da oltre 15 anni gli Zs, la più creativa, caotica e avanguardista band di New York, e forse del mondo intero. Un disco nuovissimo e una rinnovata formazione a quattro sono gli strumenti con cui gli Zs sono ripartiti per il globo a sfidare limiti e barriere del pubblico e di loro stessi. Un’opera di demolizione e destrutturazione, ovvero di liberazione, che è condivisa anche da Oaxaca e Above the Tree, lungo coordinate diverse ma altrettanto intriganti. Una vera e propria comunione di intenti. Comunione per liberazione.

 

Comunione Occulta: Zs, Above the Tree, Oaxaca, Divna mami, confindustrial sinfonietta, commuion/occult punk dj set. domenica 04 febbraio. Macao, 5 europei.


[Zero2] S/v/n Mash 2017. Posti vari. 29 novembre – 3 dicembre

Posted: novembre 29th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Il problema con MASH è che ogni volta che lo sento nominare penso al film, M*A*S*H*. Un problema non da poco, perché le due cose non c’entrano nulla. Almeno apparentemente. “Mash” è il termine inglese per dire “poltiglia”, e il festival si propone come una mistura di suoni che si ottiene prendendo linguaggi e creatività di latitudini differenti, schiacciandoli insieme nella stessa bacinella e mescolandoli con quel grande minipimer che è la globalizzazione. Che infatti parla inglese. MASH (il festival) però sta ben distante dal voler forzare questa poltiglia ad approccio globale, ma ne segue il dilagare come un virus esistenziale, smontando con i decibel una muraglia di neo-colonialismo che riconosce l’ibridazione dei suoni solo quando è funzionale a rafforzare il decadente ruolo gerarchico del “primo mondo”. Un approccio dissacrante, eretico, come quello del film di Altman, che dell’esercito coloniale per eccellenza ne fece un teatro comico, dove i fantasmi del Vietnam si agitavano sullo sfondo. Quest’anno MASH fa il record di trasversalità: 5 luoghi diversi, tra spazi ben noti e angoli inediti; oltre 20 artisti da 5 continenti diversi, tra nomi ben noti e incontri inediti. Due notti che più discordanti non potevano esserci: una coi colori dell’Asia, dall’Indonesia (il “metal” degli otto Karinding​ ​Attack​) al Giappone (Keiko​ ​Higuchi​ ​+​ ​Louis​ ​Inage​) passando per il Libano di Rabih​ Beaini, che però ormai gioca in casa; l’altra buttandosi in profondità nel sottosuolo del Cairo, dove una scena elettronica vivace elabora suoni resistenti per sopravvivere a una rivoluzione fallita (con l’all in tutto egiziano di Nur, Kareem​ ​Lotfy​, 1127​, Zuli, JellyZone​, Bosaina e Abdullah Miniawy). E poi la ricerca cinematica degli “Hibridos” di Vincent Moon, il trasognante incontro fra Nicola Ratti e il collettivo Discipula e la performance a/v del producer domenicano Kelman Duran, che ha raccontato la rivoluzione di Haiti in 1804 KIDS, licenziato da Hundebiss ad agosto. A chiudere tutto l’atteso ritorno dello straordinario duo Native Instrument, che spinge la contaminazione molto oltre il genere umano, e due concerti dalla Svezia che riportano Savana in uno spazio “di culto”, il Tempio civico di San Sebastiano: quello site specific di ​Ellen​ ​Arkbro,​ con l’organo ibridato con l’elettronica per amplificarne l’estensione, e la performance vocale di Sofia​ ​Jernberg​. Se non esce una gran mistura da questo, significa che il minipimer non funziona. Il prossimo passo, per evitare di confondermi, sarebbe solo cambiare nome. Se “Poltiglia” è poco ammiccante, si può cambiare lingua ogni anno: nel 2018 “Mezcla”.

 

S/V/N Mash. da mercoledì 29 novembre a domenica 03 dicembre. luoghi vari. prezzi vari.


[Zero2] Becoming /// Animal + Ashtray Navigations + Filtro. venerdì 03 novembre. Macao

Posted: novembre 2nd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Serata da archivisti con Vasopressin. Massimo Pupillo ha all’attivo una cinquantina di uscite. Gordon Sharp, suo sodale nei Becoming Animal, è più parco: ne avrà 20 circa tra Cindytalk e The Freeze, in quarant’anni. Gli Ashtray Navigations sono già sopra quota 40, con una tale diffusione tra etichette che le loro biografie potrebbero comprendere intere pagine di sigle. I Filtro raccolgono in una sola cassetta, invero molto bella, anni di esperienze diverse e sotterranee. La somma sarebbe sufficiente a riempire tutti i tavoli di Macao, e ne avanzerebbe ancora. Ma dubito che saranno necessari, anche se sarebbe interessante vederli fare scambi come un tempo si passavano di mano in mano volantini e fanzine, e quegli scambi veicolavano idee ed energie, generavano incontri. Proprio come quello tra Pupillo e Cindytalk, opposti punk che si sommano come una leggera rottura del silenzio, disturbo sonoro che ti si incolla addosso e si stacca più. Incontri che stimolano la produzione di vasopressina, aiutando apprendimento, memoria, diuresi ed equilbrio termico. Basta continuare ad ascoltare. Tre incontri per il 3, che moltiplicato 3 fa 9, quando Vasopressin tornerà a completare il quadro con Drew McDowall, membro dell’epoca più allucinata dei Coil (quella dei mille sottoprogetti culminata in Musick to Play in the Dark) approdato alla carriera solista soltanto di recente, dopo un’infinità di collaborazioni. Da archiviare.

Vasopressin presenta: Becoming /// Animal + Ashtray Navigations + Filtro. venerdì 03 novembre. Macao. 5 euR.


[Zero2] Rituals capitolo II. sabato 14 ottobre. Macao

Posted: ottobre 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Rituals è un sogno. Anzi un incubo. Uno si mette comodo sotto il trapuntone, pigiama, borsa dell’acqua calda e cappellino col pon pon, pronto ad abbandonarsi alla lieta compagnia di Morfeo, e invece bastano pochi respiri per essere trascinati nel gorgo. La discesa comincia come un disturbo, come un rumore di fondo, è lo Star Pillow che ci avvolge la testa fino a soffocarci. Sudore freddo; ah, no, è acqua. Gelida e nera. Gli iceberg del Mare di Dirac scorrono a fianco ma nel buio non c’è modo di vederli, solo avvertirne l’incombente minaccia. Crepitano e spingono in un rumore che cresce come i droni di Khn’shs: un barlume di coscienza, il sogno di un sogno, ci direbbe di fuggire, ma è tutto bloccato. Gambe e stomaco cristallizzati dall’angoscia. Sono i tedeschi Troum, una deformazione grammaticale del sogno, che spalancando sipari su paesaggi oscuri lasciano solo percepire qualcosa in distanza, sono le risate di chi veglia e ci addita, che stolti a perderci in questo incubo. E che fortunati a trovare un’ancora di salvezza: la chitarra di Aidan Baker squarcia in due il cielo, quel puntino bianco che pareva svanire è ora luce di immensità. È Nadja, Nadezhda, è la speranza, la chiamata del risveglio. Rituals è stato un bel sogno, anzi un bell’incubo.

 

Rituals capitolo II: Nadja, Star Pillow, Troum, Mare di Dirac, Khn’shs. Sabato 14 ottobre. Macao. Cinqueuri.


[Zero2] Charles Hayward. 20 settembre. Macao.

Posted: settembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Dice Charles Hayward che la musica è entrata nella sua vita attraverso la voce della madre, grazie alle canzoncine della buonanotte. Lo dice spesso. È la cosa più naturale che una persona possa dire. Non è un caso che la dica uno così, uno che sostiene di amare la batteria perché non si fa altro che picchiare su delle cose. Ho parlato con Hayward una volta soltanto, al Blob di Arcore una decina di anni fa. Faceva freddo, e ricordo ancora il suo maglione blu sgualcito, con le maniche che facevano uno strano effetto palloncino. Sembrava una persona completamente diversa da quello che poco prima stava suonando, cantando, materializzando l’immaginabile sonoro sul palco di un circolo di provincia. Sembrava difficile che fosse uno dei batteristi che hanno rivoluzionato la storia del rock e delle sue manifestazioni più “laterali” e sperimentali (come fondatore dei This Heat, e poi come componente, seppur saltuario, di Quiet Sun, Gong e The Raincoats). Ma era sempre lui, naturale. Non c’è idea di musica che Hayward non abbia attraversato spinto da questa naturalezza. Come un uomo primitivo che insegue il fuoco e questo suo calore, vuole scoprire cosa c’è al di là della cima dove scompare il mammuth ogni notte, così Hayward ha battuto ogni sentiero in questi 40 anni. L’ultima avventura si chiama ZIGZAG+SWIRL & (begin anywhere), un altro slalom tra ciò che è naturale e ciò che è organizzato. Consapevole che nulla è naturale e tutto è organizzato, tutto è naturale e niente organizzato. Lo dice Charles Hayward, anche questo.

 

Vasopressin presenta: Charles Hayward: ZigZag+Swirl. mercoledì 20 settembre. Macao. 5 euri.


-dopo- i Marginal Consort a Macao

Posted: aprile 18th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

[*] avete presente quando leggete presentazione del tipo che non si tratta di un concerto ma di un’esperienza? ecco, stocazzo, sono tutte palle, belinate. la presentazione si adatterebbe perfettamente pure al live dei marginal consort, e probabilmente l’abbiamo anche usata tutti, mentendoci, perchè pure questo, per quanto immersivo, è un concerto.

siamo andati –in tanti, sorprendentemente!– a macao a sentire un concerto, ascoltarlo nella maniera più coinvolgente possibile, ma così era, senza di noi il risultato non sarebbe cambiato, l’artista da una parte, il pubblico dall’altra. forse l’idea era diversa, e il pubblico avrebbe dovuto essere meno statico, meno seduto e sdraiato e più errante, ma non avrebbe cambiato di molto la sostanza, soltanto la forma. e la sostanza è quella di un concerto unico, lungo e magnifico, di cui difficilmente ci dimenticheremo.

quattro figure negli angoli, alle prese con quattro approcci estrememnte diversi al suono: uno più fisico, ai limiti dell’autolesionismo, uno più teorico, quasi ingegneristico, uno più pragmatico, classico, magico, fatto di chitarre e affini carezzate e percosse, un ultimo più caciarone, giocoso, quasi rumorista. quattro approcci diversi che dicono di procedere autonomi senza dialogare, ma pure questa è una palla. l’ascolto reciproco è costante, benchè invisibile, e il dialogo è percepibile, ma sottovoce. al centro infatti c’è solo il pubblico che silente, passivo, ascolta. e gode.


[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Marginal consort. 17 aprile. Macao

Posted: aprile 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

I Marginal Consort sono una delle cose più assurde che la musica “libera” possa vantare nel mondo. Il collettivo giapponese, fondato dal dadaista Kazuo Imai, si riunisce per suonare dal vivo una volta all’anno (o poche di più quando se ne presenta l’occasione), si dispone liberamente nello spazio e manipola oggetti e strumenti, bambù e sensori, onde sonore e idee nell’arco di performance di lunga durata. I musicisti collaborano tra loro tramite lo spazio: non è un interplay ma una compresenza, una simultanea occupazione dell’etere che a volte genera dialogo, altre volte strade parallele che non si intersecano se non nei timpani dell’ascoltatore. A Macao di spazio ne troveranno a bizzeffe, e ad aprirglielo ci penserà Saturnalia, il festival estivo macaino che condivide con il collettivo giapponese lo stesso approccio materico. Suoni differenti che si incontrano o si evitano, tra rumorismi e casse dritte, pop trasognante e sincretismo, nel corso di un unico evento che è più lungo di una sera, di una notte, di una stagione intera. Nell’uno o nell’altro caso, il risultato è una lunga allucinazione uditiva, una volta all’anno, o quest’anno due. Siamo fortunelli, grazie Saturno.

Saturnalia preview: Marginal Consort. lunedì 17 aprile, ore 19. Macao. cinque euro.


Live & Loud (131)

Posted: marzo 17th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

gianni-agnelli-nudo-184491Senza menare il torrone, che non è nemmeno stagione, si ricorda che questa rubrica è diventata aperiodica e irregolare. Insomma, ogni uscita potrebbe essere l’ultima, un po’ come ogni minuto che passa, che è un minuto in meno a separarci dalla morte.

S4. Giovedì 17 da O’ alle otto di sera.
S sta per sassofono, 4 sta per i simpatici elementi di questa orchestrina: John Butcher, Hans Hoch, Christian Kobi, Urs Leimgruber. Ci vorrebbe un’altra S, che specifichi che sono 4 sax soprani, ma si sa che SS non è mai una sigla apprezzabile.
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Live & Loud (125)

Posted: dicembre 17th, 2015 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Paper Circus still 2Del perchè Milano chiuda i battenti la sera del 23 dicembre (se va bene) e praticamente se ne resti in letargo fino a metà gennaio è un mistero su cui ci vorrebbero studi approfonditi. Studi che non ho intenzione di fare ora, perchè in fondo il letargo è una necessità naturale. Questo è l’ultimo Live&Loud dell’anno, giusto il tempo di accumulare le ultime provviste e poi buonanotte.

Promenade Sauvage. Giovedì 17 alle 20, all’Institut Français Milano.
Duo composto dalle chitarre di Maarten Stragier e dalla fisarmonica di Luca Piovesan, che per l’occasione si allarga ad abbracciare l’innersonic (e le esplorazioni) del compositore e ricercatore Franck Bedrossian.
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Live & Loud (124)

Posted: dicembre 10th, 2015 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Stefano-PiliaBuongiorno, questa edizione di Live & Loud va in onda in forma quanto mai ridotta per motivi che sfuggono ad ogni logica e che vanno vicino al concetto di estinzione delle forme di vita. Questo per dire che non è che manchi il materiale, ma tant’è…

Quinto compleanno del Lo-Fi. Dal 10 al 12 dicembre (e oltre) al Lo-Fi.
Il Lo-Fi fa cinque anni e in una città così ostica è già un traguardo importante. Giusto quindi che si festeggi, perdipiù in grande stile. Sulle candeline soffierà l’ex voce dei Kyuss John Garcia giovedì sera, poi venerdì si passa al garage – specialità di casa – con Strange Flowers e Pretty Face, quindi si chiude sabato con il soul-funk di Sam Paglia. Si fa per dire ‘si chiude’, perchè il Lo-Fi pulisce i residui della festa e riparte subito: coi Mombu domenica 13, coi chitarroni di Today is the Day e Grime lunedì 14, infine martedì 15 con il duo formato da Jim White dei Dirty Three con il liutista George Xylouris. Una chiusura in grande stile, per cinque anni tutti da applaudire (e talvolta da prendere ad esempio). Read the rest of this entry »