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[Zero2] Ministry + Grave Pleasures. 31 luglio. Magnolia.

Posted: luglio 17th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

La mente ha un sapore terribile. I Ministry lo dicevano già 30 anni fa, da antesignani del cannibalismo reciproco, del mangiarsi tra simili senza remora alcuna, riuscendo anche ad arricchirsi del contenuto calorico altrui. La sapevano lunga, come le tribù polinesiane che nel momento di alimentarsi del conquistatore sconfitto selezionavano i diversi organi in base ai benefici che avrebbero portato. La mente no, non andava nemmeno assaggiata. Invece c’è chi ci ha provato ancora per 30 anni, sperando di assorbire il contenuto dall’altrui materia grigia. Grave errore, perchè le menti da desiderare non sono quelle dei logici, secondo i quali ogni pezzo deve andare sempre e solo al suo posto. Quelli che fanno incazzare Al Jourgensen. Per questo ha rimesso in piedi i Ministry, per tornare a lodare la follia e a mettere in guardia chi la evita, per innalzare nuovamente la bandiera del nonsense, “unica via di fuga da una vita da criceti che girano nella ruota”. Questa volta diamogli retta, se non come musicista almeno come gourmet.

 

Ministry, Grave Pleasures. martedì 31 luglio. arci magnolia. 25 bananas diocan.


[Zero2] Benjamin Clementine, James Holden & the Animal Spirit. 19 luglio. Magnolia

Posted: luglio 17th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Benjamin Clementine sale sul palco che la luce è ancora tenue, i contorni si distinguono a fatica mentre gli applausi scemano e resta solo il silenzio. A quel punto si nota con chiarezza un solo elemento: la capigliatura di Clementine, che pare disegnata a fumetti, come fosse uscito dai Simpsons. A pensarci bene, Clementine un personaggio di Springfield potrebbe – forse dovrebbe – esserlo davvero. Nella sua cofana, talvolta arruffata e altre finemente pettinata, albergano tutti i sentimenti contrastanti della società di Matt Groening, gli stessi che la sua musica rimarca con forza. Si ritrovano l’accoglienza interessata di Apu, l’attenzione lieve di Marge, l’irruenza di Nelson, la spontaneità di Homer, la dedizione di Flanders, la curiosità di Lisa, la sottomissione del direttore Skinner, l’inventiva di Bart, la rabbia covata di nonno Abe, la follia creativa del professor Frink… C’è il giallo dei Simpsons, ma manca la loro leggerezza. La musica di Clementine è la colonna sonora di una vita fatta di oscurità, dolore e desiderio di riscatto. A completare le tinte mancanti dell’arcobaleno ci penserà però lo spirito animale di James Holden, che metterà a letto tutti galleggiando su onde di folk-trance. Un tripudio di synth e percussioni in grado di espiare il dolore di Clementine con una traversata del deserto sino a un sorprendente giardino in fiore, ancora più sorprendente quando ci si accorgerà che altro non è che il parco di Springfield.

 

Benjamin Clementine, James Holden & the Animal Spirit. giovedì 19 luglio. arci magnolia (Segrate). ingresso in base al tasso di spread.


[Zero2] Godspeed You! Black Emperor. 05 luglio. Magnolia.

Posted: giugno 22nd, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Quanti anni sono che ascoltiamo i Godspeed You! Black Emperor? Arrivarono prima ancora di Soulseek, spacciati dall’amico ricco che a casa aveva già una connessione ISDN e persino un masterizzatore cd. Niente di clamoroso, considerando le band i cui primi dischi li recuperammo da Pierangelo, il primo noleggio-cd di San Siro. Sono ancora in giro di questi tempi pure loro, qualcuno andrà a sentirli, ma farà un tuffo nel passato. Coi GY!BE no, l’anomalia sta lì: è mezza vita che li ascoltiamo, eppure suonano ancora come il presente. Tipo che quando sono arrivati ci hanno detto che era il post-rock, che il rock come lo conoscevamo era morto e adesso c’era questa cosa… che poi era rock. Tanto che del post-rock non si ricorda più nessuno, mentre i GY!BE sono ancora lì. Anzi, più vicini e concreti, persino fisicamente presenti. Come l’ultimo “Luciferian Towers”, grosso e cadente come un edificio svuotato dai progressivi sfratti dei suoi inquilini. Sa di dolore, di porte e porti chiusi, di povertà e cuori pulsanti di vendetta e complicità. Sa del presente che appare travestito da passato, ma oggi l’ISDN non ce l’ha più nessuno, cominciano persino a fabbricare computer senza nemmeno il lettore cd, non serve più l’amico ricco a spacciarti la musica, ci pensa l’app a dirti cosa ascoltare. Sono passati anni e i GY!BE tornano, restano, spingono. Saranno anche tanti anni sono che li ascoltiamo, ma quel grido di rivolta forse non l’abbiamo ancora capito abbastanza.

 

Godspeed You! Black Emperor. giovedì 05 luglio. arci magnolia (segrate). 25 dobloni e oltre.


[Zero2] SoloMacello ep.2: Wolves in the Throne Room. 01 luglio. Magnolia.

Posted: giugno 22nd, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

In questo inizio estate i festival a Milano e dintorni si succedono, tra appuntamenti invitanti e indigeribili. Districandosi tra buoni e bolliti, c’è però una punta di appetito che resta insoddisfatta, manca il metal. A colmare la lacuna, in un’epoca in cui i vari Monsters&co. del rock non sembrano aver più nulla da dire, ci pensa ancora SoloMacello, che della divulgazione sudata della musica del demonio ne ha fatto una missione ormai da dieci anni. Una lunga marcia per gridare – in growl, ovviamente – che l’estate è la stagione ideale per il metal. Le due serate di SoloMacello 2018 stanno lì a dimostrarlo: la prima con l’aria condizionata, la seconda a scrutare le stelle sotto la volta di una grande ascella fetente, come fossimo a un raduno hippie. E non a caso, perché l’obiettivo secondario della giunta del Sindaco del Metal in questo 2018 è rispondere a una domanda che attanaglia da sempre l’umanità: esistono fricchettoni metallari? La risposta è sì. Si chiamano Wolves in the Throne Room, vengono da un Pacific Northwest che sa di Norvegia, e sono qui (insieme a Hierophant, Cambrian e La Morte Viene Dallo Spazio) a declamare le bellezze della natura, la frescura della pioggia e le meraviglie degli oceani senza dover ricorrere alla banalità dall’amore, ma portando ciò che fino ad oggi ci mancava, una rafficata di violenza. Peace and mazzate.

 

SoloMacello ep.2 – Wolves in the Throne Room, Hierophant, Cambrian e La Morte Viene Dallo Spazio. Domenica 01 luglio. Arci magnolia (segrate). 20 bananas.


[Zero2] Saturnalia. 23 giugno. Macao

Posted: giugno 19th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Finchè si guarda all’orizzonte più o meno istituzionalizzato ed emerso, a Milano non è raro vedere festival che potremmo definire “a microonde”: nuovi formati che riscaldano a più riprese gli stessi nomi che avanzano da tempo. L’estetica è sempre accattivante, il sapore sempre più sciapo. Eppure fuori dal locale cucina, qualche piano più in basso, si è tornati a mangiare di gusto, ed è qui la buona notizia. Senza piatti extralarge e chef stellati, ma con la gioiosa puntualità di un panino al salame nel momento del languore, che si arricchisce di condimenti anno dopo anno. Nel 2018 l’ingrediente chiave sembra essere il tempo. Non è una prerogativa locale, l’estensione temporale sta diventando un elemento cruciale nei festival di tutta Europa, e dalla sospensione indefinita del Long Now berlinese alla corsa multilivello di Saturnalia, il passo è breve. Per la sua quinta edizione il festival all-star di Macao (proprio come Zuma pochi giorni prima) ha allestito una clamorosa non-stop di 30 ore, con tutto il tempo per alternare respiro dilatato ed affanno. In cotanta abbuffata, il programma non può che essere strabordante, come quando si riempie il panino di salse e poi cominciano a colare di quà e di là, che nemmeno il mangiatore più veloce del west riuscirebbe a evitarsi almeno una chiazza sui jeans. Una pletora di palchi, dentro e fuori, sopra e sotto (sì, pure sotto al pavimento di Macao questa volta), 25 live, più che triplicati dai dj set… Una lista di nomi che riempirebbe una pagina già solo a snocciolarli. Tra loro volti abituali, alcuni attesi, qualcuno imperdibile. Come l’incontro tra l’elettronica minimale di Thomas Brinkmann, l’arcobaleno percussivo di Sejiro Murayama, la techno della viennese Electric Indigo – impegnata su temi femministi all’interno del panorama clubbing e ospite di Saturnalia anche con un talk del suo progetto Female Pressure -, e l’ambient androide di Helm. E poi i tropici di Nicolas Gaunin, i synth di MSHR e di Mark Van Hoen (che si presenta come Locust ma non sono i Locust) e la poesia sonora di Giorgio Dursi. Nel mezzo un po’ di tempo per rilassarsi e un po’ per dedicarsi al beneamato caos, in cui spicca la tribù oscura di BNNT, il duo polacco autore di uno dei dischi più fulminanti dell’ultimo anno. Il segreto di uno buon panino d’altronde è la capacità di coniugare ingredienti diversi. Ci vuole del tempo, e Saturnalia ne ha.

 

Saturnalia 2018: BNNT, Phill Niblock, Thomas Ankersmit, Seijiro Murayama, Dj Balli, Helm, MSHR, Thomas Brinkmann & un delirio di altra gente. Sabato 23 giugno. A Macao, con 10 euri soltanto.


-dopo- ZUMA 2018

Posted: giugno 6th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Che poi, a guardar bene, si vede che sabato si è passati in un volo radente (qualcuno direbbe magico) dalle follie caleidoscopiche dell’Uomo Uccello all’ipnosi percussiva di Andrea Belfi coi volumazzi, e il tutto senza che la folla ritenesse di doversi distrarre.

A guardar meglio, ci si accorge che dopo la lunga notte ci si è risvegliati tra i fiori e le ombre del rituale di Tropicantesimo, e solo 24 ore prima ci si era svegliati irrorandosi di piru piru con Classical Hooligans.

A concentrarsi, si vede che nel mezzo sono finiti tutti i litri di Forst, anche se qualcuno al momento giusto la chiamava “frost”, e a giorni di distanza li sentiamo ancora mareggiare nei nostri fegati.

Ad ascoltare a fondo ci si accorge che c’è stata tanta musica arrapaho (da Piotr Kurek ai Konstrukt, passando per la melodia tenebrosa di Pilia/Pupillo e la spontaneità adolescenziale dei Downtown Boys) e altrettanta assolutamente dimenticabile, perchè quest’anno Zuma era una festa e non un festival, anche se in tanti momenti è sembrato proprio un festival.

A ripensarci adesso, dopo 48 ore di sonno per smaltire il jet lag del viaggio da Zuma a Milano, se il bello del 2017 era stato fare Zuma, il bello di quest’anno è stato vivere Zuma. L’anno prossimo, se mai ci arriveremo, il bello potrebbe essere ascoltare Zuma. Sempre che Zuma continui ad ascoltare noi.

Brava Zuma. Quando sarà finito l’amore ci sarà solo il death metal.

Catch the rainbow if you can
It will alwawys be ahead of you

 

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera, ma questa volta con un po’ di parole e di giorni dopo in più, perchè questa è un’occasione speciale, e perchè Zuma non finisce mai.


[Zero2] Acusmonium Macao

Posted: maggio 19th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Ammettiamolo, fino a sei anni fa quasi nessuno di noi aveva le idee chiare su cosa fosse un acusmonium. Certo, ne avevamo lette mirabolanti descrizioni, ce lo eravamo immaginato ascoltando Bernard Parmegiani, ma sotto sotto l’ambiente dove continuava a brancolare la nostra coscienza era il buio. Ad accendere la luce ci ha pensato Sator, l’impianto del San Fedele che, grazie a una programmazione attenta e ardita (a partire dalla miracolosa rassegna Inner_Spaces), ci ha guidato alla scoperta di primo orecchio della musica acusmatica. Sator ha un fratellino, di un anno più piccolo: si chiama Audior, e l’assonanza tra i nomi tradisce il DNA dello stesso padre, Eraldo Bocca. Rispetto al primogenito, Audior è più agile e giramondo. Sta sempre fuori casa, affacciandosi laddove si presenta l’occasione di farsi sentire. Dal 15 al 19 maggio sarà di nuovo a Macao, cercando di proseguire la stessa missione, per ora perfettamente riuscita, della sua famiglia. Prima saranno quattro giorni di workshop, diretto da Dante Tanzi, in cui esplorare la spazializzazione del suono sino ad arrivare all’esecuzione di un vero concerto di musica acusmatica, nella serata del 18, che aprirà i due giorni di live di questa scorpacciata spaziale. Una prima serata che si completerà con i concerti di due figure note della linea di confine tra sogno ed incubo: l’esule cosmonauta Valerio Tricoli e il risorto John Wiese, mammasantissima del rumorismo che qui presenta persino una selezione di lavori video. Completamente diversa la seconda serata, con i live di Marta De Pascalis e Demdike Stare, un’abbinata all’insegna del nostalgismo, di una techno/dub complicata che non ha paura di flirtare con un passato mai del tutto archiviato. Un altro mondo, altri colori, altre due lampadine accese sui confini di uno spazio da esplorare e suonare.

 

Due serate di ACUSMONIUM a Macao, a prezzi risibili.


[Zero2] Metz. 23 aprile. Magnolia.

Posted: aprile 18th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Quando vivevo in Francia ho assistito a diverse discussioni sulla corretta pronuncia di „Metz“, infervorati dallo stabilire se la „T“ si dovesse sentire, se la chiusa dovesse suonare più come una „S“ morbida o una doppia „S“ o un misto tra „S“ e „Z“. Non che i destini di questa cittadina dove nessuno aveva mai messo piede fossero così interessanti, tanto più che nel 2015 la soppressione della provincia della Lorena l’ha privata pure del titolo di capoluogo. Nel frattempo però, per qualche strana ragione, tre nerd di Ottawa avevano deciso di scegliere proprio il nome della cittadina merovingia per la loro band, scritta tutta in maiuscolo, urlata. Una miscela di punk, hardcore, grunge e volumi altissimi che ha finito per attivare discussioni differenti, quelle sull’eterno ritorno del rock tutto distorsioni e rumore che si riaffaccia dal continente nord americano ciclico come le stagioni, cambiando soltanto le facce. Un dibattito talmente palloso che era sicuramente meglio restare a discutere di pronuncia. Io scelgo la pronuncia che mi pare più adeguata all’adorabile caos primordiale di questi ragazzi: what a mess, METZ!

Metz, Moaning. Lunedì 23 aprile. Magnolia (segrate). 15 euri e pure arci.


[Zero2] Akira Sakata & Giovanni di Domenico. 10 maggio. Standards.

Posted: aprile 18th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Alla faccia delle sue 73 primavere, Akira Sakata sembra sprizzare sempre più energie, scrutando il futuro da Oriente. Nato nei pressi di Hiroshima, Sakata aveva nemmeno sei mesi quando la sua terra è stata sventrata da „Little Boy“, cambiando per sempre il rapporto dell’umanità con la morte. La sua infanzia è l’epoca in cui si sviluppa la fede nella bomba, feticcio di una vita sotto minaccia che ancora sottende le relazioni globali. Ma sono anche gli anni in cui comincia a germogliare il mondo del dopo-bomba, e Sakata ha innaffiato quei germogli con la sua musica per decenni. Proprio come la pompa protonica che dà il titolo al suo ultimo disco, Sakata trae energia dagli scambi e la sfoga in un’improvvisazione meditata, fatta di scatti, rallentamenti e avventure vocali che risalgono la corrente di una tradizione lunga e immutata. La stessa che affiorava in “Iruman”, il duo con Giovanni Di Domenico: due estremi distanti che si rincorrono in libertà, come tra i vicoli polverosi della copertina di Proton Pump, dove una dozzina di condizionatori seguono altrettante insegne in bianco e nero. Una sola è rossa, c’è scritto „Zuma“, proprio come il festival del dopo-bomba che sta per tornare a Milano, anticipato proprio da questa data. Un’immagine scelta sicuramente senza saperlo, ma come si è detto, Akira Sakata vede il futuro.

 

Akira Sakata & Giovanni di Domenico. giovedì 10 maggio. Standards. pochi euri.


[Zero2] Chris Corsano. 28 marzo. Standards.

Posted: marzo 6th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , | No Comments »

La prima cosa che compare sul sito di Chris Corsano, dalla grafica scarna e minimale, è l’elenco delle prossime date. In questo momento sono 18, dalle prime vicino a casa nello stato di New York sino al tour italiano. Ciò che balza all’occhio è come in 18 date si alternino nove formazioni diverse. Peggio che nella sua discografia, in cui è raro trovare due righe simili. Basta questo elemento per indicare i suoi territori artistici, quelli della più generosa voglia di collaborare, dialogare, costruire insieme. Un’intenzione che non si disperderà nemmeno in questo giro, in cui Chris torna in Italia da solo – stasera a Standards per presentare un nuovo pezzo per hi-hats amplificato – con un carico di charleston, dodici anni dopo quella prima volta in cui scese dal tram imberbe e silenzioso, trascinandosi un trolley di idee ed energia. Da allora è passato a suonare con popstar (Björk), esploratori (Thurston Moore, Bill Orcutt) e titani del free (Joe McPhee, Paul Flaherty), ma le idee nel suo trolley non sono esaurite. Anzi, pare che ogni volta ne scopra una tasca in più. E lo faccia con immutato stupore, con una risata, e poi giù a menare.

Chris Corsano. mercoledì 28 marzo. Standards. Penso cinque euri.