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il Premio AntiMazza(™) aka #undiscoallanno

Posted: agosto 6th, 2014 | Author: | Filed under: larsen, time stands still | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

il Premio AntiMazza(™) è un cazzeggio delle reti sociali. un premio con una sola regola: scegliere un disco all’anno per gli ultimi 50 anni. che nel caso specifico aveva una sottoregola, ovvero scartare i dischi già nominati dall’antagonista Premio Mazza.
non ha nessuna, ma proprio nessuna, ma nessunissima, pretesa di esclusività, di storicità, di altro che non sia il cazzeggio e un cazzeggiante playlist di una cinquantina d’anni di buona musica.
il Premio AntiMazza(™) si è concluso poco prima che il Tour de france arrivasse a parigi e questa è la sintesi.
ma siccome alcune (poche) cose erano rimaste fuori per abbondanza o per regolamento, c’è qualche piccolissimo extra.
i link sono quasi tutti a youtube, quindi passibili di estinzione. esticazzi.

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un cattivo maestro

Posted: gennaio 30th, 2013 | Author: | Filed under: alfabetica, psicopompo, succede che..., time stands still | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

E’ morto Antonio Caronia. Stamattina.
Stava male da tempo, e in queste situazioni te lo aspetti da un giorno all’altro. Ma non è che lo shock è diverso.

Caronia lo incrociai quando ero ancora un teenager appassionato di fantascienza, mi piacevano le sue riflessioni spietate sul cyberpunk, sulla filosofia del cyborg e la cosiddetta “morte della fantascienza” (in cui credeva fortemente). Una volta al mese, negli scantinati della libreria Utopia si tenevano delle conferenze su Dick: Caronia era sempre quello che tesseva il filo della discussione, che fosse il relatore o che fosse nel pubblico, quasi un “disturbatore”.

Antonio Caronia era uno degli ultimi esemplari di una specie in via d’estizione, quella dei “cattivi maestri”. Una specie di cui se ne sentirà bisogno sempre di più, soprattutto in tempi cupi come questi, perchè sono gli unici maestri da cui si impara davvero qualcosa: “Il conflitto è una delle poche cose che servono davvero a scuola” diceva in un’intervista di pochi anni fa. Read the rest of this entry »


[da milanoX] 20 di Bike Revolution in un libro (e in tante strade)

Posted: gennaio 21st, 2013 | Author: | Filed under: bandiera nera, cadevo, pedallica, succede che..., time stands still | Tags: , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Lo scorso settembre, la Critical Mass ha festeggiato i suoi primi 20 anni di vita. Lo ha fatto con alcune pedalate in giro per il mondo, con una settimana di iniziative nella “nativa” San Francisco e con un libro, “Shift happens!“, che racconta le diverse facce di uno dei pochi movimenti realmente globali, diffuso su tutti e 5 i continenti.

Nel giro di poche settimane, quel libro è approdato pure ad una versione in italiano, uscita nel mese di dicembre con il titolo “Critical Mass – Noi siamo il traffico” per Edizioni Memori.

Il libro è già in circolazione nelle librerie, a breve dovrebbe essere disponibile anche nelle ciclofficine, e presto (prima o poi) se ne terrà anche una presentazione milanese.

Nel frattempo, pubblichiamo qui uno dei capitoli introduttivi, dedicato alla Critical Mass in Italia e in particolare alla sua nascita ed evoluzione a Milano.

Non leggetelo mentre pedalate.

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drop the leash

Posted: settembre 30th, 2011 | Author: | Filed under: larsen, succede che..., time stands still, videre | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Non sono passati 20 anni, ma quasi. La musica in televisione di spazio non ne aveva granché nemmeno allora, ma forse qualche minuto in più sgomitando riusciva a conquistarselo. Insomma, non erano ancora tempi di fattori X e Lady Gagas. C’era un programma che si chiamava “Notte Rock”, andava in onda in orari da segaioli su uno dei primi due canali Rai, quale non ricordo. Una trasmissione che finì malissimo come tutte le altre, con un’edizione condotta addirittura da don Mazzi in diretta dalla sua comunità, che parlava di come la MMusica possa aiutare i GGiovani e tenerli lontani dalla DDroga.
“Notte Rock” mandava un sacco di musica di merda, ma era quello che passava il convento, e così era diventata un’abitudine mettere regolarmente il timer e vedere il programma il giorno successivo… e un giorno passarono un video bellissimo. Era un video in bianco e nero e non mostrava altro che una band che suonava (o fingeva di suonare) un pezzo fighissimo, che partiva lento e poi saliva con un ritornello trascinante, con impennate liriche, con un tessuto di chitarre ’70s che reggevano una voce impetuosa. Erano i Pearl Jam; il pezzo era “Alive”, ovviamente. E ricordo ancora oggi che nella mia ingenua mente di pre-adolescente quel pezzo mi dava una carica micidiale, ma soprattutto mi diceva delle cose importanti: mi diceva che il mondo del rock’n’roll stava cambiando, che c’era qualcosa di nuovo che covava la’ sotto… e quel qualcosa di nuovo era un calcio in faccia all’hard rock che avevamo conosciuto fino ad allora, in quei pochi anni dell’età dello sviluppo, in quella parentesi piccola -ma grande rispetto alla storia del rock- che si era sviluppata dall’ondata del punk. Era una novità che ci interrogava tutti, lì stava il bello: ci diceva che una nuova rivoluzione nel rock, non stilistica ma intimamente di vita (di attitudine, diremmo oggi), stava nascendo, e toccava a noi. Toccava, per la prima volta, le generazioni che si affacciavano vergini agli anni ’90, decise a riprendersi il proprio mondo a morsi.
Quella fu una rivoluzione sociale, non artistica, fu un rigurgito di ribellione che durò il tempo della fiammata del sound of Seattle, ma che contribuì a seminare una coscienza ribelle che sarebbe esplosa alla fine di quel decennio, quella stessa coscienza destinata a muovere i fuochi della stessa città della west coast (guarda il caso) e poi incamminarsi sulle strade di Genova.
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arriva chris carlsson

Posted: settembre 28th, 2010 | Author: | Filed under: alfabetica, pedallica, succede che..., time stands still | Tags: , , , , | No Comments »

Chris Carlsson, il guaglione ritratto in questa foto mentre scorrazza al burning man, e’ davvero una persona interessante da incontrare. a me capito’ anni fa di scambiarci qualche parola la prima volta, durante una critical mass estiva, strepitosa, conclusasi con l’espropriazione di viale forlanini e le sgumme all’interno dell’areoporto di linate…

lo ritrovai in torchiera, un paio d’anni fa, a chiacchierare del libro su cui aveva appena finito di lavorare, quel Nowtopia che si pone come una piccola mappatura delle utopie di un passato assai prossimo, alcune che ancora sfociano nel presente… o che vi hanno almeno lanciato i loro germi.

…e ha le coordinate per parlarne, alla luce di anni di esperienza iniziata dalla prima pubblicazione radicale della sylicon valley (processed world) e proseguito all’interno di quel gruppetto che diede vita alle Critical Mass che avrebbero invaso il mondo.

chris torna a milano questa settimana, con una carrellata di incontri e presentazioni. vale la pena incocciarlo, anche solo per 3 parole.

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c’era una volta in itaglia

Posted: aprile 24th, 2008 | Author: | Filed under: succede che..., time stands still | No Comments »
 
domani e’ il 25 aprile.
la destra ha vinto le elezioni e i fasci di destra-fiamma le han perse. questo non ferma le polemiche ormai standard su una "concordia nazionale" e robe del genere.
ma tutto s’annacqua sempre piu’ in una memoria mediata e massificata.
leggo che usciranno in edicola documenti sulla storia di mussolini, io pure ho trovato qualcosa del genere e lo condivido in rete giusto oggi che mi sembra un buon momento…
 

 


succede che qualche tempo fa mi imbattevo in un vecchio numero di linus, credo fosse del ’79 (just like me). e’ un fumetto, una storia del ventennio come un tempo si aveva il coraggio e la creativita’ per fare. l’autore e’ daniele panebarco, non mi si chieda di piu’ su chi sia…


  e’ il mio contributo al 25 aprile e ad una stagione di lotta perche’ la memoria non s’annacqui.

 
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Piove ghiaccio

Posted: novembre 17th, 2007 | Author: | Filed under: cadevo, larsen, time stands still | 1 Comment »

e’ l’aria fredda delle zone polari, nel nord del canada, che soffia
verso il basso… passa sopra i grandi laghi e ne raccogli l’umidita’
coinvogliandola sotto forma di piccole schegge di ghiaccio, che piovono
senza attaccare ne’ bagnare. ma il vento ti pugnala, mille piccole
coltellate, mille schegge gelide infilate sotto pelle.

e trascinato dal vento, dal ghiaccio, o da chissa’ che, neppure questa volta saro’ a zena.

ma canto, almeno, per tutt* i/le bellissim* sovversiv* che insensatamente o meno tra qualche ora saliranno sui treni per genova, se non ci stanno gia’: 

Sono dieci anni suonati che suono
questa chitarra e che canto di cuore
canti di vario modello;
già mille volte ho cambiato di tono
dal do maggiore al do diesis minore
dal valzer allo stornello;
colla ciaccona colla marcia turca
col madrigale la giga il flamenco
la ciarda la controdanza
col tango col samba e con la mazurka
dei vari ritmi ho esaurito l’elenco
ma ho mai cambiato sostanza.

Ho cantato sempre
in base ad una convinzione
che la cosa più importante
è battere il padrone;
ogni canto l’ho composto
perché ci aiutasse
a portare fino in fondo
la lotta di classe;
ho sperato che ogni strofa
quando l’ho cantata
ci aiutasse a battere
la proprietà privata.

Sono dieci anni che canto le lotte
e i mille scioperi e la strategia
per far la rivoluzione;
ma son dieci anni che canto le botte
e i caroselli della polizia
e le condanne in prigione;
c’è il canto triste se siamo battuti
c’è il canto allegro se mille operai
scendono in piazza a lottare;
ma dopo tanti gorgheggi ed acuti
mi sono accorto che forse oramai
non c’è più gusto a cantare.

Il padrone ci ha
uno stomaco da mille lire
e per quanta merda mangi
la sa digerire;
lui aumenta i prezzi
segli strappi più salari
poi ti taglia i tempi
e ti fa far più straordinari ;
figurarsi se i miei canti,
lui che ingoia tutto,
non ci riesce a digerirli
e a farci sopra un rutto.

Per quanti acuti abbia emesso di testa
nessun padrone ha perduto un quattrino
di rendita o di profitto;
non basta un canto sia pur di protesta
perché succeda che qualche inquilino
abbia ridotto l’affitto;
un ritornello non serve per niente
non c’è ballata che serva a qualcosa
né un ritmo di monferrina
per render soffice uno sfollagente
per affrettare la morte gloriosa
di un yankee nell’Indocina.

Forse occorre che
questa chitarra a ciondoloni
si trasformi in mitra
e possa emettere altri suoni;
e che le sei corde
per produrre altri rumori
si trasformino di colpo
in sei caricatori;
e che queste dita
per produrre qualche effetto
anziché grattare arpeggi
premano un grilletto;
forse può servire solo
più la passacaglia
che con la sua voce

sa intonare la mitraglia.

Play It (if you can) [ > ]


 


 
"Se il mio destino è di restare eternamente un eretico… tanto peggio.
Vorrà dire che morirò senza rimpianti, con tutti i miei dubbi, ma una
sola certezza: di non essere mai stato complice dell’orrore, del
sopruso, degli oppressori di ogni sorta, qualunque sia il colore e
l’ideologia che lo animi".

"Avevo il diritto di viverla quella felicità. Non me lo avete concesso.
E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per
tutti…Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso".

(Jules Bonnot)