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[Zero2] Yader, Polonius. 22 febbraio. standards.

Posted: 18 Febbraio, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Da qualche mese ormai gli stregoni di Artetetra hanno trovato casa a Standards. Operano dietro una porta nascosta, come si vuole per qualsiasi esoterismo, ma la loro presenza ha ormai permeato l’aria. Una porta bianca, sotto la quale si intuisce il balenare di mille colori, che guizzano e mutano, plasmando nuovi mondi e risvegliando divinità sopite. Perché di tetro quest’arte ha ben poco, tuttalpiù è strana, bizzarra, misteriosa. Non ci fossimo già sputtanati il termine in ogni modo, potremmo definirla occulta.

Ora che sta di casa a Standards, però, c’è l’occasione ghiotta di spalancare quella porta e lasciare quei colori liberi di diffondersi nel cielo, almeno per un po’. Il rituale orchestrato dalla cricca sciamanica questa volta evocherà due creature ben differenti. Si parte evocando lo spirito di Polonius, che irromperà dalla piramide di Stargate come un fantasma mutaforma, balzellando tra rumori fruscianti, cut-up sonori e colonne sonore di immaginari kolossal in costume.

Prima di essere tramutati tutti in sfingi la maledizione sarà spezzata da Yader, un trio creato geneticamente dall’unione tra il Jooklo Duo e il venezuelano Bear Bones, Lay Low. Cresciuto come jam a margine dei concerti e divenuto adolescente in lunghe sessioni casalighe, Yader si è impiastricciato con tutti i colori della psichedelia, da quella più sviaggiona e minimale all’andamento lento di un’elettronica da fine party, quando l’hangover ha già preso il comando. Che è anche il momento giusto per cominciare a riprendere contatto con la realtà e la strada di casa. Yader lentamente svanisce e si porta via tutta la tavolozza. La porta bianca si richiude. La Messa è finita, andate in pace (fino alla prossima).

 

Yader, Polonius. sabato 22 febbraio. Standards. Pochi euri.


[Zero2] Mattin. 26 gennaio. standards.

Posted: 21 Gennaio, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Mattin è un improvvisatore noise spagnolo che da una ventina d’anni ha dedicato la propria vita al rumore. Detta così sembrerebbe la norma di qualsiasi musicista noise, se non fosse che Mattin non è che abbia la produzione del rumore come suo obiettivo, quanto il rumore stesso. Mattin cerca infatti di rifuggire il noise come genere musicale per declinarlo come strumento di critica sociale. Stare nel rumore, interrogarlo, provocarlo. Accorgersi infine che per il noise non è necessario il rumore, quanto la confusione. Tanto che per comprendere Mattin si possono sì ascoltare i suoi dischi, ma si dovrebbe prima ancora leggere quanto scrive, in una produzione critica e letteraria vasta e rigorosamente condivisa, firmata esplicitamente con marchio anti-copyright (chiaramente illustrato nel suo capitolo del monumentale “Ruido y capitalismo”).

A guidare tutto l’arrovellarsi dei pensieri, la domanda primigenia che apre le sue “Tesi sul rumore” del 2006: «Cosa cazzo è il rumore?». È un’attività sociale, rivoluzionaria, liberatoria, brutale. È un modo per fottere le orecchie e le menti. È tutto ciò e può divenire il suo opposto. «La vecchia concezione del rumore era la fede nella libertà, la nuova concezione del rumore è il raggiungimento della libertà».

 

Mattin. domenica 26 gennaio 2020 al tramonto. standards. pochi soldi ben spesi.


Belle musiche del duemiladiciannove – pt.1

Posted: 15 Gennaio, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

 

Nel 2019 ho visto meno concerti del solito, non mi capitava da 3 anni di andarci così piano, ma andare piano fa bene alla salute, e anche vedere dei concerti bellissimi. Questi qui sotto sono i 21 che più mi hanno fatto sciogliere i timpani. Se sbalio mi corigerete.

(L’ordine è rigorosamente cronologico. La distribuzione geografica figlia dei tempi. Non ci sono link ai video perché quest’anno i video no).

* Daniel Blumberg Trio | teatro CRT (Milano)
* Stine Janvin | the Long Now (Berlino)
* Mazen Kerbaj “Walls Will Fall – the 49 trumpts of Jericho” (30 trumpets directed by Axel Dörner) | the Long Now (Berlino)
* Peter Brötzmann / Maâlem Moukhtar Gania / Hamid Drake | angelica – teatro san leonardo (Bologna)
* Renick Bell | Terraforma (Castellazzo di Bollate)
* Anguish | a l’arme festival (Berlino)
* Practical Music (Oscar Jan Hoogland, Jasper Stadhouders, Christian Lillinger) | a l’arme festival (Berlino)
* Irreversible Entanglements | a l’arme festival (Berlino)
* Golden Oriole | a l’arme festival (Berlino)
* Pious Faults | macao (Milano)
* Aki Onda | macao (Milano)
* Les Percussions de Strasbourg | hangar bicocca (Milano)
* Key of Shame | macao (Milano)
* The Necks | st john on bethnal green (Londra)
* Thomas Ankersmit | standards (Milano)
* Michael Chapman | ligera (Milano)
* Nubya Garcia quartet | jazzmi (Milano)
* Alvin Curran | ex-chiesa s.carpoforo (Milano)
* Francisco Meirino | standards (Milano)
* The Flying Luttenbachers | freakout (Bologna)
* Enrico Malatesta “Occam Ocean – Occam XXVI” | chiesa s.maria del buon consiglio (Milano)

poi mi sono messo a rileggere l’elenco tutti i concerti che ho visto nel decennio (tira un sacco sta cosa del decennio), immaginando di trarne una salvifica selezione, e mi sono addormentato al 2014… madonna che bello addormentarsi.

(PS: Qui i miei dischi preferiti dell’anno trascorso).

[2018]   [2017]


[Zero2] Havlovi, Enrico Malatesta. 10 dicembre. S.M.d.Buon Consiglio

Posted: 6 Gennaio, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Prendi Enrico Malatesta ed Éliane Radigue. Due nomi che abbiamo imparato a conoscere tutti in qualche modo bene, eppure in maniere così diverse. Enrico Malatesta lo incontriamo da anni, presenza lieta e costante dei concerti milanesi in circoli e spazi di differenti dimensioni, a picchiettare e strofinare per definire proprio la diversità di quelle dimensioni attraverso l’espansione di suoni semplici e inarrestabili. Éliane Radigue la ascoltiamo nei nostri salotti, la cui dimensione generalmente non cambia (talvolta si rimpicciolisce per via di un trasloco), ma sono le sue composizioni a rimodellare lo spazio, aggredendolo con la stessa foga di un bambino che arriva al parco.

Nell’ultimo ventennio però Malatesta lo abbiamo incontrato sempre di più e Radigue sempre di meno. Il lavoro della compositrice francese si è rarefatto e rilassato: messi in pensione i sintetizzatori, ha abbracciato l’uso di soli strumenti acustici. E con questo ha in qualche modo incontrato Malatesta, che dopo averlo presentato in festival di spessore all’estero (e non solo) ora porta anche a Milano la sua esecuzione di “Occam Ocean – Occam XXVI”.

L’ottantasettenne Radigue non ci sarà fisicamente, ma in compenso ci saranno Irena Havlová e Vojtech Havel, in sintesi Havlovi, duo di archi ceco che da oltre trentanni distende le pieghe tra musica classica e contemporanea, ambient e folk. Prendi Enrico Malatesta ed Éliane Radigue. Prendi Enrico Malatesta che suona Éliane Radigue. Mettigli a fianco l’umile grazia musicale degli Havlovi. Prendi Enrico Malatesta, Éliane Radigue ed Havlovi. Mettili magari in una chiesa della periferia milanese nella nebbia di dicembre. No vabbé, ora non esageriamo coi sogni.

 

Havlovi, Enrico Malatesta. martedì 10 dicembre. Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio in Standards. pochi euri.


[Zero2] Alessandra Novaga. 23 maggio. Standards

Posted: 20 Maggio, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Se dovessi lodare Alessandra Novaga con un’iperbole facile, direi che in Italia non ce la meritiamo. Ribadirei che all’estero sarebbe sulle copertine delle riviste, troverebbe le porte aperte, suonerebbe nei festival che vanno in trending topic e ogni sera nuoterebbe tra monete sonanti come Paperone. Potrei riempire mezzo articolo di cazzate, mentre il lavoro di Alessandra è reale, concretissimo e presente. Ce la meritiamo tutta, perchè anche qui trova aperte le porte dei luoghi dove sono aperte anche le orecchie, come Standards. E non accadrebbe in maniera diversa all’estero.

Il deposito di Zio Paperone è un’invenzione, i trending topic sono una balla, anzi lasciate Twitter chiuso, lasciate proprio a casa il cellulare, che c’è un concerto che va goduto, apprezzato, persino immaginato. Perchè Alessandra Novaga fa questa cosa qui, ti mette in moto l’immaginazione su strade diverse rispetto a quelle che hanno concepito i suoi pezzi. Stasera porta “in scena” il live dedicato a R.W. Fassbinder e al suo cinema, anticipato da una performance di 10 minuti (cronometro alla mano) dal titolo “Film”, dell’artista Francesco Gagliardi e condivisa con Elena Russo Arman. Prendete e godetene tutte.

 

Alessandra Novaga: Fassbinder Wunderkammer. giovedì 23 maggio. StandarZ, 5euri.


[Zero2] Joshua Schwebel + Sonniloquio per restare. 06 aprile. standards.

Posted: 25 Marzo, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Certe sere d’inverno, quando a Milano soffia un vento freddo che si insinua in tutti i mille spifferi delle mie finestre spazzando via ogni riferimento al clima che va scaldandosi, tiro fuori dall’armadio un vecchio paio di pantofole blu. Le possiedo da qualche decennio ormai, non ci vuole un olfatto molto sviluppato per accorgersene anche ad occhi chiusi – ma sono calde, solide, isolano perfettamente dal freddo del pavimento, sono un riparo garantito.

Questo sabato si va da Standards per tutta la notte e sarà come avere addosso delle pantofole calde, si va da Standards tutta la notte perchè si entra in uno spazio che fa sentire al riparo. Uno spazio privato, certo, ma il cui lavoro ai fianchi di una città dove la cultura è spesso solo un prodotto sullo scaffale del supermercato, dove la burocrazia è la più efficace forma di repressione, ne ha fatto un luogo pubblico, necessario.

Joshua Schwebel è un artista concettuale canadese che gioca da anni su questo confine labile, tra pubblico e culturale, tra il messaggio e la burocrazia, che si rivela la più fittizia tra le attività creative. Ci si ferma tutta la notte da Standards perché la performance di Schwebel partirà dall’irreale per sprofondare nella realtà delle tenebre, accompagnata dai suoni di Valerio Maiolo e dalle movenze di Silvia Costa.

Uno sleeping confronto, un dormiveglia concert, in cui il pubblico occuperà uno spazio, privato ma aperto, attraversabile, accogliente, comodo come un vecchio paio di pantofole. Questo sabato si va da Standards, ci si ferma per tutta la notte e io mi sa che le pantofole blu me le porto con me, perdonatemi per l’odore.

 

Joshua Schwebel: “Second summons” + Sonniloquio per restare. sabato 06 aprile, Standards. pochi euri.


[Zero2] Sister Iodine. 10 aprile. Standards.

Posted: 25 Marzo, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Meno male che esistono ancora gruppi come i Sister Iodine. Che esiste ancora chi fa casino senza sentire la necessità di scendere a compromessi, chi rinuncia alla rappresentazione, alla mediazione, in nome soltanto della propria urgenza. Gente come i Sister Iodine non si è nemmeno accorta dell’epoca del noise da salotto, quando pure il rumorismo sembrava aver bisogno delle certificazioni come l’agricoltura biologica.

Avevano una loro strada, han tirato dritto. Dal fermento creativo degli squat degli anni ’90 alla resistenza dei gilet jaunes, l’underground francese (ed europeo) è mutato nei luoghi, nelle forme, nelle pratiche, ma non ha perso il principio di partenza: quello di fare scelte radicali e perseguirle con tutte le proprie forze. Un caos radioattivo che non decade col passare dei decenni. Potrebbero trascorrere anche dei secoli, ma i Sister Iodine li troveremmo sempre lì, sulle barricate, a far casino.

 

Sister Iodine. mercoledì 10 aprile, Standards. pochi euri e ben spesi.

 


[Zero2] Greg Pope. 07 dicembre. Standards

Posted: 28 Novembre, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

La diffusione dei “visual” nei concerti è diventata endemica ormai da un paio di decenni, da quando il digitale ha reso più facile la sempiterna ricerca di riconoscibilità estetica. Il risultato però sono perlopiù video posticci e spesso fastidiosi, proiezioni di contorno che creano uniformità più che differenze. Persino band differenti che usano video identici: un click su VLC e via, nessuna interazione con la musica, solo una chiassosa distrazione del pubblico.

Mentre questa massa di immagini indistinte si espandeva, però, la ricerca visiva sui live ha fatto passi silenziosi guardando all’indietro, riscoprendo vecchi strumenti che obbligano a sporcarsi le mani, manipolando l’immagine come il musicista tratta il suono. UnzaLab è un gruppo di smanettoni di pellicole cresciuto guardacaso tra il grasso di una ciclofficina e, a forza di far ticchettare proiettori, è arrivato a incontrare Standards: oggi a benedire la loro unione arriva un papa.

Dopo essersi esibito in quattro continenti, Greg Pope si presenta a Milano con “Syzygy”: un esperimento di destrutturazione visiva che mette in musica la distruzione di una pellicola 16mm. Il risultato finale è il nulla, una cornice vuota che racchiude più sostanza di mille proiezioni superflue.

 

UnzaLab & Standards presentano Greg Pope “Syzygy”. venerdì 07 dicembre, standards, prezzi boni.


[Zero2] Akira Sakata & Giovanni di Domenico. 10 maggio. Standards.

Posted: 18 Aprile, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Alla faccia delle sue 73 primavere, Akira Sakata sembra sprizzare sempre più energie, scrutando il futuro da Oriente. Nato nei pressi di Hiroshima, Sakata aveva nemmeno sei mesi quando la sua terra è stata sventrata da „Little Boy“, cambiando per sempre il rapporto dell’umanità con la morte. La sua infanzia è l’epoca in cui si sviluppa la fede nella bomba, feticcio di una vita sotto minaccia che ancora sottende le relazioni globali. Ma sono anche gli anni in cui comincia a germogliare il mondo del dopo-bomba, e Sakata ha innaffiato quei germogli con la sua musica per decenni. Proprio come la pompa protonica che dà il titolo al suo ultimo disco, Sakata trae energia dagli scambi e la sfoga in un’improvvisazione meditata, fatta di scatti, rallentamenti e avventure vocali che risalgono la corrente di una tradizione lunga e immutata. La stessa che affiorava in “Iruman”, il duo con Giovanni Di Domenico: due estremi distanti che si rincorrono in libertà, come tra i vicoli polverosi della copertina di Proton Pump, dove una dozzina di condizionatori seguono altrettante insegne in bianco e nero. Una sola è rossa, c’è scritto „Zuma“, proprio come il festival del dopo-bomba che sta per tornare a Milano, anticipato proprio da questa data. Un’immagine scelta sicuramente senza saperlo, ma come si è detto, Akira Sakata vede il futuro.

 

Akira Sakata & Giovanni di Domenico. giovedì 10 maggio. Standards. pochi euri.


[Zero2] Chris Corsano. 28 marzo. Standards.

Posted: 6 Marzo, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , | No Comments »

La prima cosa che compare sul sito di Chris Corsano, dalla grafica scarna e minimale, è l’elenco delle prossime date. In questo momento sono 18, dalle prime vicino a casa nello stato di New York sino al tour italiano. Ciò che balza all’occhio è come in 18 date si alternino nove formazioni diverse. Peggio che nella sua discografia, in cui è raro trovare due righe simili. Basta questo elemento per indicare i suoi territori artistici, quelli della più generosa voglia di collaborare, dialogare, costruire insieme. Un’intenzione che non si disperderà nemmeno in questo giro, in cui Chris torna in Italia da solo – stasera a Standards per presentare un nuovo pezzo per hi-hats amplificato – con un carico di charleston, dodici anni dopo quella prima volta in cui scese dal tram imberbe e silenzioso, trascinandosi un trolley di idee ed energia. Da allora è passato a suonare con popstar (Björk), esploratori (Thurston Moore, Bill Orcutt) e titani del free (Joe McPhee, Paul Flaherty), ma le idee nel suo trolley non sono esaurite. Anzi, pare che ogni volta ne scopra una tasca in più. E lo faccia con immutato stupore, con una risata, e poi giù a menare.

Chris Corsano. mercoledì 28 marzo. Standards. Penso cinque euri.