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Belle musichette del 2017 – pt.1

Posted: febbraio 14th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

 

 

Ora che il festivàl di Sanremo si è concluso si può smettere finalmente di guardare alla musica del futuro, da sempre rappresentata dalla kermesse canora ligure, e tornare a concentrarci sul passato. Per questo motivo comincia oggi una delle rubrichette più attese da tutto l’internet -e forse anche di più- ovvero questa in cui mi faccio i cazzi miei e gli dico (all’internet, appunto) le cose più belle che ho ascoltato nell’anno appena conclusosi. Si comincia, noblesse oblige, dai concerti.

stante al mio archivio, nel 2017 ho visto 196 concerti (diciamo che i festival hanno aiutato parecchio) e ho avuto il culo di vederne davvero tanti che mi hanno fatto scrocchiare il cuore. viviamo in un’epoca fortunata per quanto concerne la musica dal vivo, forse non in una città o in un paese fortunatissimi, ma l’epoca sì, evviva. Fare una classifica di tutta sta roba mi avrebbe bruciato le sinapsi per la fatica, quindi mi limito a selezionarne un gruppone di una trentina, dai quali si sgancia in fuga il drappello vincitore. L’ordine, in entrambi i casi, è rigorosamente cronologico.

  

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[Zero2] My dear killer. 28 febbraio. Volume

Posted: febbraio 8th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Stefano Stephanowic ha “un piano freddo”, un progetto silenzioso che avanza tra gli interstizi del tempo. My Dear Killer, il suo progetto da solista per voce, chitarra, elettronica e rumori, è uno degli strumenti per portarlo a compimento. L’altro si chiama Under my Bed, ed è un’etichetta che sembra appartenere a un’altra epoca, quando raccogliere e divulgare musica autoprodotta e sghemba era attività carbonara, qualcosa da svolgere tra le tenebre nascosti sotto al letto, gomito a gomito con l’Uomo Nero. Il riparo degli assassini, anche quelli più adorabili. Stefano è rimasto focalizzato sul suo piano per anni, ma non certo per volontà limitante. Piuttosto per rendere quello spazio angusto un luogo accogliente per tutti, per raccontare che infilarsi sotto al letto è il modo migliore per rompere le barriere della comfort-zone e immergersi nelle acque fredde della realtà, dialogando con i propri demoni. Per aderire al piano bisogna chinarsi ed essere consapevoli che la soluzione non sarà vicina, ma il tragitto sarà intenso. My Dear Killer prosegue coerente su questa sua strada, senza farsi distrarre dal presente, scrutando oscuro tra le nubi del domani. Alla fine, se mai ci sarà fine, si rivelerà un piano ben riuscito.

 

My dear killer. mercoledì 28 febbraio, verso le 19:30. Volume (aka santeria vecchio). gratis.


-dopo- Flavio Giurato alla Salumeria

Posted: gennaio 26th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »


[*] Sostiene flavio giurato che il pezzo che più gli venga richiesto ad ogni latitudine sia “Marcia nuziale”. io non ci credo, penso continui ad essere “il tuffatore”, ma resta il fatto che anche ieri sera nel pubblico c’era già chi attendeva il momento per cantare sommessamente “le delusioni sono unite dalla ferrovia”. una coincidenza strana, nel giorno del più grave incidente ferroviario milanese da parecchi anni a questa parte. Ma Pioltello in fondo dista quasi 15 chilometri, alla salumeria continua ad aleggiare quella puzza di ascella tagliente che c’è sempre stata. Pure Flavio è quello che è sempre stato, ma in gran forma. La band lo affianca discreta, il batterista è al limite della disoccupazione, ma gli dà morale e sgrava tensione, tanto che entra in forma da subito, dai 10 minuti di “Soundcheck” che aprono un lungo, commovente, excursus tra le pieghe del già ultra-pieghettato “Le promesse del mondo”. Poi fa i bis, applausi, richieste, bis, applausi, rondoni, acque minerali, caro mauro, marce nuziali, centocelle, infine un solitario tuffatore, che continua ad essere come Flavio Giurato, a rinascere sempre diverso e sempre lo stesso, “sempre quello che quando era entrato al campo di Nettuno, due ore prima della partita, che ancora non era successo niente, il capo tifosera nettunese mi guarda e dice: A’ cinque!, A’ secco! A’ stronzo!“.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Comunione Occulta. 04 febbraio. Macao.

Posted: gennaio 26th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | No Comments »

Si fa sempre un po’ di confusione quando si parla di “comunione” da queste parti. Troppe messe subite in gioventù, troppe chiese sparse per le città, troppa politica confusa che fa degli affari condivisi i benefici individuali. Eppure la comunanza è qualcosa di magnifico, e innato nell’essere umano. È solo che quando per condividere si intende più il click su un post che la messa in comune di un bene, la comunione finisce per passare inosservata, diventa qualcosa di nascosto, di occulto. Nel mondo al rovescio, però, nei giorni in cui Berlusconi cita Lenin e la Merkel si scopre marxista, ciò che è occulto emerge dalle catacombe, spinto con forza e volontà da chi della comunione ha fatto una scelta artistica e di vita. Occult Punk Gang, Communion e TRoK! sono le tre realtà che, a diverso titolo, contribuiscono a questa “comunione occulta”, un rito ben poco esoterico che ha il chiaro intento di aprire porte, timpani e sinapsi. Di fatto è lo stesso scopo che guida da oltre 15 anni gli Zs, la più creativa, caotica e avanguardista band di New York, e forse del mondo intero. Un disco nuovissimo e una rinnovata formazione a quattro sono gli strumenti con cui gli Zs sono ripartiti per il globo a sfidare limiti e barriere del pubblico e di loro stessi. Un’opera di demolizione e destrutturazione, ovvero di liberazione, che è condivisa anche da Oaxaca e Above the Tree, lungo coordinate diverse ma altrettanto intriganti. Una vera e propria comunione di intenti. Comunione per liberazione.

 

Comunione Occulta: Zs, Above the Tree, Oaxaca, Divna mami, confindustrial sinfonietta, commuion/occult punk dj set. domenica 04 febbraio. Macao, 5 europei.


[Zero2] Konrad Sprenger. 22 gennaio. Standards.

Posted: gennaio 19th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

Konrad Sprenger suona la rumba. Anzi no, è un neo-classico. No, aspetta, questa è techno… E allora che ci fa sto chitarrino? Se uno volesse mettersi ad ascoltare Joerg Hiller, in arte Konrad Sprenger, in maniera etichettatrice, sarebbe spacciato. Ogni pochi secondi il suo suono va altrove, come un rabdomante ipercinetico ha seguito ciascuna intuizione senza paura di cambiare strada a ogni passo, sino ad arrivare a Stack Music, il suo ultimo album, risultato di ben otto anni di gestazione, più algebrica che melodica. Dal mélange caotico degli esordi, Sprenger è riuscito a estrarre una convergenza di onde, che pur continuando a fluire in direzioni differenti seguono un sentore comune. Il risultato è qualcosa di straordinariamente classico, verrebbe da dire tradizionale, per i nostri tempi. Un’ambient schizzata o un kraut al rallentatore, nei cui anfratti si cela lo stesso retrogusto teutonico delle brass band dell’Oktoberfest, quelle che si ascoltano da sbronzi agitando le braccia come operai di qualche industria automobilistica in libera uscita. Cosa che nessuno ci vieterebbe di fare nemmeno a Standards, se non fosse che davanti non avremmo degli ottoni ubriachi ma un uomo con una chitarra elettrica modificata, strumento unico e multiforme in grado di intrecciare ritmiche semplici e complesse con droni e sonorità cosmiche. Capace di guidarci all’improbabile scoperta della musica che avremmo potuto sentire nel 1800 se l’elettronica non fosse stata scoperta così tardi.

Konrad Sprenger. lunedì 22 settembre. Standards. 5 euri, credo.


[Zero2] Elio e le Storie Tese. 19 dicembre. Forum.

Posted: dicembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

A un certo punto, gli Elio e le Storie Tese sono diventati un fenomeno nazionale, anziché un affare di Stato. È difficile identificare il quando, dopo l’esilio televisivo targato Ciarrapico, probabilmente è stato “Mai dire gol” o Sanremo con la sua Terra dei Cachi, si parla comunque della fine degli Anni 90, forse addirittura del Caro 2000, una ventina d’anni dopo i loro inizi. Facendo due conti, Elio e le Storie Tese hanno trascorso meno di metà della loro carriera in giro per l’Italia (e oltre). Il resto è Milano. Anche se l’inizio di tutto si annida nei misteri di una piazza di Borgomanero, ciò che ne segue è un lungo racconto di una città. Ripercorrendo la storia degli EelST si ritrova l’evoluzione di Milano attraverso i decenni. Si sale e si scende dai palchi di Magia Music Meeting, City Square, Le Cinema, Odissea 2001, Zelig. Si passa dalla prima trasformazione di Milano per accogliere i Giocatori Mondiali del ’90 a una decade di proliferazione, quando a qualsiasi milanese capitava di incocciare 5 o 6 loro concerti ogni anno, nei luoghi più disparati, dalle piazze agli stadi del baseball. E poi si incontra la Milano che chiude le porte, spopola il Parco Sempione e costruisce i grattacieli, la città delle ultime grandi trasformazioni che diventano eventi. Che gli EelST siano diventati un fenomeno nazionale e non più cittadino in quest’epoca è il segnale di una band che non ha smesso di crescere, ma anche di una città che forse, talvolta, ha rinunciato ad accogliere le sue spinte creative. Non resta che un concerto di addio, e non poteva essere che al Forum, incastrato tra la periferia e un’autostrada.

 

Elio e le storie milanesi. Una città in una band in una selezione men che parziale…

La Cunesiùn Del Pulpacc – Naviglio Martesana
Nell’arco di una carriera così milanese, non poteva mancare un pezzo in dialetto. Con un problema, però: che il dialetto a Milano non lo parla e non lo capisce nessuno, al massimo si può fingere. Come quelli che imitano lo spagnolo aggiungendo la “S” al termine di ogni parola, per fingersi meneghini basta tagliare l’ultima vocale e spargere delle “ü” a caso. Il dialetto di una città di apolidi e meticci, che non capiscono le battute sui milanesi imbruttiti, ma che con gli EelST si ritrovano addirittura a canticchiare in un idioma improvvisato, passeggiando tra le nutrie della Martesana.

Cara ti amo – Via Salutati
Oggi è un pub, il Bootleg, dove si chiacchiera, si beve bene e si guardano partite di pallone. Ma ai tempi degli esordi degli EelST il locale di via Salutati era il Magia Music Meeting, dove band sconclusionate ed emergenti come queste potevano emergere. E pezzi come questo potevano passare dalle orecchie di tutti, anche di chi non li aveva mai sentiti.

Parco Sempione – Parco Sempione
C’era una volta il Parco, senza specifiche ulteriori: il Sempione era semplicemente IL Parco, ritrovo di bonghi, cilum e sport improvvisati. Elio la racconta “verde e marrone” com’era, per raccontare la Milano di oggi, che i parchi li circonda di cancellate dove non riesce ad approfittarne per “tirare su un palazzo”, mentre al Parco nessuno più si droga o “cucca di brutto”, tuttalpiù si corre da soli, speranzosi di diventare “principi dell’adduttore”.

Alfieri – Tra Loreto e Turro
Ciò che faceva Faso tra i due didascalici “quartieri di Milano” (come precisa il coro in alcune versioni fuori porta) è una delle attività preferite dei giovani EelST. Inevitabile che compaia nel vero inno della band, quello che tutto il pubblico ama, quello che inserisce questo incontro all’ombra del Trotter, inserendo la periferia nord della città in una geografia pancittadina, dagli oratori ai palasport.

Giocatore Mondiale – Stadio G.Meazza
Il rapporto tra gli EelST e lo sport è più profondo di quanto non si pensi. Il complessino ha sostenuto la locale squadra di baseball (fino ad un’assurda squalifica per doping) arrivando a suonare ogni estate in mezzo al campo Kennedy, ha omaggiato Felice Gimondi e anticipato scandali arbitrali, ma soprattutto ha parlato -inevitabilmente- di pallone. Tra amici uligani e campionati falsati, il calcio secondo gli EelST è sopratutto quello di Italia ’90, delle bandiere che salgono e dei muratori che cadono. E come sempre vince la Germania.

Storia di un bellimbusto – Corso Como
Il bellimbusto entra in corso Como in Porsche, pronto per “ascoltare la bamba” appena uscito dalle discoteche locali, “attesissimo in zona vip”. Uno sguardo al cellulare, un incidente, un testimone oculare con tutt’altro scopo. La Milano che salutano gli EelST è vecchia di otto anni e ancora attualissima: quella che non li ha mai incontrati.

China disco bar – Via P.Sarpi
Gli EelST si sciolgono e i motivi saranno diversi, tra questi però è impossibile non annoverare l’estinzione totale dell’ispirazione. Eppure anche negli ultimi banalissimi dischi (persino nel pessimo 45giri d’addio Licantropo Vegano) si affaccia una città differente, tra free massaggio e free drink.

Shpalman – Navigli
No, Shpalman non si muoveva tra via Gola e via Vigevano, benché siano luoghi dove “i tamarri che vogliono incularti la catenina” non sono mai mancati, il suo ruolo sui Navigli milanesi è legato esclusivamente al video che accompagnò questo pezzo unico, in grado di portare Max Pezzali sul palco della Festa dell’Unità e soprattutto Mangoni sul tetto del mondo. Dal ponte delle Scimmie a un seggio sfiorato (davvero di pochissimo) in consiglio comunale.

T.V.U.M.D.B. – Metropolitana milanese
Tra tanti luoghi un non-luogo della quotidianità dei milanesi: la metropolitana. Scenario indimenticabile del video di “Discomusic” ma soprattutto distesa di muri da vergare coi “pennaroni”, come una città intera su cui scrivere una storia, la propria storia.

Elio e le Storie tese. martedì 19 dicembre. Forum di assago. un zacc de soldi.

 


[Zero2] S/v/n Mash 2017. Posti vari. 29 novembre – 3 dicembre

Posted: novembre 29th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Il problema con MASH è che ogni volta che lo sento nominare penso al film, M*A*S*H*. Un problema non da poco, perché le due cose non c’entrano nulla. Almeno apparentemente. “Mash” è il termine inglese per dire “poltiglia”, e il festival si propone come una mistura di suoni che si ottiene prendendo linguaggi e creatività di latitudini differenti, schiacciandoli insieme nella stessa bacinella e mescolandoli con quel grande minipimer che è la globalizzazione. Che infatti parla inglese. MASH (il festival) però sta ben distante dal voler forzare questa poltiglia ad approccio globale, ma ne segue il dilagare come un virus esistenziale, smontando con i decibel una muraglia di neo-colonialismo che riconosce l’ibridazione dei suoni solo quando è funzionale a rafforzare il decadente ruolo gerarchico del “primo mondo”. Un approccio dissacrante, eretico, come quello del film di Altman, che dell’esercito coloniale per eccellenza ne fece un teatro comico, dove i fantasmi del Vietnam si agitavano sullo sfondo. Quest’anno MASH fa il record di trasversalità: 5 luoghi diversi, tra spazi ben noti e angoli inediti; oltre 20 artisti da 5 continenti diversi, tra nomi ben noti e incontri inediti. Due notti che più discordanti non potevano esserci: una coi colori dell’Asia, dall’Indonesia (il “metal” degli otto Karinding​ ​Attack​) al Giappone (Keiko​ ​Higuchi​ ​+​ ​Louis​ ​Inage​) passando per il Libano di Rabih​ Beaini, che però ormai gioca in casa; l’altra buttandosi in profondità nel sottosuolo del Cairo, dove una scena elettronica vivace elabora suoni resistenti per sopravvivere a una rivoluzione fallita (con l’all in tutto egiziano di Nur, Kareem​ ​Lotfy​, 1127​, Zuli, JellyZone​, Bosaina e Abdullah Miniawy). E poi la ricerca cinematica degli “Hibridos” di Vincent Moon, il trasognante incontro fra Nicola Ratti e il collettivo Discipula e la performance a/v del producer domenicano Kelman Duran, che ha raccontato la rivoluzione di Haiti in 1804 KIDS, licenziato da Hundebiss ad agosto. A chiudere tutto l’atteso ritorno dello straordinario duo Native Instrument, che spinge la contaminazione molto oltre il genere umano, e due concerti dalla Svezia che riportano Savana in uno spazio “di culto”, il Tempio civico di San Sebastiano: quello site specific di ​Ellen​ ​Arkbro,​ con l’organo ibridato con l’elettronica per amplificarne l’estensione, e la performance vocale di Sofia​ ​Jernberg​. Se non esce una gran mistura da questo, significa che il minipimer non funziona. Il prossimo passo, per evitare di confondermi, sarebbe solo cambiare nome. Se “Poltiglia” è poco ammiccante, si può cambiare lingua ogni anno: nel 2018 “Mezcla”.

 

S/V/N Mash. da mercoledì 29 novembre a domenica 03 dicembre. luoghi vari. prezzi vari.


[Zero2] Becoming /// Animal + Ashtray Navigations + Filtro. venerdì 03 novembre. Macao

Posted: novembre 2nd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Serata da archivisti con Vasopressin. Massimo Pupillo ha all’attivo una cinquantina di uscite. Gordon Sharp, suo sodale nei Becoming Animal, è più parco: ne avrà 20 circa tra Cindytalk e The Freeze, in quarant’anni. Gli Ashtray Navigations sono già sopra quota 40, con una tale diffusione tra etichette che le loro biografie potrebbero comprendere intere pagine di sigle. I Filtro raccolgono in una sola cassetta, invero molto bella, anni di esperienze diverse e sotterranee. La somma sarebbe sufficiente a riempire tutti i tavoli di Macao, e ne avanzerebbe ancora. Ma dubito che saranno necessari, anche se sarebbe interessante vederli fare scambi come un tempo si passavano di mano in mano volantini e fanzine, e quegli scambi veicolavano idee ed energie, generavano incontri. Proprio come quello tra Pupillo e Cindytalk, opposti punk che si sommano come una leggera rottura del silenzio, disturbo sonoro che ti si incolla addosso e si stacca più. Incontri che stimolano la produzione di vasopressina, aiutando apprendimento, memoria, diuresi ed equilbrio termico. Basta continuare ad ascoltare. Tre incontri per il 3, che moltiplicato 3 fa 9, quando Vasopressin tornerà a completare il quadro con Drew McDowall, membro dell’epoca più allucinata dei Coil (quella dei mille sottoprogetti culminata in Musick to Play in the Dark) approdato alla carriera solista soltanto di recente, dopo un’infinità di collaborazioni. Da archiviare.

Vasopressin presenta: Becoming /// Animal + Ashtray Navigations + Filtro. venerdì 03 novembre. Macao. 5 euR.


[Zero2] Stregoni. domenica 22 ottobre. Santeria nuovo

Posted: ottobre 19th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Allarme, gli Stregoni arrivano a Milano. È il momento della paura, secondo gli osservatori loquaci, quelli per cui la migrazione è il nuovo argomento unico, quelli che non ci saranno, per fortuna. Ci saranno invece due musicisti attenti, di cui non stiamo a fare il nome, tanto non si parla di loro due, ma degli Stregoni. Al posto dell’opinione, i due iniziatori hanno messo l’azione: l’esplorazione, avventurandosi in un mondo di occhi e orecchie. Si potrebbe ricorrere a luoghi comuni tipo la musica come “linguaggio universale”, se non fosse che i luoghi attraversati qui sono tutto fuorché comuni, sono i centri di accoglienza d’Italia e d’Europa che si trasformano in straordinari collettori di storie. Il mettersi in cerchio a suonare insieme è lo strumento usato dagli Stregoni per far sì che queste storie si incontrino, si contaminino e ne generino di nuove. Lo sforzo sta nell’ascoltarle, e nell’ascoltarsi fra tutti. Sembra un affare da poco, ma nell’epoca dei Minniti, quando i migranti sono visti e trattati come merce di importazione, è un tabù rotto come uno specchio: è lo scandaloso riconoscimento della volontà, del coraggio e finanche degli errori che sottendono queste storie. Ora arrivano a Milano, città di passaggio e di attese per treni che non partono mai, dunque terreno di scambi. Due indicazioni: aprire le sinapsi, oltre che le orecchie. E lasciare i documenti a casa, che non sai mai che il Comune mandi tre camionette per la solita “identificazione”. D’altronde c’è da aver paura, gli Stregoni arrivano a Milano.

 

Stregoni. Domenica 22 ottobre. Santeria social club (quello nuovo). aggratis.


[Zero2] Azymuth. venerdì 20 ottobre. Santeria nuovo

Posted: ottobre 18th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Meglio una vita molto lunga oppure tante, più brevi? È la domanda con cui si presenta oggi questo storico trio. Escluse le religioni accanite di reincarnazione, la risposta non è data. Resta celata sotto i baffoni di Alex Malheiros, Ivan Conti e Fernado Moraes. Baffi che parlano, che abbracciano, che sanno di fumo di sigaretta, di caffè nero, e di mistero. Meglio una vita lunga oppure tante brevi? Meglio avere i baffi, rispondono gli Azymuth, che dal 1973 mischiano samba, jazz, bossa nova, funk, ragione e follia dalle strade di Rio de Janeiro ai jazz club scandinavi. Baffi che scaldano dal freddo e che detergono il sudore, che vibrano su bassi che si fanno beat e tastiere che diventano synth da immaginari fantascientifici falliti (annebbiati dal “dolore fisico” come la loro Jazz Carnival, che fu da sottofondo del Minoli di qualche breve vita fa), su una samba che loro stessi definiscono folle. Baffi che fanno da antenne, puntano la direzione da imboccare anche quando i nipoti consiglierebbero solo la briscola a Copacabana. E la direzione è di nuovo l’Europa, raggiunta a volo di fenice con un disco nuovo e una riscoperta che in Italia li porta all’anteprima di Jazz:re:Found. Anticipazione ideale di un’edizione che avrà nel revival il suo obiettivo principale, resuscitando fenici da diverse epoche: da Napoli Centrale a Roni Size, passando per Goldie e i Casino Royale. Vite vicine o lontane, talvolta forse anche brevi, ma con l’occasione di allungarsi, invecchiare, e finalmente farsi crescere dei bei baffi dietro ai quali scrutare il mondo.

Jazz:re:Found presenta: Azymuth. venerdì 20 ottobre. Santeria social club. tantissimi euri.