[Zero2] alash ensemble. biko. 25 febbraio.
Posted: Febbraio 18th, 2026 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: alash ensemble, tuva, zero, zero2 | No Comments »
La prateria scorre intorno a gran velocità. Il cavallo sobbalza e sbuffa, obbligandoti a stringere ancora più forte le redini nella speranza che il prossimo cespuglio non nasconda una buca. Il cielo è blu intenso, con nuvole bianchissime che ne ingannano la profondità. Il suono è incalzante come un treno in corsa, d’un tratto di viene da pensare che l’assalto alla diligenza possa avvenire da un momento all’altro. Poi comincia il canto, e cambia il mondo, cade il mondo, salta il mondo, esplode il mondo. L’Alash Ensemble è un gruppo country blues originario di Kyzyl, Repubblica di Tuva, Siberia meridionale, Federazione Russa. Praticamente, il centro dell’Asia. E il fatto è che stare lì, nel mezzo di un grande continente, quando l’orizzonte è grande come il cosmo, è talmente sovrastante per la piccolezza di un essere vivente che poco conta quale continente sia. E in effetti l’Alash Ensemble è un gruppo di musica tradizionale, specializzato nello xöömei, il canto diafonico tuvano. Ma fedele a una tradizione nomade, l’Alash Ensemble ha cavalcato ascolti di ogni terra e da ciascun ascolto si è portato a casa qualcosa, lo ha fatto suo. Così basta chiudere gli occhi e aprire le orecchie, si torna subito in sella, a cavallo in una steppa che chissà dov’è, magari è la Mongolia, magari il Texas, o forse la Patagonia. E poi, sorpresa, questa volta no, è la Barona. Cambia poco, tutte in sella.
Tuva è una repubblica russa che si trova nel centro esatto dell’Asia. Ha una splendida bandiera, fatta di cielo e di sole, e un logo incredibile, con un uomo a cavallo che vola attraverso l’orizzonte celeste. Non credo che loghi e bandiere contino nella formazione dell’immaginario, ma se così fosse, i bambini di Tuva sono un passo avanti. E non è l’unico vantaggio su cui possono contare. L’altro è il canto armonico, abilità sviluppata anticamente come strumento per entrare in contatto con gli spiriti locali: un canto di gola in grado di modulare note ed armonici contemporaneamente. Un canto intorno a cui è intessuta la musica di queste star degli Huun-Huur-Tu, termine che indica l’effetto della luce solare che filtra tra gli alberi o le nuvole. Canzoni che descrivono la vita della steppa e il rapporto con i cavalli. Voci che simulano i rumori del battito cardiaco, dello scalpitare degli zoccoli, dei rumori della natura. A questo punto basta mettere insieme i pezzi, sostituire idealmente le corde vocali con quelle elettrificate di una chitarra, e si capisce in fretta che gli Huun-Huur-Tu non sono altro che un gruppo metal. E quelli partiti in volo dalla steppa tuvana non sono cavalli qualsiasi, sono gli apripista dell’apocalisse.