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Posted: Novembre 8th, 2007 | Author: cauz | Filed under: succede che... | Commenti disabilitati su Voci precarie per uno sciopero generalizzato… CityOfGods is back!
ancora sullo sciopero generalmente generalizzante di domani…
perche’ l’occasione e’ propizia per l’uscita di City of Gods numero 4!
la free&free press precaria, free[1] perche’ gratis e soprattutto free[2] perche’ libera. La presa di parola di chi ogni giorno, come dire, "suca" torna nelle strade delle città d’itaglia.
cercatelo e leggetelo, fosse anche solo per l’immane sbattimento fisico, economico, psicologico, psichiatrico e psicotico di questi giornalisti precari… ma di piu’ perche’ contiene la verità su tutto cio’ che e’ falso, e grandi balli su tutte le poche verita’ che conosciamo… :)
questo e’ lo spot ansiogeno:
c’e’ pure ad alta definizione: qui.
C’E’ CHI DICE Gods.
La free&free press dei precari e delle precarie
torna per lo sciopero del 9 novembre.
**** Fuori e Dentro a Questo Numero ****
**** articoli, commenti ed inchieste su: ****
– Il pacchetto in-sicurezza sociale;
– In difesa del Made in Italy: Pacciani, Franzoni, Bilancia;
– Come chiudere un quotidiano calcistico e lasciare i giornalisti in panchina;
– Tutto sui maiali olimpici in Cina;
– La cospirazione solare dei precari e delle precarie;
– Si può essere contessa, modella e giornalista allo stesso tempo?
– Reportage tragicomico del 20 ottobre: "Abbattiamo il precariato";
– Ritorno a Genova. Togliamoci qualche sasso dalla scarpa;
– Professione cecchino: dibattito Placanica – Spagnoli. Terrazzo o defender?;
La free&press precaria torna nelle strade… con un inserto speciale de Il Sole 24 ore!
Edizioni locali di Milano, Roma, Bergamo, Monza, Livorno.
City of Gods.
Parole che s/colpiscono la storia
L’attualità è passeggera. La storia è per sempre.
Continua su IntelligencePrecaria
Leggi City of Gods in versione digitale
Posted: Novembre 7th, 2007 | Author: cauz | Filed under: succede che... | Commenti disabilitati su DirectStrike! ovvero dell’intasare Wind e Vodafone durante lo sciopero
succede che lo sciopero generale, generalizzato e generalizzante del 9novembre e’ alle porte…
contro le nuove ondate precarizzatrici rappresentate dall’infame accordo del 23 luglio e le politiche securitarie sempre piu’ opprimenti, contro l’attacco al precariato tutto fuori e dentro i luoghi di lavoro, fuori e dentro i tribunali, fuori tutt* eccheccazzo!
… e se c’e’ un particolare davvero bastardo che si e’ lentamente fatto largo con i vari ddl sempre piu’ precarizzanti, quello e’ l’esternalizzazione del ramo d’azienda, traducibile nell’assoluta liberta’ per le aziende di triturare la vita dei lavoratori cambiandogli semplicemente il cartellino.
la telefonia, come sempre, e’ all’avanguardia in questo.
e dopo le esternalizzazioni di massa in Wind l’anno passato, questo autunno sono i lavoratori Vodafone sotto attacco…
motivi piu’ che sufficienti per appoggiare il CALL STRIKE indetto dall’Unione delle associazioni dei parenti delle Vittime da Esternalizzazione per la giornata di venerdi’. Partecipando al call strike e diffondendo il loro appello.
E’ sufficiente prendere una cornetta e chiamare Wind (159 o 156) e Vodafone (190 o 800227755) tra le 9 e le 13 di venerdi’ 9novembre.
non potendo esternalizzare l’esternalizzatore, quantomeno il classico precarizzare il precarizzatore torna sempre utile… :)
Posted: Novembre 6th, 2007 | Author: cauz | Filed under: succede che... | 1 Comment »
no, ne basta uno.
insieme al suo vecchio balordo, su ogni campetto…
insieme al suo santissimo fratello ed a tutt* i precari e le precarie, il 9 novembre.
GRIFONI PRECARI, EVERYWHERE.
Posted: Ottobre 12th, 2007 | Author: cauz | Filed under: succede che... | 4 Comments »
stamattina, come tutte le mattina, andando al lavoro passavo in piazza del duomo…era piena di ragazzin*, c’era –stranamente di venerdi’- una manifestazione studentesca.nella piazza piena da fine corteo spiccavano alcuni cori da stadio e qualche bandierona: due del napoli, una del palermo, ciuffetti di cheguevari qua' e la'…in un angolo, pero', era pieno di striscioni srotolati per terra. ne ho letti giusto un paio:"realizzate il nostro sogno, fateci salire" – "backstreet boys, welcome to italy" – "…"
inzomma, in piazza c'era un incrocio di eventi e sensibilita' dato dalla concomitanza tra la manifestazione studentesca e la presenza dei backstreet boys ospiti ad una trasmissione di tendenza su m-tv.
eppure le persone, le facce per strada erano le medesime.
"realizzate il nostro sogno, fateci salire" era uno slogan vero, efficace per la giornata.
finalmente uno slogan funzionale per il corteo degli studenti, senza stare tanto a rivendicare chissa' quali diritti universali, utopici e ben poco concreti, come si faceva qualche anno fa.
vaffanculo, fateci salire, fateci fare un foto col telefonino abbracciati ai backstreet boys, backstreet's back all right!
una rivendicazione vera e sincera. roba rara, di questi tempi.
Posted: Ottobre 1st, 2007 | Author: cauz | Filed under: pedallica | 2 Comments »
il titolo, gioco a carte scoperte, lo copio pari pari da ISC, ma ne vale la pena.
che corsa ha fatto paolino?! va rivista, anche piu' del (commovente) finale, per capire dove sono mancati gli spagnoli al di la' delle dietrologie bulbarelliane su samuel sanchez, da dove e' venuto il colpo di genio di rebellin, e quanto sono stati fondamentali i russi a tirare prima e con kolobnev poi…
intanto godiamoci il geniale bis di paolino. con meno gambe di madrid (il miglior mondiale di bettini, senza risultato), con meno testa del trionfo di salisburgo, ma con una rabbia senza pari.
… e vaffanculo.
Posted: Settembre 20th, 2007 | Author: cauz | Filed under: succede che... | 11 Comments »
succede che questa mattina milano ha perso un pezzo di se'…
e mentre ero rapito da sbattimenti maledettamente burocratici mi arriva un messaggio "sgombero garibaldi".
punto, anzi, senza nemmeno il punto, e nulla piu'.
una storia di 30 anni finisce cosi'.
un pezzo di milano finisce sotto il sole ingannevole di una giornata di merda.
se possono guardare tanti lati della cosa, sia chiaro.
il csoa garibaldi era gia' finito, da diversi mesi. schiacciato dal non essere piu' nulla di sociale, chiuso tra le sue belle mura.
il garibaldi avra' aperto 5 volte negli ultimi 7 mesi.
ed erano le condizioni ideali per una presa per il culo dall'alto, oltreche' da dietro.
le condizioni per un colpo di spugna nel silenzio, alle 6 di mattina, davanti a un numero di persone che non fa le dita di due mani… tra un numero di camionette
azzurro-blu che fa tutte le dita di mani e piedi…
eppure eppure eppure
eppure il garibaldi ha fatto per 30 anni la storia di milano, e per 15 di questi ha in qualche intersecato la mia di storia.
mentre i centri sociali diventavano sempre meno sociali, il garibaldi conservava la sua atmosfera intatta, fatta di incontri strani e di un minestrone umano capace di presentarsi in pochi posti.
ho iniziato ad andare al garibaldi quando avro' avuto 13 anni, ai tempi ci suonavano i punkreas praticamente ogni sabato… e' il primo centro sociale in cui sono entrato, con quei brividi e quella piccola adrenalina che ti danno gli assaggi di illegalita' durante la pre-adolescenza. nei 5 lustri successivi ne ho visti fin troppi altri, e quelle prime piccole scosse adrenaliniche si sono trasformate in pochi mesi in frequanti smorfie di noia.
i centri sociali hanno perso, come perdiamo tutt* le nostre battaglie, ogni giorno.
col trascorrere degli anni hanno perso ogni capacita' di rinnovarsi, perdendo il passo da una societa' che ha cambiato faccia radicalmente, iniziando la grande svendita delle relazioni sociali. sempre meno sociali, rimasti solo "centri"… se non di meno. come sempre, l'umanita' si riflette nel suo linguaggio: i centri sociali oggi vengono chiamati "spazi", come a dire che il loro valore non sta piu' nella capacita' di intessere relazioni, ma nelle metrature che occupano nelle carte catastali. un valore che le aziende sanno sfruttare con molto piu' profitto.
il terzo sgombero in un anno a milano ci riporta presto sulle tracce di albertini, facendoci dimenticare i sentori di cambiamento che milano sembrava voler emanare un anno fa. e su questo bisognera' riflettere, forse prima di quando si pensi…
ps- tutto cio' sono pensieri ad alta voce, di pancia e nulla piu'. per un angolo di mondo in cui mi e' sempre piaciuto rintanarmi, non hannola dignita' di una riflessione… ma se qualcun* avesse fotografato l'omaggio al prof. scoglio che campeggiava sul muro del cesso del garibaldi mi mandi la foto per favore. :)
Posted: Settembre 13th, 2007 | Author: cauz | Filed under: larsen | Commenti disabilitati su Loudy times… TRoK! is back!
bzzzzzz… bzzzzzz… interrompiamo le gia' ben rade trasmissioni per un eccezzziunale ritorno di spam! sabato e domenica ritorna TRoK!, splendida creatura rumorosa giunta alla sua quarta stagione.nacque da un'idea come un'altra, si voleva fare del rock'n'roll… sai che idea… si e' arrivati alla quarta edizione di una rassegna cresciuta ben oltre le sue aspettative iniziali. un racconto che prima o poi dovro' buttar giu'… ad memoriam et ad minchiam. intanto si riparte dal piccolo, che e' ora.meno concerti quest'anno, tutti gruppi itagliani e tanti nomi locali. bella li', direi, era ora. :) il programma pero' e' degno di nota, e sotto lo riporto riga per riga…
a questo manca pero' *il resto*, cio' che letteralmente FA il TRoK!, ovvero le presenze "umane", i banchetti delle distro, i musicisti che si sbronzano al bancone… e la vera presenza dell'anno, alla quale va lasciata la giusta suspence: l'angolo del cinarotto!
programma:
[free cut-up intestinale, bologna/svizzera]
ci si leggono anche tutte le presentazioni dei gruppi… a cui qualcosa va aggiunto.
degli Hutchinson me ne avevano parlato bene quasi tutti, ma capita troppo spesso… poi li sento quasi per caso agli Wallace Days dell'anno scorso al bloom e resto basito: in tre, rocker come ne restano pochi, belli rumorosi e organici, con un chitarrista che e' un incrocio fisiognomico-musicale tra Glenn Danzig e Angus Young e un synth risorto da non so piu' quale anfratto dell'hard rock dei seventies… :))
i Bron y Aaur so' amici, so' na' vecchia storia, sono un'anima stessa del TRoK!.
eppure vale la pena (ri)sentirli oggi, perche' stanno intraprendendo strade diverse dentro e fuori i ByA e perche' l'ultimo disco e' essenzialmente un disco di "canzoni" come non ne avevano mai fatti prima. meglio o peggio sta al gusto e all'orecchio di ciascuno. pero' in certi stili del cantato ci sono dentro i dischi dei Sonic Youth degli anni '90… anche se Ciffo questo non lo riconoscera' mai…
Xabier e Gianni Mimmo sono due individualita' musicali eccellenti. Quando si incrociano queste cose succedono disastri o nascono delle perle. secondo me e' la seconda… anche se per apprezzarli questa volta ci vorra' silenzio silenzio e moooooolta concentrazione.
Gli/le Almandino quando hanno suonato in torchiera l'ultima volta erano in 3. ora sono rimasti in due, ma con nuovi costumi. al TagoFest di quest'anno e' stata una delle cose migliori in assoluto viste sul palco… con un finale di impro vocale dal pubblico che non vedo l'ora di ri-ascoltare.
i Bava son punk, fottutamente hardcore e non di dice niente di piu'. "E' sempre un piacere vedere bruciare bandiere" cantano in un loro vecchio pezzo; come si fa a non dargli ragione?
in fondo in fondo, i Gastronauti. non li ho mai visti, ed e' la cosa migliore a cui assistero' in questo TRoK!, esattamente per questo motivo.
a sabato.
keep on rockin'…
Posted: Settembre 4th, 2007 | Author: cauz | Filed under: cadevo | Commenti disabilitati su letters from istanbul
"Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull'altra riva, l'Asia. Stare vicino all'acqua, guardando la riva di fronte, l'altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere"
istanbul e' una citta' di mare.
citta' per modo di dire… se la turchia rappresenta quasi un continente, istanbul e i suoi 10-15 milioni di abitanti ne fanno quasi uno stato all'interno… una megalopoli sconfinata, abbracciata ai suoi mari.
e' una citta' d'acqua, istanbul, ed e' da li' che siamo partiti per il nostro viaggio in turchia. perche' non ci sono storie, la turchia parte da istanbul.
in viaggio, istanbul ti offre tutto…
c'e' il sultanahmet con i suoi angoli di storia tra chiese e moschee, alternati a casette di legno in stile quasi mississippi. e' il fulcro del turismo storico di istanbul,
ma riserva sorprese dietro ogni angolo, girando dalle piazze principali si puo' capitare nel giro di 20 metri in vie buie con case crollate e bruciate, e dietro un altro angolo di nuovo una splendida moschea antica… e' il quartiere dominato dall'antico palazzo dei sultani, il topkapi, con il suo harem di ceramica e prati da cui si gode la prima visione di questa citta' sconfinata.
c'e' eminonu, con il bazar e il primo dei ponti… il vecchio ponte "genovese" di galata, che scavalca il corno d'oro, da cui ad agosto si trovano ancora ragazzi che fanno i tuffi,
ma soprattutto dove i pescatori si affollano e con 1 euro o quasi ci si ritrova in mano un paninone pieno di cipolla e pesce appena grigliato.c'e' taksim, la vecchia "pera", brulicante di negozi, bar e ristoranti a mostrare la vera faccia europea ed occidentale della vecchia costantinopoli.c'e' la sponda asiatica, estesa all'infinito tra antenne, palazzi in costruzione e strade…
e c'e' il mare.
e' un mare tenace, sara' il sale dell'acqua a spingerlo, ma un mare che dal mediterraneo e dal mar nero ha talmento insistito per ricongiungersi che in fondo ce l'ha fatta…
arricciandosi verso l'asia il mediterraneo ha pensato bene di spaccare un continente, separare la figlia europa dalla madre asia, ed infilarsi in mezzo rosicchiando lo stretto dei dardanelli… ma il mar nero e' lontano, e lungo la strada il vecchio mediterraneo ha rallentato e si e' allargato, pisciando fuori quella "stranezza ovoidale" che prende il cacofonico nome di mar di marmara.
li' in fondo, spunta la megalopoli di istanbul. ed in omaggio a questo groviglio il nostro mare ha pensato bene di non tirare soltanto dritto verso l'agognato mar nero, ma di far spuntare pure un altro specchietto d'acqua verso nord-ovest, quel corno d'ora intorno a cui si e' scritta la storia di costantinopoli.
ma e' un mare tenace, ed al mar nero ci e' arrivato per bene, con quel canalone di vita che e' oggi il bosforo, uno stretto di 2-3 km per una trentina di lunghezza che completa questo percorso accompagnando quasi per intero la grande citta'.

il bosforo mostra tutta istanbul, dalla ricchezza del topkapi alla magia di ortakoy fino ai quartieri piu' profondi, dove il panorama si riempie di villette stile lago di como e piccoli porticcioli… e spiaggie. il bosforo e' pero' un autostrada, di navi cariche di petrolio e coperte di container… e' tra queste che si fa il bagno, si pesca e si naviga.
ed e' questo traffico "metallico" che definisce il mare salato di istanbul.
c'e' una scena in "letters from iwo jima", capolavoro di clint eastwood, in cui un giovane soldato giapponese si affaccia all'aria aperta uscendo dalle trincee che hanno scavato il sottosuolo dell'isola, e guarda verso il mare. piu' che vedere l'acqua, vede una distesa d'acciaio di navi da guerra americane pronte all'attacco.
capita che la visione del mare di istanbul sia come quell'immagine bellica.
acqua, sale e acciaio.
Posted: Agosto 14th, 2007 | Author: cauz | Filed under: cadevo | 4 Comments »
la turchıa e' calda, fottutamente calda.
ıl tasto della i e' dıverso dal tasto della "ı", ma il secondo sta al posto del primo…
la virgola chissa'…
le foto prima o poi le avro', ma intanto si sappia che la turchia e' fottutamente calda ma fortunatamente piena dı umarells ad ognı angolo.
Posted: Luglio 29th, 2007 | Author: cauz | Filed under: alfabetica, larsen | Commenti disabilitati su la butte rouge
Sur c'te butte là, y avait pas d'gigolette,
Pas de marlous, ni de beaux muscalins.
Ah, c'était loin du moulin d'la galette,
Et de Paname, qu'est le roi des pat'lins.
C'qu'elle en a bu, du beau sang, cette terre,
Sang d'ouvrier et sang de paysan,
Car les bandits, qui sont cause des guerres,
N'en meurent jamais, on n'tue qu'les innocents.
La Butte Rouge, c'est son nom , l'baptème s'fit un matin
Où tous ceux qui grimpèrent, roulèrent dans le ravin
Aujourd'hui y a des vignes, il y pousse du raisin
Qui boira d'ce vin là, boira l'sang des copains
Sur c'te butte là, on n'y f'sait pas la noce,
Comme à Montmartre, où l'champagne coule à flôts.
Mais les pauv' gars qu'avaient laissé des gosses,
I f'saient entendre de pénibles sanglots.
C'qu'elle en a bu, des larmes, cette terre,
Larmes d'ouvrier et larmes de paysan,
Car les bandits, qui sont cause des guerres,
Ne pleurent jamais, car ce sont des tyrans.
La Butte Rouge, c'est son nom , l'baptème s'fit un matin
Où tous ceux qui grimpèrent, roulèrent dans le ravin
Aujourd'hui y a des vignes, il y pousse du raisin
Qui boit de ce vin là, boira les larmes des copains
Sur c'te butte là, on y r'fait des vendanges,
On y entend des cris et des chansons.
Filles et gars, doucement, y échangent,
Des mots d'amour, qui donnent le frisson.
Peuvent-ils songer dans leurs folles étreintes,
Qu'à cet endroit où s'échangent leurs baisers,
J'ai entendu, la nuit, monter des plaintes,
Et j'y ai vu des gars au crâne brisé.
La Butte Rouge, c'est son nom , l'baptème s'fit un matin
Où tous ceux qui grimpèrent, roulèrent dans le ravin
Aujourd'hui y a des vignes, il y pousse du raisin
Mais moi j'y vois des croix, portant l'nom des copains.
Play it [>]
ps- ciao nonnetta! :)