[Zero2] Širom. biko. 26 febbraio.
Posted: Febbraio 19th, 2026 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: biko, disagio, LuPi, orsi, sirom, slovenia, zero, zero2 | No Comments »
Se la memoria non mi inganna, questo sarà il quarto concerto dei Širom a Milano nell’ultimo lustro – o almeno il quarto a cui mi auguro di assistere. La cosa che mi balza all’occhio è che sarà pure il quarto luogo differente a ospitare un concerto dei Širom in cittànel giro di pochi anni. Non è un dettaglio marginale, in una città che vive della ripetizione di eterni rituali, sempre uguali finché morte non ci separi. Ma se i motivi di questo (piccolo e insignificante) peregrinare sono ovvie conseguenze di una realtà in movimento, mi piace pensare che derivino anche da un’urgenza di scomodità che muove la stessa musica dei Širom. Una band che ha deciso di costruirsi da sé buona parte degli strumenti e di trasportarseli in giro per il mondo, di suonare persino in posizioni scomode sul palco, è una band che della fuga dall’agio ne ha fatta una ragione. E non si tratta di idiozie da social network in stile “esci dalla comfort zone” ma di una necessità artistica reale: ogni pezzo dei Širom comincia rendendo l’ascoltatore docile come un serpente guidato da un incantatore, per poi sottrarre uno dopo l’altro ogni palo delle fondamenta sino a ritrovarsi in un edificio tramortito da ogni genere di scossa. Avventurarsi sui sentieri dei Širom significa realmente infilarsi in un bosco scuro, popolato di lupi, orsi, creature fameliche ma – perché no – anche di magia. Non si sa mai dove si andrà parare, ma si può star certi che non ci si potrà permettere il lusso di stazionare a lungo. Mettetevi scomodi e tenete gli occhi bene aperti.
Stefano Stephanowic ha “un piano freddo”, un progetto silenzioso che avanza tra gli interstizi del tempo. My Dear Killer, il suo progetto da solista per voce, chitarra, elettronica e rumori, è uno degli strumenti per portarlo a compimento. L’altro si chiama Under my Bed, ed è un’etichetta che sembra appartenere a un’altra epoca, quando raccogliere e divulgare musica autoprodotta e sghemba era attività carbonara, qualcosa da svolgere tra le tenebre nascosti sotto al letto, gomito a gomito con l’Uomo Nero. Il riparo degli assassini, anche quelli più adorabili. Stefano è rimasto focalizzato sul suo piano per anni, ma non certo per volontà limitante. Piuttosto per rendere quello spazio angusto un luogo accogliente per tutti, per raccontare che infilarsi sotto al letto è il modo migliore per rompere le barriere della comfort-zone e immergersi nelle acque fredde della realtà, dialogando con i propri demoni. Per aderire al piano bisogna chinarsi ed essere consapevoli che la soluzione non sarà vicina, ma il tragitto sarà intenso. My Dear Killer prosegue coerente su questa sua strada, senza farsi distrarre dal presente, scrutando oscuro tra le nubi del domani. Alla fine, se mai ci sarà fine, si rivelerà un piano ben riuscito.