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L’#11settembre del ciclismo milanese

Posted: settembre 11th, 2013 | Author: | Filed under: pedallica | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

[pensieri in libertà su milanoX, senza costrutto, intorno ad un anniversario]

11 settembre 2001. Una data fatidica, anche a 12 anni di distanza, la data dell’ultima volta.
Già, sono passati 12 anni dall’ultima gara disputata al Velodromo Vigorelli.
Sarebbe dovuta andare avanti anche il giorno dopo, il 12, ma l’imposizione del lutto globale comportò un rinvio, presto tramutatosi in un annullamento. Occasione d’oro, con la funebre scusa, per dare il via al fuggi-fuggi. Prima la FCI, poi il Comune… e il Vigorelli è rimasto abbandonato a se’ stesso, al desiderio dei ciclisti cittadini costretti a guardare il loro velodromo solo dall’esterno, o di imbucarsi nelle occasioni più improbabili.
Perchè il Vigorelli mica è rimasto chiuso da allora: negli anni è stato una moschea a cielo aperto, un campetto per tornei di calcio invisibili, una pista da sci artificiale, una passerella per sfilate di moda e via di seguito, accompagnato dall’unica piccola presenza fissa, quella del football americano che qui ha trovato il proprio stadio, mantenendolo in qualche modo in vita, seppur in stato comatoso.
Uno sviluppo caotico, diciamo pure a cazzo di cane, che pare essere ancora la traccia per l’ipotetica “multifunzionalità” inseguita da chi ha la responsabilità di amministrare questa ricchezza cittadina.

12 anni dopo, è di nuovo l’undici settembre: il mondo del ciclismo è cambiato tutto, le bici (da pista e non) affollano le strade della città e il loro mercato è uno dei pochi che resiste ancora alla crisi globale; i ciclisti formatisi in pista inanellano maglie gialle e iridate, dimostrando come la scuola funzioni per qualsiasi tipo di pratica ciclistica si desideri. E’ cambiato tutto o quasi, ciò che resta immutabile è la cornice: le giunte milanesi cambiano di colore ma non si spostano di una virgola nella pratica, la FCI cambia presidenti e regolamenti ma resta ancorata ad una visione del ciclismo da dopoguerra. Di mezzo restano i ciclisti milanesi, e il loro Velodromo chiuso e abbandonato. I ciclisti che si incazzano, che il velodromo provano a riprenderselo con i fatti, talvolta pure con i pedali come nella splendida irruzione della Critical Mass invernale di S.Lazzaro di qualche anno fa, con un fiume di ciclisti che si butta in pista tra lo stupore dei guardioni dell’ennesima iniziativa riempibuchi milanese.

A New York, 12 anni fa furono abbattuti due grattacieli: oggi quel cantiere brulica di attività e presto sorgeranno gli eredi delle torri crollate.
A Milano 12 anni sono serviti solo ad alimentare la speculazione: oggi nuove orribili torri spuntano aggressive proprio intorno al Velodromo, quello che non è crollato, quello che potrebbe tornare a funzionare con una piccola spesa e un grande ritorno (come le recenti esperienze degli europei di football americano insegnano), ma che di fatto resta lì, chiuso.
Non ci resta che sperare che anche il nostro velodromo se lo comprino gli americani…



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