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Belle musiche del duemiladiciannove – pt.1

Posted: Gennaio 15th, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Belle musiche del duemiladiciannove – pt.1

 

Nel 2019 ho visto meno concerti del solito, non mi capitava da 3 anni di andarci così piano, ma andare piano fa bene alla salute, e anche vedere dei concerti bellissimi. Questi qui sotto sono i 21 che più mi hanno fatto sciogliere i timpani. Se sbalio mi corigerete.

(L’ordine è rigorosamente cronologico. La distribuzione geografica figlia dei tempi. Non ci sono link ai video perché quest’anno i video no).

* Daniel Blumberg Trio | teatro CRT (Milano)
* Stine Janvin | the Long Now (Berlino)
* Mazen Kerbaj “Walls Will Fall – the 49 trumpts of Jericho” (30 trumpets directed by Axel Dörner) | the Long Now (Berlino)
* Peter Brötzmann / Maâlem Moukhtar Gania / Hamid Drake | angelica – teatro san leonardo (Bologna)
* Renick Bell | Terraforma (Castellazzo di Bollate)
* Anguish | a l’arme festival (Berlino)
* Practical Music (Oscar Jan Hoogland, Jasper Stadhouders, Christian Lillinger) | a l’arme festival (Berlino)
* Irreversible Entanglements | a l’arme festival (Berlino)
* Golden Oriole | a l’arme festival (Berlino)
* Pious Faults | macao (Milano)
* Aki Onda | macao (Milano)
* Les Percussions de Strasbourg | hangar bicocca (Milano)
* Key of Shame | macao (Milano)
* The Necks | st john on bethnal green (Londra)
* Thomas Ankersmit | standards (Milano)
* Michael Chapman | ligera (Milano)
* Nubya Garcia quartet | jazzmi (Milano)
* Alvin Curran | ex-chiesa s.carpoforo (Milano)
* Francisco Meirino | standards (Milano)
* The Flying Luttenbachers | freakout (Bologna)
* Enrico Malatesta “Occam Ocean – Occam XXVI” | chiesa s.maria del buon consiglio (Milano)

poi mi sono messo a rileggere l’elenco tutti i concerti che ho visto nel decennio (tira un sacco sta cosa del decennio), immaginando di trarne una salvifica selezione, e mi sono addormentato al 2014… madonna che bello addormentarsi.

(PS: Qui i miei dischi preferiti dell’anno trascorso).

[2018]   [2017]


[Zero2] Pleiadees, Sabbia. venerdì 10 gennaio. Cox18.

Posted: Gennaio 6th, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Pleiadees, Sabbia. venerdì 10 gennaio. Cox18.

L’ammasso stellare delle Pleiadi ha diverse caratteristiche che lo rendono unico. La più importante è la visibilità: a causa della loro piccola distanza da noi (440 anni luce) le Pleiadi si scorgono con facilità e appaiono come stelle molto brillanti e di grandi dimensioni. Un particolare che le ha rese note sin dalla preistoria: osservate e studiate da popoli, tribù, civiltà a ogni latitudine. Per secoli le Pleiadi hanno ispirato poeti, generato miti, guidato marinai.

Ma questo ammasso di stelle di peculiarità ne ha altre. Ogni stella è circondata da una leggera nebulosa a riflessione, per quanto non sia visibile a occhio nudo. E il loro angolo ridotto rispetto all’eclittica fa sì che i corpi dell’ammasso celeste siano spesso nascosti dalla Luna o da altri pianeti in transito. Quando Cristiano Calcagnile, Xabier Iriondo e Massimo Pupillo hanno scelto Pleiadees come nome per la loro nuova creatura hanno pensato a un’immagine che racchiudesse «Una musica in grado di innalzare lo spirito e condurlo alla presenza del divino. Luminosa e sincretica, una costellazione di eventi e antiche conoscenze».

Eppure il risultato è qualcosa di ancora più indefinibile: è una musica in cui queste tre stelle ben note del nostro orizzonte musicale svaniscono in maniera nebulosa, in cui di volta in volta gli interventi di ciascuno si elidono a vicenda, comunicando tanto con la brillantezza quanto con le ombre, proiettando la luce e il buio su di sé e su chi ascolta. Quello di Pleiadees è il suono di una continua eclissi. Siamo fortunati a poterlo ascoltare a orecchio nudo, senza bisogno di telescopi.

 

Pleiadees, Sabbia. venerdì 10 gennaio 2020, csoa cox18. Pochi euri e ben spesi.


[Zero2] Faust’O & Skywalkers. 18 dicembre. Ligera

Posted: Gennaio 6th, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Faust’O & Skywalkers. 18 dicembre. Ligera

C’è stato un tempo il cui le canzoni pop italiane non avevano paura di far paura. Non l’underground, non il cantautorato più o meno militante, non quello strano polpettone plasmatosi nel corso dei decenni sino a diventare l’attuale carrozzone “indie”. C’è stato un tempo in cui il pop era sempre pop, anche disturbato, anche dilaniante. Fausto Rossi, in arte Faust’O, è lo spirito di quel tempo. È un tizio alto e scavato, con un physique du rôle da pubblicità progresso sulle droghe pesanti e un disco d’esordio a 24 anni intitolato “Suicidio”. Un disco registrato e pubblicato da una major, che non invitava direttamente alla morte auto-inferta, ma indubbiamente al disprezzo verso l’umanità, un po’ anche verso la vita e i suoi protagonisti.

«Ricchi, poveri politicanti, siete figli della merda. Noi corriamo dentro il buio, riversiamo sperma sulle vostre inibizioni» cantava Faust’O nella traccia di chiusura dell’album, “Benvenuti tra i rifiuti”, diventata oggi una di quelle hit nascoste che tanta gioia (repressa e nascosta) provoca nei dj set dei flâneur milanesi. Allora invece uscì in un singolo con la fascetta: “un successo di Radio Montecarlo”, presentato a piedi nudi sul palco del Festivalbar. Qualche anno dopo la sua “Oh oh oh” fu reinterpretata addirittura da Massimo Boldi, ma erano già altri tempi, il pop aveva già virato altrove e Fausto Rossi stava scomparendo.

Sarebbe tornato solo un decennio dopo, come produttore del fondamentale “Lungo i bordi” dei Massimo Volume, poi con le sue canzoni, sempre paurose, sempre irreprensibili nel prenderci per mano e guidarci nel dolore, sempre a suo modo pop. Fausto Rossi è rimasto dove doveva stare, sono le canzoni pop che sono andate altrove, e così la gente, «sempre vinta in questa merda di mondo».

Faust’O & Skywalkers. mercoledì 18 dicembre. Ligera. Tanti euri.

[Zero2] Havlovi, Enrico Malatesta. 10 dicembre. S.M.d.Buon Consiglio

Posted: Gennaio 6th, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Havlovi, Enrico Malatesta. 10 dicembre. S.M.d.Buon Consiglio

Prendi Enrico Malatesta ed Éliane Radigue. Due nomi che abbiamo imparato a conoscere tutti in qualche modo bene, eppure in maniere così diverse. Enrico Malatesta lo incontriamo da anni, presenza lieta e costante dei concerti milanesi in circoli e spazi di differenti dimensioni, a picchiettare e strofinare per definire proprio la diversità di quelle dimensioni attraverso l’espansione di suoni semplici e inarrestabili. Éliane Radigue la ascoltiamo nei nostri salotti, la cui dimensione generalmente non cambia (talvolta si rimpicciolisce per via di un trasloco), ma sono le sue composizioni a rimodellare lo spazio, aggredendolo con la stessa foga di un bambino che arriva al parco.

Nell’ultimo ventennio però Malatesta lo abbiamo incontrato sempre di più e Radigue sempre di meno. Il lavoro della compositrice francese si è rarefatto e rilassato: messi in pensione i sintetizzatori, ha abbracciato l’uso di soli strumenti acustici. E con questo ha in qualche modo incontrato Malatesta, che dopo averlo presentato in festival di spessore all’estero (e non solo) ora porta anche a Milano la sua esecuzione di “Occam Ocean – Occam XXVI”.

L’ottantasettenne Radigue non ci sarà fisicamente, ma in compenso ci saranno Irena Havlová e Vojtech Havel, in sintesi Havlovi, duo di archi ceco che da oltre trentanni distende le pieghe tra musica classica e contemporanea, ambient e folk. Prendi Enrico Malatesta ed Éliane Radigue. Prendi Enrico Malatesta che suona Éliane Radigue. Mettigli a fianco l’umile grazia musicale degli Havlovi. Prendi Enrico Malatesta, Éliane Radigue ed Havlovi. Mettili magari in una chiesa della periferia milanese nella nebbia di dicembre. No vabbé, ora non esageriamo coi sogni.

 

Havlovi, Enrico Malatesta. martedì 10 dicembre. Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio in Standards. pochi euri.


[Zero2] R.I.S.S.A. vs Cryzyed. 06 dicembre. Macao

Posted: Novembre 27th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] R.I.S.S.A. vs Cryzyed. 06 dicembre. Macao

C’è una rissa a Macao. Ma non ditelo allo sceriffo e ai suoi sgherri, per favore. È qualche tempo che è cominciata ormai, e come ogni rissa è partita in maniera sommessa. Ora è deflagrata. Più che una rissa è una ridda, un convulso movimento di menti e corpi riunitisi per fare ciò che si fa in una rissa: menare. R.I.S.S.A. è il collettivo pestone nato a Macao negli ultimi mesi. Scritto così, con i punti, come fosse un acronimo, senza che qualcuno abbia ancora scoperto cosa riassume. Un’interpretazione noise? Rumoristi Intransigenti Senza Speranza Alcuna. Una lettura meno punk? Ridiamo Insieme Senza Sputarci Addosso. Uno slancio futurista? Ritorna Indietro Saltando Sempre Avanti. Qualcosa al passo con le mode milanesi? Resident Italian Super Star Advisor. Un’anticipazione del risveglio del giorno dopo? Raucedine Inappetenza Sconforto Sonnolenza Ansia. O una memoria completamente cancellata? Ricordo Indelebilmente Se Sono Allegra.

C’è spazio per ogni interpretazione, come nel programma della prossima serata. Che parte con il tributo di The Rita alla leggendaria Mauthausen Orchestra, un pezzo di storia dell’industrial scomparso con la morte di Pierpaolo Zoppo nel 2012, condiviso con altri noiser (Gabi Losoncy, Iugula-Thor, Lettera 22 e Taeter) e prosegue nei caldi e drammatici mari del Sud con Mai Mai Mai. Poi R.I.S.S.A. si dà il cambio con Cryzyed, collettivo altrettanto nuovo e casinaro ma di stampo hip-hop, che a questo giro ospita i due produttori egiziani 3phaz e 1127 (uno dei mille progetti di Amr El-Alamy) per concludersi con il dj set di Arcangelo, che chiude la serata ma non la rissa. La rissa a Macao va avanti, ma non ditelo allo sceriffo e ai suoi sgherri. O forse sì, magari i volumi forti e le mazzate li svegliano.

 

Mauthausen Orchestra tribute (The Rita, Gabi Losoncy, Iugula-Thor, Lettera 22, Taeter), Mai Mai Mai, 3Phaz, 1127. venerdì 6 dicembre a Macao.


-dopo- Michael Chapman al Ligera

Posted: Novembre 7th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Michael Chapman al Ligera

[*] Michael Chapman è nato il 24 gennaio del 1941. Fate voi i conti dell’età che aveva ieri, 06 novembre 2019, mentre sul palco suonava, cantava e ogni tanto tossiva (“stasera morirò in pubblico. Almeno mi pagano per farlo”). Si potrebbe dire che Chapman è “vecchio”, se lo si considerasse come un uomo. Ma Micheal Chapman è un albero. Se lo guardi bene, le sue rughe sono come solchi nella corteccia. Il suo corpo è marrone, è legno vivace come la sua chitarra, è viaggio come semi sparsi dal vento. Dalla provincia dello Yorkshire alle grandi pianure americane, sino agli appartamenti sulla west coast dove bere galloni di vino bianco in compagnia di altri chitarristi, altrettanto magici, altrettanto vegetali. La chitarra di Chapman da sola suona come una band intera, basta a se’ stessa, sta ritta nel vento a fa il pieno di acqua e luce per germogliare e crescere. Anche in uno scantinato umido, dove le casse ronzano, la voce gracchia e i volumi sono evidentemente mischiati alla cazzo, quest’uomo-albero troneggia imponente come un gigante, una maestosa sequoia che mostra tutti i colori del marrone. Che poi, porchiddio, è il colore della vita.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. però la sintesi non riesce sempre, a volte s’imbroda.


[Zero2] Natural Disruptors 2019. Dal 09 novembre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Posted: Novembre 6th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Natural Disruptors 2019. Dal 09 novembre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli è un colosso di vetro e cemento a forma di stendipanni, un pugno ben assestato in faccia all’orizzonte cittadino che da qualche anno ha preso forma prolungando la sede di una celebre multinazionale informatica, armonizzando antichi spazi al contorno milanese. Un corpo di tali dimensioni potrebbe essere descritto come un disgregatore naturale: si inserisce brutalmente in un contesto e lo perturba in maniera irrevocabile, modificandone la stessa linea dell’orizzonte. Certo, l’orizzonte in questione è in mutazione costante da almeno un ventennio, tanto che sorge il dubbio che sia chi resiste alla tentazione cementifera il vero perturbatore, eppure è proprio intorno all’ambiguità dei disturbatori naturali che si intreccia la rassegna musicale di questo autunno in casa Feltrinelli.

Un anno fa fu Teho Teardo a presentarci il suo “Dictionary of Sound”, questa volta tocca a un personaggio che disgrega la natura della musica da una vita: Lee Ranaldo. “Natural disruptors” è un ciclo in tre tappe ideato dal chitarrista dei Sonic Youth per indagare i processi trasformativi nella musica di oggi. Tre appuntamenti molto diversi l’uno dall’altro, in cui generi ed etichette non trovano alcuno spazio; basti guardare già solo la serata inaugurale, l’unica con due ospiti. Da una parte l’arpista Mary Lattimore, che ondeggia tra la musica contemporanea, l’ambient e l’underground più oscuro; dall’altra lo scienziato pazzo Yuri Landman, costruttore di strumenti autoprodotti con materiali di recupero, tra legno, telefoni, bambole e hard disk, con i quali dà vita a concerti lo-fi.

La natura di questa abbinata può lasciare turbati, ma beh, è il suo scopo. Specie se consideriamo che la rassegna prosegue con due incontri altrettanto estemporanei, quello tra il liutista greco George Xylouris e il batterista dei Dirty Three Jim White, riuniti nel duo folk Xylouris White, e quello tra lo stesso Lee Ranaldo e l’artista multimediale Leah Singer, in una performance che mischia le immagini in movimento con il bordone di una chitarra sospesa. La sensazione finale, dice lo stesso curatore, potrebbe lasciare sorpresi, persino «fornire indicazioni per uno o più futuri possibili, forse per una stella lontana».

 

Natural Disruptors. Tre date alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, a cura di Lee Ranaldo. Dal 09 novembre 2019. Prezzi boh.


[Zero2] Jazzmi 2019.

Posted: Novembre 1st, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Jazzmi 2019.

È stata nella pigrizia sonnacchiosa di un pomeriggio d’estate, bevendo birre in riva al fiume senza nemmeno provare a mantenerle fresche, l’ultima volta che ho sentito qualcuno chiederlo: «Cos’è il jazz oggi?». Si parlava di festival imminenti e di dischi acquistati o scaricati, di musica del presente e tangenzialmente di jazz. Ma non appena si arriva al jazz, ecco che spunta la domanda. E diventa un casino, perché ci si aspetta una risposta. Meglio cambiare discorso, ingollare mezza birra calda per procurarsi l’urgenza di andare a prenderne un’altra: lasciar cadere nel vuoto un dibattito che si protrarrebbe inevitabilmente sino all’alba. O lasciare la risposta al jazz. Ci sono festival che sembrano fatti apposta per avventurarsi in cerca della soluzione, arricchendo di voci il dibattito. JazzMi è uno di quelli: sin da quando è entrato in maniera dirompente nell’autunno cittadino ha inoculato nei timpani dei milanesi un ricco catalogo della musica del Diavolo. Ora si appresta ad aggiungere un nuovo tomo alla collezione, imboccando ancora una volta strade differenti, in quella che pare diventata da subito una felice abitudine, quasi un’ispirazione.

Perché il jazz è bello perché è vario, e JazzMi sembra averlo perfettamente compreso, trovando così la chiave per far breccia anche in un pubblico inafferrabile come quello milanese, capace di saltuarie esaltazioni e costante indifferenza, anche davanti a nomi di comprovata fiducia. JazzMi risponde conseguentemente inserendo (quasi) tutti gli elementi in programma, forte della certezza che la curiosità aizza l’appetito. Certo, l’edizione di quest’anno è forse quella che guarda di più al passato rispetto a quelle viste sinora, ma l’ampiezza della proposta si coglie mettendo i programmi delle varie annate in fila, sommandoli uno all’altro. Il tema del 2019 d’altronde sembra essere la celebrazione degli anniversari in ogni campo, in un clima non da fine della Storia ma da ripartenza. Quarant’anni fa moriva Charles Mingus? Ecco la Mingus Big Band. Indubbiamente il jazz è memoria, tanto è forte il suo legame con la tradizione e con chi ha sempre saputo sfidarla, e continua a farlo. È il caso di quello che potremmo definire l’headliner di questa edizione, Archie Shepp, che a 82 anni suonati (mai termine fu più azzeccato) non ha ancora intenzioni di arrendersi, e forse nemmeno di calmarsi. È una di quelle leggende viventi che accompagnano lo sviluppo del jazz facendosi testimoni di una storia, e non è il solo in cartellone. E in programma come lui ci sono due capostipiti del nerdismo più affascinante come Herbie Hancock e John McLaughlin.

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[Zero2] Inner_Spaces 2019. Auditorium San Fedele.

Posted: Settembre 30th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Inner_Spaces 2019. Auditorium San Fedele.

Il viaggio di Phileas Fogg cominciò in un pomeriggio di ottobre al Reform Club di Londra. Una discussione tra gentiluomini e una sfida alla contemporaneità: compiere l’intero giro del globo terrestre in soli 80 giorni. Detta oggi, in un’epoca in cui fare su e giù dagli aerei senza porsi il benché minimo scrupolo riguardo al surriscaldamento globale è diventata la normalità, è un’impresa che fa sorridere, ma nella seconda metà dell’Ottocento le cose andavano in maniera differente, o almeno a velocità differente. Se fosse nato ai giorni nostri, il gentiluomo londinese avrebbe potuto compiere il tragitto quasi per intero senza nemmeno alzarsi da una poltrona (invero non comodissima), talvolta permettendosi pure una pennichella. Certo, non avrebbe vinto le 20.000 sterline in palio in una delle prime scommesse della storia, ma avrebbe avuto comunque da guadagnarci. Se fosse vissuto ai giorni nostri, infatti, Phileas Fogg il suo giro del mondo avrebbe potuto farlo tutto al San Fedele, attraverso la programmazione di Inner_Spaces.

La rassegna di musica sperimentale firmata Plunge e San Fedele Musica, infatti, continua ad allargarsi su scala globale, e lo fa una volta di più con questa sesta edizione che in dieci date riesce a raccogliere artisti da nove paesi differenti. È un segnale chiaro di continuità e di lungimiranza. La prima non va presa con banalità, se si considera la bicefalia di Inner_Spaces, dietro al cui programma convivono due realtà drasticamente differenti, che restano però in equilibrio perfetto: non solo una non ha ancora mangiato l’altra, ma l’incontro continua ad avvenire su una superficie instabile e curiosa, che resiste ancora al richiamo dell’abitudine. La lungimiranza sta tutta in questa esplosione geografica, che mischia nomi di epoche più o meno passate (Vladislav Delay, Simon Scott, Murcof, Fennesz, AGF, Robert Henke, Francesco Giomi) con soggetti ancora da scoprire (Klara Lewis, Ipek Gorgun, Anacleto Vitolo, Paul Jebanasam), dimostrando una refrattarietà quasi unica nel territorio milanese all’imporsi delle “mode”.

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[Zero2] Nextones. Cava la Beola. 26-28 luglio.

Posted: Giugno 28th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Nextones. Cava la Beola. 26-28 luglio.

Alla Cava La Beola si sono sempre estratti granito e marmo. E questa già è una cosa che un po’ spiazza, perchè uno si aspetterebbe che sia la beola piemontese a essere cavata. Il punto è che le beole in realtà non esistono; o meglio, quelle che chiamiamo beole sono rocce metamorfiche uniche come ogni roccia ma allo stesso modo uguali, ma accomunabili ad altre diffuse a diverse latitudini. Ciò che le rende beole è la geografia umana, è l’essere in Piemonte, diciamo pure nel polo estrattivo della Val d’Ossola, che sbriciolando intere porzioni delle sue montagne ha raggiunto tutta l’Italia e oltre. Con le sue beole, o con il serizzo, con quel suo grigio spontaneo che lo rende ideale per pavimentazioni di bagni e cucine, oltre che naturalmente per l’arte funebre. E naturalmente con i graniti e i marmi. Avete in mente il Duomo di Milano? Marmo rosa di Candoglia, Val d’Ossola. E l’Arco della Pace? Marmo di Crevola, Val d’Ossola. Le montagne ossolane sono il pavimento e la facciata – talvolta la tomba – del mondo. Gli mancava soltanto l’essere il palco di un festival: da qualche anno anche questa casella è stata riempita.

La musica non è poi così diversa dalla geologia. Nessuno si inventa nulla, tuttalpiù si affinano nuove teorie e soprattutto nuovi strumenti con cui scavare il basamento roccioso. A guardare il panorama dei festival, almeno in questa piccola fetta d’Europa che può permettersi ancora di giocare a Monopoli con la realtà, si osservano perlopiù proposte che si riproducono per meiosi, cambiando soltanto le proprie coordinate. Nextones è riuscito invece ad avviare il processo metamorfico di un festival, e lo ha fatto arrivando a danzare su una cicatrice antropica del pianeta, nel mezzo di uno scavo roccioso. Nella Cava La Beola in due serate (più un extra dedicato ai campeggiatori) si alterneranno il live audiovideo di Sinjin Hawke & Zora Jones, fondatori di Fractal Fantasy i cui avatar danzeranno sulle pareti della cava, il doppio showcase dell’etichetta canadese Acting Press, Caterina Barbieri – esploratrice di intelligenze artificiali, sequenze geometriche, allucinazioni temporali e festival europei -, i dj set della polistrumentista cangiante Laurel Halo, del danzereccio Batu e di Nina Kraviz, la dj minimal-techno siberiana che sfiderà il caldo della cava… Ma soprattutto il concerto di Drew McDowall, ex collaboratore – talvolta membro – di Psychic Tv e Coil. Tra marmi e graniti McDowall celebrerà i 21 anni di età di “Time Machines”, il disco fantasma dei Coil che scagliò definitivamente John Balance & soci all’interno di quel buco nero allucinogeno dentro il quale sarebbero sublimati definitivamente nell’eternità.

Ma non ci sarà soltanto musica, a scavare bene emergeranno videoproiezioni e persino gite diurne. Una discesa dai verdi pendii alle viscere delle pieghe alpine, dove pressioni e temperature estreme hanno inarcuato il margine di un continente accogliendo la spinta di quello più prossimo. Gli esseri umani sembrano più restii a questa trasformazione, Nextones prova a sbattergliela in faccia prendendoli per le orecchie, chissà che non si rivelino un organo più ricettivo del cuore.

 

Nextones. venerdì 26, sabato 27, domenica 28 luglio. Cava La Beola, montecrestese (VB). 70 euri in giù.