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Al Verme

Posted: marzo 27th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

il Dal Verme chiude davvero. fine, basta, kaputt. allora sono sceso a Roma a salutarlo, come si fa con un amico prima che parta senza biglietto di ritorno, che chissà quando ci rivediamo io e Luchino (dal Verme), tanto ci rivediamo. O meglio, chissà dove.
Di mezzo c’è stato quel folle, giovane, giovanissimo, duo dei DAP (Diritto di acesso al parco), i “padroni a casa nostra” Trouble vs Glue e il solito maelstrom degli Holiday Inn, affettuosamente tutto dedicato al vicinato. C’è stato un live scurissimo ma proprio bello di Von Tesla, che non so come fosse possibile che non avessi mai visto fin qui, dei dj set improbabili e dimenticabili, bevute forti, magnate forti, soprattutto odori forti. Di mezzo ci sono stati soprattutto 8 anni di Dal Verme. Zero gli ha dedicato uno speciale tutto ammore, io mi metto in scia e -dopo- la saluto pure io, “questa meravigliosa tavolata di amici” (cit).

 

Sono andato a scorrere le vecchie mail, seguendo la nostalgia che si vuole in questi momenti, e sono arrivato all’undici settembre 2006. L’undici settembre, un’ottima data per cominciare. C’è scritto: “Ciao, qui Toni degli Hiroshima ROcks Around di roma… m ha dato la tua mail Guido, perchè cercavo contatti per una data a milano” (ai tempi non esisteva Mai Mai Mai, quindi non poteva suonare a Milano ogni tre settimane all’incirca come oggi). La mia storia col Dal Verme inizia da lì, come tante altre.

Uno scambio mail, una data fissata, una sbronza, una partenza dall’ostello senza pagare il pernottamento, un’altra sbronza, qualche incontro estivo al Tago Fest, una discussione sul perché non mangiamo i delfini, un’ulteriore sbronza… le solite cose insomma, quelle che capitano a tutti. Poi è arrivato il Dal Verme, che per me che Roma l’ho sempre poco conosciuta e frequentata è diventato sinonimo di casa, la mia domus romana. Lì sono state altre sbronze, altre date fissate, tanti altri incontri scoccati al bancone e cementati a pranzo in osteria, dove lo scontro tra l’hangover e la gricia ha generato memorabili pagine di letteratura sepolta.

Ci sono arrivato a suonare pure io, quasi alla fine, davanti a tre spettatori, gli altri erano tutti ad omaggiare il passaggio in città della salma di Padre Pio. E poco dopo la chiusura, quel #riapriamoildalverme che era un hashtag ma non si riusciva a cliccare dalle magliette, e la necessità di stringere quell’abbraccio, rilanciare pure da lontano, , perchè quando toccano uno toccano tutti. E quando vive uno, per qualche pezzetto viviamo tutti. Questo è stato il Dal Verme, visto più da lontano che da vicino: qualche sbronza e tanti pezzi di vita.



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