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[Zero2] Azymuth. venerdì 20 ottobre. Santeria nuovo

Posted: ottobre 18th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Meglio una vita molto lunga oppure tante, più brevi? È la domanda con cui si presenta oggi questo storico trio. Escluse le religioni accanite di reincarnazione, la risposta non è data. Resta celata sotto i baffoni di Alex Malheiros, Ivan Conti e Fernado Moraes. Baffi che parlano, che abbracciano, che sanno di fumo di sigaretta, di caffè nero, e di mistero. Meglio una vita lunga oppure tante brevi? Meglio avere i baffi, rispondono gli Azymuth, che dal 1973 mischiano samba, jazz, bossa nova, funk, ragione e follia dalle strade di Rio de Janeiro ai jazz club scandinavi. Baffi che scaldano dal freddo e che detergono il sudore, che vibrano su bassi che si fanno beat e tastiere che diventano synth da immaginari fantascientifici falliti (annebbiati dal “dolore fisico” come la loro Jazz Carnival, che fu da sottofondo del Minoli di qualche breve vita fa), su una samba che loro stessi definiscono folle. Baffi che fanno da antenne, puntano la direzione da imboccare anche quando i nipoti consiglierebbero solo la briscola a Copacabana. E la direzione è di nuovo l’Europa, raggiunta a volo di fenice con un disco nuovo e una riscoperta che in Italia li porta all’anteprima di Jazz:re:Found. Anticipazione ideale di un’edizione che avrà nel revival il suo obiettivo principale, resuscitando fenici da diverse epoche: da Napoli Centrale a Roni Size, passando per Goldie e i Casino Royale. Vite vicine o lontane, talvolta forse anche brevi, ma con l’occasione di allungarsi, invecchiare, e finalmente farsi crescere dei bei baffi dietro ai quali scrutare il mondo.

Jazz:re:Found presenta: Azymuth. venerdì 20 ottobre. Santeria social club. tantissimi euri.


-dopo- il Krakatoa II

Posted: ottobre 11th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

[*] Il 27 agosto 1883 il vulcano indonesiano del Krakatoa esplose in una delle più devastanti eruzioni riportate dalla vulcanologia moderna. Una catastrofe capace di disperdere ceneri in tutti i cinque continenti e di trascinarsi negli anni con effetti climatici simili soltanto a quelli dell’eruzione del vicino Tambora qualche decennio prima. Al di là degli oltre trentamila morti, l’impatto più clamoroso del Krakatoa fu quello sonoro: si ritiene che il suo boato sia il rumore più forte mai udito dall’uomo, avvertito persino a 5’000 chilometri di distanza.

Non so se i guaglioni del Freakout (a proposito di boati da lacrime) abbiano pensato a tutto ciò nel momento in cui hanno deciso di battezzare così il loro festival. Forse è stato solo un caso, o la cacofonia del nome che suona ancora meglio nel traslitterato indonesiano Krakatau, fatto sta che un festival denominato in seguito ad una percepibile tragedia è sempre bello, e che a Bologna nello scorso weekend c’era soprattutto rumore. Specie intorno al TPO, che ohibò, era la prima volta che ci mettevo piede da quando non era più al TPO ma in un altro TPO. In quello vecchio ci avevo visto i Fluxus ai tempi in cui a Bologna ci si drogava benissimo, oggi sono stati due giorni di tante cose, alcune cattive e diverse buone, tra cui…

* La prima cosa che ho sentito è stato Blackwood, così, a scatola chiusa. Solo alla fine mi sono accorto che era Eraldo Bernocchi, ma il sommovimento del cerume lo aveva già segnalato con gioia.
* La cosa più potente del sabato sono stati gli Holiday Inn, che è tipo la terza volta che vedo nell’ultimo anno e crescono crescono crescono senza fermarsi. Se poi li metti pure a suonare su un ring, è naturale che l’esperienza tracimi nel wrestling.
* In effetti quasi tutto il bene dei due giorni è stato su quel ring, ma quanta banalità, quanto squallore, altrove. Sul ring i Sigillum S (bentornati) e gli Starfuckers (bentornatissimi, grazie per continuare a non sostenere la pace sociale). Altrove robe al limite tra: i litfiba di elettromacumba, gli scout che fumano le prime canne, i metallari che si danno al brit-pop. Meno male che a chiudere il sabato c’era il rito di ?alos, che se lo dico così uno pensa di conoscerlo già invece no, cambia tutto, si sogna, si cammina verso la luce.
* Gli Arto sono appena nati, e speriamo che scalcino come infanti capricciosi a lungo.
* I Divus hanno avuto quella fregatura dell’eruzione del Krakatoa nel 1883. La loro scossa tellurica quindi è solo seconda in classifica sui sismografi del globo.
* i Melt Banana fanno lo stesso concerto da 20 anni. il caos vuole che sia dal doppio del tempo uno dei live più frantumachiappe al mondo, e va avanti come se nulla fosse, tra rumori e sudori, folla e stage-diving, tutti gli altri rimandati a un eterno settembre.

bang. boom. krak. crack. the destruction we assure with each other.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. epperò ci sono quelle volte in cui la sintesi non si puote.


[Zero2] Rituals capitolo II. sabato 14 ottobre. Macao

Posted: ottobre 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Rituals è un sogno. Anzi un incubo. Uno si mette comodo sotto il trapuntone, pigiama, borsa dell’acqua calda e cappellino col pon pon, pronto ad abbandonarsi alla lieta compagnia di Morfeo, e invece bastano pochi respiri per essere trascinati nel gorgo. La discesa comincia come un disturbo, come un rumore di fondo, è lo Star Pillow che ci avvolge la testa fino a soffocarci. Sudore freddo; ah, no, è acqua. Gelida e nera. Gli iceberg del Mare di Dirac scorrono a fianco ma nel buio non c’è modo di vederli, solo avvertirne l’incombente minaccia. Crepitano e spingono in un rumore che cresce come i droni di Khn’shs: un barlume di coscienza, il sogno di un sogno, ci direbbe di fuggire, ma è tutto bloccato. Gambe e stomaco cristallizzati dall’angoscia. Sono i tedeschi Troum, una deformazione grammaticale del sogno, che spalancando sipari su paesaggi oscuri lasciano solo percepire qualcosa in distanza, sono le risate di chi veglia e ci addita, che stolti a perderci in questo incubo. E che fortunati a trovare un’ancora di salvezza: la chitarra di Aidan Baker squarcia in due il cielo, quel puntino bianco che pareva svanire è ora luce di immensità. È Nadja, Nadezhda, è la speranza, la chiamata del risveglio. Rituals è stato un bel sogno, anzi un bell’incubo.

 

Rituals capitolo II: Nadja, Star Pillow, Troum, Mare di Dirac, Khn’shs. Sabato 14 ottobre. Macao. Cinqueuri.


[Zero2] Inner Spaces 2017. Dal 2 ottobre. San fedele.

Posted: settembre 30th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Facciamo che il discorso sui concerti dai frati lo diamo per concluso. È vero, fa strano a tanti, per alcuni è ancora una condizione intollerabile, ma poi ci pensi e vedi che al San Fedele l’indottrinamento non esiste, che la proposta culturale è sei piani più in alto di tante realtà eticamente più solide… Che la musica i preti ce l’hanno rifilata da prima che nascessimo… Che per una generazione di milanesi l’unico modo per vedere Stockhausen è stato andare in Duomo, seppur imboscandosi bottiglie di birra da 66 cl da consumare nascosti dalle panche, dove un tempo si celavano gli amplessi delle cortigiane. Facciamo anche che il discorso su un certo decadimento culturale di Milano lo mettiamo un secondo da parte. È vero, talvolta pare irreversibile, ma poi ti accorgi che non esistono solo nicchie resistenziali (quelle sì, in odor di santità, sia chiaro), ma anche progetti solidi e smaccatamente “istituzionali” come San Fedele Musica. E istituzione più solida, millenaria, invasiva di Madre Chiesa non esiste, nel nostro ducato medievale. Facciamo che lasciamo fuori tutto, scendiamo quei gradini disorientanti, ci incastriamo – non senza fatica – nella poltroncina scelta. E ascoltiamo. Si spengono le luci, tacciono le voci, e nel buio senti sussurrar una sorgente dopo l’altra, la magia infantile dell’Acusmonium Sator. In quel momento non esistono né Milano né il Vaticano, c’è soltanto un paesaggio che si stempera e si fa onirico. In quel momento ci si addormenta, e si comincia, perché il bello di Inner_Spaces è proprio questo: il lunedì si va a “dormire” al San Fedele. E si sta da soli, anche se il teatro è pieno. L’unica compagnia è nelle orecchie, e quest’anno fa ancora più sul serio che mai – anche grazie alla curatela dei ragazzi di Plunge, che hanno seguito dall’inizio alla fine la programmazione di questa edizione della rassegna. C’è l’ambient di Thomas Köner (con cui si apre stasera la rassegna) e di Loscil (30 ottobre), il minimalismo di Marsen Jules (5 febbraio), l’industrial decompresso di Roly Porter (per la chiusura, il 7 maggio) e dell’ex Pan Sonic Ilpo Väisänen (9 aprile), l’elettroacustica di Giuseppe Ielasi (20 novembre) e la musica concreta di Anna Zaradny (30 ottobre, con Loscil), l’elettronica globale del duo Murcof / Philippe Petit (15 gennaio) e l’ingegneria acusmatica di Stephan Mathieu (5 febbraio, con Jules), l’ambient cosmico del neozelandese FIS (19 marzo) e i droni glaciali di HELM (11 dicembre). E sono solo una parte dei nomi. Facciamo che da questo sogno non ci svegliamo, almeno fino a maggio.

Plunge presenta: Thomas Köner + Novi_Sad. Apertura Inner Spaces 2017. lunedì 02 ottobre. San fedele. dieci euri, credo.


[Zero2] Charles Hayward. 20 settembre. Macao.

Posted: settembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Dice Charles Hayward che la musica è entrata nella sua vita attraverso la voce della madre, grazie alle canzoncine della buonanotte. Lo dice spesso. È la cosa più naturale che una persona possa dire. Non è un caso che la dica uno così, uno che sostiene di amare la batteria perché non si fa altro che picchiare su delle cose. Ho parlato con Hayward una volta soltanto, al Blob di Arcore una decina di anni fa. Faceva freddo, e ricordo ancora il suo maglione blu sgualcito, con le maniche che facevano uno strano effetto palloncino. Sembrava una persona completamente diversa da quello che poco prima stava suonando, cantando, materializzando l’immaginabile sonoro sul palco di un circolo di provincia. Sembrava difficile che fosse uno dei batteristi che hanno rivoluzionato la storia del rock e delle sue manifestazioni più “laterali” e sperimentali (come fondatore dei This Heat, e poi come componente, seppur saltuario, di Quiet Sun, Gong e The Raincoats). Ma era sempre lui, naturale. Non c’è idea di musica che Hayward non abbia attraversato spinto da questa naturalezza. Come un uomo primitivo che insegue il fuoco e questo suo calore, vuole scoprire cosa c’è al di là della cima dove scompare il mammuth ogni notte, così Hayward ha battuto ogni sentiero in questi 40 anni. L’ultima avventura si chiama ZIGZAG+SWIRL & (begin anywhere), un altro slalom tra ciò che è naturale e ciò che è organizzato. Consapevole che nulla è naturale e tutto è organizzato, tutto è naturale e niente organizzato. Lo dice Charles Hayward, anche questo.

 

Vasopressin presenta: Charles Hayward: ZigZag+Swirl. mercoledì 20 settembre. Macao. 5 euri.


[Zero2] Volume Uno. 8-9 settembre. Volume.

Posted: settembre 7th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | No Comments »

E così Volume compie un anno. Uno solo, chi l’avrebbe mai detto. A giudicare dal numero importante di tramonti intravisti da lì dentro, si direbbe sia un’avventura con già un lunga storia alle spalle. Invece a essere invecchiata per tanto tempo era solo una necessità, quella di un piccolo rifugio per chi non si arrende all’idea che si possa ascoltare della buona musica dal vivo anche a Milano, magari in uno spazio familiare e raccolto, e quando non è dal vivo pure comprarla e portarsela a casa, a riascoltarla senza il rischio di un’altra porta chiusa o di un silenzio abbastanza forte per annichilirla. Volume ci è riuscito, nel suo bel piccolo, e tutto grazie a una persona sola, alla faccia dell’unione che fa la forza. Un celebre slogan da t-shirt diceva più o meno che un uomo che sogna da solo è un pazzo, ma che se quel sogno lo fanno in tanti si trasforma in realtà. Per nostra fortuna, Marco è un pazzo di quelli da incatenare, ed è riuscito tutto solo (ma con la complicità irregolare di preziosi gregari) a dare vita a una realtà come Volume. Un ospedale psichiatrico di sei metri per quattro, perfetto per stipare al suo interno un numero di pazzi che non era esiguo nemmeno all’inizio, figuriamoci dopo un anno. Nessuna pretesa di realizzare grandi sogni, il piacere arriva già dal sognarli. “Volume Uno” si compone di due giorni, tre concerti (Cacao, Primorje, Everest Magma), un dj set (Psychophono), una serigrafia live (Legno), il lancio del nuovo e-commerce e del terzo bootleg su cassetta dei concerti tenuti in negozio (stavolta tocca a Xabier Iriondo e Stefano Pilia, registrati giusto alla festa per l’anno zero di Volume). Mancano giusto le candeline e i bicchieri di plastica con scritto sopra il nome a pennarello, per il resto ci sono tutti gli ingredienti per una festa ben riuscita. Poi ultimo ballo lento e tutti a casa; a Volume resta un pazzo, che sempre pazzo rimane, ma magari meno solo. E a furia di farsi compagnia e far casino, un giorno si finirà per volare tutti sul nido del cuculo.

Volume Uno. venerdì 8 Cacao + primorje. Sabato 9 everest magma + psychophono. Volume (@santeria ramelli). gratis suppergiù.


-dopo- gli Swans al magnolia

Posted: agosto 3rd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »


[*] arrivati all’ultimo tour, all’ennesimo ultimo tour, questa volta gli Swans hanno fatto i sonic youth. prima facevano altro, ogni volta facevano oltre. questa volta hanno fatto i sonic youth. e dicevano che era l’ultima volta, ma lo dicevano anche quelle prima. e speriamo che vada come quelle prima, che non sia stata l’ultima volta, che non sia mai l’ultima volta. ne nous quittez pas.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Helen money. 12 settembre. Volume

Posted: agosto 1st, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Helen Money è una violoncellista californiana attiva ormai da oltre 20 anni in alcune delle esperienze più appetitose della musica underground, radicale o violenta americana. Già, perché Helen Money di fatto è una metallara, anche se non te lo dice – te lo fa capire, insomma. Le sue ispirazioni arrivano tanto da Pablo Casals e Šostakovič, quanto da Jimi Hendrix e Minutemen. Una linearità a zig-zag, proprio come un violoncello distorto, che l’ha portata dal rock dei Novanta alle colonne sonore e all’hardcore. Da ormai un decennio Alison Chesley aka Helen Money gira per il mondo da sola, collaborando con chiunque: da Bob Mould agli Anthrax, dai Broken Social Scene a Jarboe. Da qualche tempo è approdata in casa Thrill Jockey, etichetta di riferimento per tanto nuovo metal, anche per chi non fa metal. Come Helen Money, che continua a scorrazzare con le sue ditone nerborute su e già lungo il passaggio che separa l’umanità dal suo contrario.

Helen Money. martedì 12 settembre. Volume (@ santeria ramelli). gratis o cappello.


[Zero2] Inner8 + Kinoglaz + Grienkho + Fire at Work. 14 luglio. Leoncavallo.

Posted: luglio 3rd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Lo slogan di CTRL, progetto che ha organizzato questa serata, è “Make music free”. Obiettivo ambizioso, direte, ma di questi tempi quanto meno necessario. Per raggiungerlo, CTRL si propone di sviluppare un nuovo sistema basato su cooperazione e nuove tecnologie. Per svilupparlo, si propone di far casino e ballare, perchè i due tool necessari per sviluppare qualsiasi forma di liberazione restano questi. Il ballo e il casino: “if i can’t dance, it’s not my revolution”, diceva Emma Goldman. L’incontro tra questi due elementi è sintetizzato alla perfezione dalla line up del nuovo appuntamento al Leoncavallo, una serata variegata come un gelato estivo, dall’ambient all’industrial passando per il dub più apocalittico, attraverso le generazioni. C’è Fire At Work che dell’industrial nostrano è un nome ormai storico e c’è Grienkho che è una novità della scena milanese ma che riscopre mixer e controller d’altra epoca. C’è Inner8 che è metà del famoso progetto DaDub e c’è Kinoglaz, che sorprende dedicandosi a una sonorizzazione di film con sintetizzatori analogici. C’è un filo continuo di creatività e pensiero libero, di ballo e di casino: un progetto di liberazione.

 

Inner8 + Kinoglaz + Grienkho + Fire at Work (+ Confindustrial Sinfonietta!). 14 luglio. Leoncavallo. sottoscriveteli.


[Zero2] Tinariwen. 12 luglio. Villa arconati.

Posted: luglio 1st, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Era da un po’ che avevo perso di vista i Tinariwen, lo confesso. Dalla sbornia elettrica dei due gioielli d’esordio sono passati quasi 15 anni, e per questa musica è parso più di un secolo. Riprendere i Tinariwen oggi significa dimenticarsi dell’impatto che fu a quei tempi, quando l’Africa arrivava alle nostre orecchie solo dal calderone della “world music” e questi battaglieri tuareg ci gridarono che il rock’n’roll ha una globalità da accettare, accogliere, incoraggiare. Per ripartire li ho cercati su Google: l’anteprima del loro sito da motore di ricerca dice “An error occurred”. Sarà un problema del webmaster, ma ci sta, eccoli i Tinariwen: un errore che è avvenuto. Un disturbo, un’interferenza a deviare un percorso già obbligato all’interno di confini sia geografici che mentali. Il nuovo album, traboccante ospiti, si intitola Elwan, che in Tamasheq significa “elefanti”, e avanza con lo stesso passo lento e travolgente di un pachiderma. Un blues ipnotico e militante, meno furioso che quindici anni fa, ma ugualmente incazzato. E per quanto sia registrato in giro per il mondo, è inevitabile continuare a pensarli lì, tra le dune del deserto, dove non ci sono tralicci all’orizzonte, ma può bastare la rabbia per portare l’elettricità.

Tinariwen. mercoledì 12 luglio. Villa arconati. tanto denaro.