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-dopo- Neil Young & Promise of The Real

Posted: luglio 19th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

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Un’altra volta, maestro Neil, ancora una volta.
un’altro vortice di musica e amore per la musica.
certo, questi pischelli non sono i crazy horse: sono bravi, sono contenti, ma sono una backing band, portano poco (a parte il papà). però a guidarli c’è questo vecchiaccio diabolico che sul palco si diverte come un bambino.

certo, c’è sempre questa tassa da pagare con neil young, che è il set acustico. una prima mezz’ora abbondante in cui il maestro spara dietro tutte le sue hit, prima da solo e poi con la band. meglio prima che poi, almeno per i pezzi al piano e all’organo con cui apre, ma il tutto almeno culmina con “comes a time”.
annunciatissima giunge puntuale la presenza dell’esoscheletro di Willie Nelson, che sale sul palco tra i figli e il maestro per un intermezzo country debitamente sintetico: tre pezzi e poi via. poi si apre il cielo.
in ogni concerto riuscito di Neil Young c’è un pezzo che svolta l’istante, la serata, la vita. Ieri sera quel pezzo era “Words”, è il momento in cui la les paul del vecchiaccio diventa la bacchetta del direttore d’orchestra. è il momento che dà il via a un’ora di derive elettriche e immaginarie. è il momento in cui il live si fa politica.
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[Zero2] Neil Young & Promise of The Real. 18 luglio. Market sound.

Posted: luglio 17th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

C’è un video che circola in rete in cui Neil Young sale sul palco di un concerto canadese dei Pearl Jam, qualche anno fa, per unirsi alla band nel finale con Rockin’ in the Free World. A pensarci, potrebbe essere una delle cose più patetiche del rock: la vecchia star insieme ai suoi figliocci per eseguire il suo più grande successo – viene subito alla mente un’ipotetica scena finale di Rocky Balboa. C’è chi si sarà fermato qui, ma chi invece ha schiacciato play ha potuto vedere tutta un’altra storia, la stessa che si ripete ogni volta che Zio Neil sale su un palcoscenico. Una chitarra e una fornitura elettrica, lo spirito stesso di una musica che Neil Young incarna da esattamente 50 anni. Sarà difficile ammetterlo per qualcuno, ma l’ex Buffalo Springfield è da annoverarsi tra i musicisti più importanti e influenti dell’ultimo secolo, anche se il primo a negarlo sarebbe proprio lui. Neil Young entra a metà pezzo, e discretamente inizia a grattare le sue corde, con una semplicità talmente diretta che nel giro di pochi secondi ha in mano l’intera band, l’intero palazzetto, l’intero panorama del rock. Come al solito, come ogni volta che sale su un palco, come questa sera.

Neil Young & Promise of The Real. lunedì 18 luglio. Market sound, prezzi immorali (lo dice già il nome).


-dopo- Terraforma duemilaesedici

Posted: luglio 4th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

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Terraforma cresce, questo è il dato di fatto di questa terza edizione. e tanto basta. un festival pensato bene, cosa molto rara al giorno d’oggi, non privo di difetti… ma chi non ne ha?

una caratteristica strana di terraforma, ma ormai abituale, è ad esempio quella di concentrare il meglio sempre sulla partenza, e quest’anno più che mai. si parte con Charlemagne Palestine al pianoforte, da solo coi suoi pupazzi e i suoi cognac, nel vecchio giardino della villa. il concerto giusto al momento giusto, con Charlemagne che ha snocciolato un’ora di minimalismi fluttuanti, tra 5 tasti e poco più, iniziato con la luce e concluso col buio, circondato dalle cicale che duettavano con lui senza permesso. Terraforma avrebbe potuto anche finire lì, e sarebbe stato già abbondante.
invece dopo di lui arrivano un sorprendente Rabih, finalmente libero da ansie da prestazione nonostante la collaborazione (direi superflua) con vincent moon, e l’altro vero highlight di questa edizione, ovvero “Erratic”. l’installazione portata da Buka è uno stupore di luci, accompagnate da un’ambient leggera e spezzettata che aiuta parecchio a rallentare i ritmi… tanto che mi ha rapito e mi ha fatto perdere biosphere. pace, per la prima sera andava bene così, e la botta di culo si completa nel trovare un passaggio che mi permetta di fuggire prima di donato dozzy :)

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[Zero2] Destruction Unit. 02 luglio. Lo-fi.

Posted: giugno 24th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Non sono mai riuscito a vedere dal vivo i Destruction Unit, eppure delle loro performance mi sono fatto un’idea ben chiara attraverso i “day after”, attraverso i reduci che li avevano appena visti – e non ne erano ancora usciti. Parlare con una persona totalmente assorbita dal proprio acufene non è cosa facile, bisogna seguire inattesi cambi di volume e star pronti a saltellare tra gli argomenti: l’obiettivo distruttivo di questa squadra con le radici nei primi Duemila tra Memphis e Phoenix, sono proprio i timpani degli astanti e l’esito è inevitabilmente la perdita dell’udito o dei fischi insistenti per qualche giorno. L’idea che mi sono fatto dei loro live è quella del boa: prima ti rapisce con una caleidoscopica spirale psichedelica, e una volta che sei perso nell’ipnosi ti attacca, solo che non passa dagli occhi ma dalle orecchie. Il risultato è uguale: la perdizione.

Destruction Unit, Hallelujah, Finistère. Sabato 02 luglio 016. 10 euri.


-dopo- gli Unsane in Conchetta

Posted: giugno 13th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

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quella volta che la Madonna decise di ridiscendere sulla terra (con tutti gli angeli in colonna, inevitabilmente), ma sulla sua strada passò da conchetta e incontrò gli Unsane che la ricacciarono in cielo a calci nel culo. lentamente, violentemente.

“grazie, graziella e grazie al cazzo. e ciao gigione”.

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. un tentativo che era morto, e per qualche ragione ogni tanto ritorno, un anno -dopo-.

 


-dopo- Rie Nakajima & Pierre Berthet da O’

Posted: giugno 9th, 2016 | Author: | Filed under: General | Tags: , , , , , , , | No Comments »

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se bisogna usare, anzi osare, la pomposa definizione di concerto dell’anno, be’, in questo primo semestre di 2016 vince questo a mani basse. con buona pace dei boredoms o dei kill the vultures, che sono stati uno più bello dell’altro ma non ora non qui.

“Dead Plants and Living Objects” e un balletto di oggetti che vivono di vita propria e di questa vita ne fanno rumore. ticchettii e percussioni sovrapposti e intrecciati sino a creare un ambiente sonoro in cui sembrano più gli oggetti a guidare i due musicisti che il contrario. potere alle cose, il potere delle cose. Rie vaga per la sala e si china ad azionare piccoli motori e spegnerne altri, in tutto ciò non cambia MAI espressione facciale. poi finisce tutto e sorride. Pierre ha ascoltato tanto i Neubauten -si capisce- e attiva oggetti più grandi e ingombranti: è in sandali con le unghie dei piedi da tagliare, gli occhiali appesi al collo. non c’è nulla di moda in questo set e in questa estetica, non li vedrete nei festival “HYPE” e difficilmente li troverete nominati su wired. non c’è spazio per i fighi, è anche per questo che sono adorabili alle orecchie di chi (eccomi) figo proprio non è. ci sono le cose, che ormai costituiscono il nostro mondo, e la loro vita ordinaria.

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. un tentativo che era morto, e per qualche ragione ogni tanto ritorno, un anno -dopo-.


Live & Loud (136)

Posted: maggio 26th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Boredoms

Eh, niente, sta arrivando l’estate, che è una stagione in meno a separarci dall’inevitabile morte. L’estate, poi, è un assaggio ideale del riposo eterno. Per chi comunque non avesse ancora quel sonno senza prospettive di risveglio, ecco qualche occasione ancora per sentirsi frizzantini.

Giovanni Agosti Trio. Giovedì 26 al Piano Terra.
Anche se non tutti ce ne siamo accorti, sta arrivando l’estate e con quella diventerà impossibile chiudersi nello scantinato del Piano Terra a dare aria fresca ai timpani. Insomma, questa data sembra l’ultima della stagione pianterrestre o giù di lì. Una sorta di congedo in ottimo stile, con il piano di Agosti affiancato da Marco Rottoli al contrabbasso e Attila Gyarfas alla batteria.
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SASSO BATTE FORBICE – #RiapriamoilDalVerme. Sabato 21 in Torchiera

Posted: maggio 20th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

sasso

sabato succede una cosa importante, in risposta a una cosa inquietante.
ci saranno anche i nastri della Confindustrial Sinfonietta, ma non si noteranno nascosti tra tanti cuori.

SASSO BATTE FORBICE – #riapriamoildalverme

Basato su una storia vera…
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[Zero2] Wrekmeister Harmonies. 19 maggio. Lo-fi.

Posted: maggio 19th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

Uno legge Wrekmeister Harmonies e pensa a un austero coro di monaci bavaresi. Poi guarda le foto e si convince che no, invece si tratta di cattivissimi sacerdoti ortodossi, pronti a farsi largo a colpi di cilicio. In effetti non ci si va troppo lontani, visto che questo progetto collettivo – oltre 30 nomi coinvolti nel disco – si ispira a drammi rinascimentali e trame religiose per trascinare l’ascoltatore in un vortice di espiazione e senso di colpa. Un inno al peccato e al pentimento, una discesa agli inferi del black metal e una risalita su lunghe suite di archi. Una volta questo sarebbe stato post rock, oggi fortunatamente ci si è liberati di vecchie etichette e resta solo il suono, testimoniato dalla militanza su una label eclettica come Thrill Jockey. Il problema sarà portare dal vivo tutto ciò, perché uno fa un disco con 30 musicisti ma poi deve farcelo stare su un palco, cilicio o non cilicio.

 

Wrekmeister Harmonies. Giovedì 19 maggio 2016. Lo-fi. 10 euri.


Live & Loud (135)

Posted: maggio 18th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

dalvermeEcco qua un Live&Loud in edizione ridotta, di mezzo a una settimana che di dense così non è che se ne ricordino tante in tempi recenti. Buon per noi, che siamo abituati a boccheggiare e ogni tanto ci capita di respirare a pieni polmoni, grazie a chi si sbatte per dare aria ai nostri timpani. Gente che lo fa qui, come ce n’è in tutta Italia, come a Roma, dove lo sceriffo Tronca -già braccio armato della Milano degli ExpoBoys- pare proseguire nel suo progetto di desertificazione cittadina. Un progetto ampio, che andrebbe sommerso, e annegato.

Hüseyin Ertunç / Dogan Dogusel / Cem Tan / Umut Çaglar. Mercoledì 18 al Biko.
Ci ha messo settimane Holidays Records a ottenere i visti per questo travolgente quartetto, metà del quale è già nota a tanti nei dischi dei Konstrukt. Un paese in guerra, perennemente in guerra, non lascia uscire così facilmente i suoi bombardieri, in fondo.
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