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[Zero2] Wadada Leo Smith & Vijay Iyer. 15 gennaio. Manzoni

Posted: gennaio 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Da un po’ di tempo ormai si fa un gran parlare di musica globale, di interazioni che vanno oltre la world music la cui narrazione riempie ormai le biblioteche. Uno scenario post-globale che sembra però aver perso proprio le sue potenzialità di contaminazione, sdraiandosi sempre più su suoni figli legittimi del pop occidentale, cui viene cambiato poco più che il trucco. Vijay Iyer e Wadada Leo Smith per infrangere queste barriere non hanno attraversato il mondo: entrambi americani, benché di generazioni e storie diverse, calcano scene vicine da tempo. Il loro incontro però ha generato una delle più ampie “musiche del mondo” ascoltabili oggi. Un tamil e un rastafariano, un piano e una tromba, una musica che svolazza libera tra improvvisazione ed aritmia. “Ritmo cosmico” lo hanno definito loro stessi, perché se non si può più avere uno sguardo sul “globale”, tanto vale alzarlo al cosmo stesso.

Wadada Leo Smith & Vijay Iyer. domenica 15 gennaio, ore 11 (ri-diocan). Aperitivo in concerto @ teatro manzoni. 10/15 euri.


[Zero2] Roscoe Mitchell Sextet. 29 gennaio. Manzoni

Posted: gennaio 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

C’era un tempo in cui la musica svolazzava libera e tenace senza schemi e vincoli, vogliosa soltanto di fare la guerra e travolgere tutto quanto incontrasse sulla propria strada. Quel tempo è oggi, e lo è da 50 anni abbondanti, da quando tra Chicago e dintorni un manipolo di terroristi sonori decise di alzare il tiro sul mondo intero. Roscoe Mitchell è uno che per questa guerra si è arruolato convinto e con gusto, e da allora va avanti radicalizzandosi sempre più. Non ha mai avuto intenzione di arrendersi e non si dissocerà mai, piuttosto morirà da kamikaze. È il caso dell’operazione odierna, in cui l’ex leader dell’Art Ensemble of Chicago (in sestetto come vogliono le migliori abitudini) si butta a testa bassa nel repertorio di un collega incendiario come John Coltrane, morto 50 anni fa, e tutt’ora sulle stesse barricate.

Roscoe Mitchell Sextet (Roscoe Mitchell, Mazz Swift, Tomeka Reid, Silvia Bolognesi, Junius Paul, Vincent Davis). domenica 29 gennaio, ore 11 (diocan). Aperitivo in concerto @ teatro manzoni. 10/15 euri.


[Zero2] Ovo, La Piramide di Sangue, Hate & Merda. 16 dicembre. Lo-di (bye bye).

Posted: dicembre 14th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Gli Ovo hanno ormai 17 anni, un’eternità, eppure i due sono ancora qui, freschi e tombali. Ci vuole un’energia disumana per farcela, per spingere una musica così scarna ed estrema a cambiarsi per sopravvivere, generando diversità. Gli OvO del 2001 rispetto a quelli odierni non sembrano tanto un’altra band, sono di fatto due persone diverse. In mezzo ci sono stravolgimenti di suoni e aspetto, di rapporti e coordinate. Bruno e Stefania sono andati in Germania e usciti negli USA, rientrati in Italia e discesi nell’Abisso. Come in un viaggio dantesco, fatto da quasi mille date, oggi escono a rivedere le stelle. La nuova creatura si chiama Creatura: più una nascita che una rinascita. Gli OvO tornano a un’etichetta piccola e incazzata, come 15 anni fa; con Dio Drone hanno firmato un patto di sangue e di trascendentalità che si rinnova sul palco insieme agli Hate&Merda, colonna dell’etichetta fiorentina. Da un transito ultraterreno, però, non si sa mai dove si finisce per sbucare. Una via d’uscita però va trovata, anche da una città che sull’altare del silenzio si presta a sacrificare pure il Lo-Fi, giunto all’ultimo suo mese di vita. La più semplice non è per forza il Paradiso, magari saranno le stelle, quelle vere, un portale tipo Stargate, una Piramide di Sangue, un bagno in un fiume zozzo, un caravanserraglio di metallo acido e arabeggiante, da lasciare il dubbio ancora aperto: “Creatura mia, siamo in Egitto o siamo ancora solo a metà del Purgatorio?”.
Ovo, La Piramide di Sangue, Hate & Merda. venerdì 16 dicembre. arci lo-fi che porchiddio chiude pure questo. dieci euri.


[Zero2] Ongapalooza. 19 e 20 novembre. Santeria (entrambi).

Posted: ottobre 28th, 2016 | Author: | Filed under: General | Tags: , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

C’era un’intervista di qualche anno fa ad Onga in cui il boss supremo (anche perché unico) dell’etichetta veneta Boring Machines raccontava di alcune delle richieste più bizzarre giunte alla sua mailbox. Non si trattava dei demo della solita cover band degli Oasis, ma di richieste ben più professionali: a quanto pare, infatti, le “boring machines” sono macchinari industriali ad alta tecnologia, utilizzate per scavare buchi. Con la denominazione della sua etichetta, invece, continuo a credere che Onga intendesse delle “macchine noiose”, come tali potrebbero risultare queste musiche a orecchie distratte: eppure di buchi ha finito per scavarne eccome, grazie alle bestemmie e all’instancabile sbattimento del suo manovratore. Tunnel in grado di mettere in comunicazione i disagiati di tutta Italia, e da lì all’Europa intera, cunicoli per fuggire dalle chiacchiere petulanti di una collega che passa i pomeriggi al telefono e infilarsi in quell’oscurità che se la guardi bene ti offre persino l’arcobaleno. Oggi queste macchine celebrano dieci anni, e per due giorni vengono a bucherellare una città che è già un colabrodo. L’elenco dei convocati è lungo, inevitabilmente. Si comincia sabato 19 al Santeria Social Club con un quintetto multiforme: Simon Balestrazz i guiderà le sue macchine noiose, l’Hermetic Brotherhood of Lux-Or ci metterà l’energia elettrica, Satan is my Brother guiderà negli inferi, Everest Magma ribollirà nel fuoco eterno e Mai Mai Mai lo spegnerà a secchiate; il tutto sotto il vigile sguardo dei video di Sara Bonaventura. Domenica, a Volume, Adriano Zanni riproporrà live dopo anni le sue immagini sonore e BeMyDelay in formazione a quartetto allstar di tre chitarre (Marcella, Maurizio Abate e J.H.Guraj) e batteria (Vittoria Burattini) chiuderà il tutto in un turbine psichedelico. Troveranno tutti il giusto sottosuolo di disagio in cui immergersi. E festeggiare.

Filip J Cauz

PROGRAMMA:

SABATO 19 NOVEMBRE c/o SANTERIA SOCIAL CLUB
EVEREST MAGMA
SIMON BALESTRAZZI
HERMETIC BROTHERHOOD OF LUX-OR
SATAN IS MY BROTHER
MAI MAI MAI

Video: SARA BONAVENTURA
Mostra Fotografica: RED DESERT CHRONICLES (Postcards from Ravenna)
Dj set: INTERVALLO RECORDS

DOMENICA 20 NOVEMBRE c/o Volume – dischi e libri
BEMYDELAY Quartet
ADRIANO ZANNI

Ongapalooza. sabato 19 e domenica 20 novembre. santeria. gratis.


[Zero2] Gianni Gebbia Elettromagnetico Trio. 17 novembre. Cascina Torchiera.

Posted: ottobre 28th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

gebbia
Avete in mente quei musicisti che non riescono mai a star fermi? Che ogni volta che inaugurano un nuovo progetto sotto sotto stanno già palpitando per il successivo? Che non conoscono il concetto di “tornare a casa” da un tour, perchè il giorno seguente ripartono per un altro giro? Ecco, avete presente Gianni Gebbia, allora. Uno per il quale il termine “instancabile” risulta riduttivo. E come per tutti gli instancabile, si trova spesso a confrontarsi con un problema, come tenere in vita decenni di composizioni e melodie realizzate lungo la strada. L’Elettromagetico Trio, che vede il bassista Luca La Russa ed il batterista Carmelo Graceffa a fianco del sassofonista siciliano, nasce proprio a questo scopo. Un viaggio attraverso un lunghissimo arco temporale che porta il jazz contemporaneo tra le bancarelle della Vucciria e la world music nei jazz club. Una serata che inizia con un concerto e finisce con una jam session, che comincia presto e si conclude a notte fonda. Instancabilmente.

Gianni Gebbia Elettromagnetico Trio + jam session. giovedì 17 novembre. cascina autogestita torchiera. poche copeche.


[Zero2] Jerusalem in my heart. 9 novembre. Santeria (nuovo).

Posted: ottobre 20th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Radwan Ghazi Moumneh ha una Colnago. O così almeno raccontava alcuni mesi fa, a notte inoltrata, dopo il live di Jerusalem in My Heart alla Sacrestia, indubbiamente una delle cose migliori viste in quest’anno solare. Ed è in sella alla sua bici che viene da immaginarselo a canticchiare melodie arabe su e giù per le colline di Montreal, così diverse dalle alture coperte di cedri che circondano la Beirut che lo ha visto nascere dalle montagne dell’Oman che l’hanno adottato. Massicci stratificati come ogni suo disco. Attraversati con dolore da una migrazione globale che segue un movimento circolare, come le ruote della bici di Radwan, come le bobine dei proiettori di Charles-André Coderre che dal vivo abbiamo la fortuna di sentire e avvertire presenti, facendo di questo duo qualcosa di assolutamente non rappresentabile nei pur splendidi album. Una pedalata a ritmo lento lungo i confini, tra oriente e occidente, tra elettronica e canzone, tra concettualità e liberazione. Una deriva psicogeografica, traslata nella materialità di musica e immagini, da un palco all’altro, ondeggiando sempre in movimento, ma con il rischio costante di perdere l’equilibrio e cadere.

Jerusalem in my heart, Kuru. Mercoledì 9 novembre. Santeria social club. 10 euri.


[Zero2] OOOM Festival. 16 ottobre. Santeria (nuovo).

Posted: ottobre 4th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

L’agenzia spaziale giapponese JAXA (宇宙航空研究開発機構, o in un fantascientifico inglese Japan Aerospace eXploration Agency) è stata rifondata nel 2003 dall’unione tra la storica NASDA e il centro di ricerca ISAS: una congiunzione di enti statali che sino ad allora non avevano prodotto granché, ad eccezione di un progetto dal valore universale. Acid Mothers Temple è un UFO sonoro sviluppato nei laboratori di Osaka dal dott. Kawabata Makoto a partire dalla tecnologia del “melting paraiso”: una propulsione azionata dalla combustione delle sinapsi e dei timpani, capace di spingere oltre le sfere celesti. Oggi, la JAXA firma un’importante partnership con l’Unione Europea e vara il progetto OOOM, la prima spaceway tra la via Emilia e Saturno, che all’ingegneria nipponica affianca la geometria mediterranea di Julie’s Haircut, Lay Llamas, Fabio Cuomo e Hexn. «È una grande occasione per l’economia intergalattica, da qui nascerà una rete di import/export destinata a ridefinire i confini stessi del trasporto psichedelico», ha annunciato in conferenza stampa il Sindaco del Metal, delegato del governo allo sviluppo del progetto. Il primo lancio è fissato il 16 ottobre dalla circonvallazione. L’atterraggio è indefinito.

OOOM Festival: Acid Mothers Temple, Julie’s Haircut, Lay Llamas, Fabio Cuomo, Hexn. domenica 16 ottobre, dalle 18. Santeria (nuovo). 15 euri.


[Zero2] Julie Normal. 5 ottobre. Santeria (vecchio).

Posted: ottobre 4th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Julie Normal è un’ondista. Una definizione ondivaga, eppure così si presenta. Uno penserebbe si tratti di surf, invece si tratta di Onde Martenot, uno degli strumenti più rari e magnetici della musica orchestrale moderna. Maurice Martenot lo inventò dopo aver conosciuto Leon Theremin, in quell’epoca magnifica in cui la sperimentazione musicale era affidata a veri scienziati pazzi, gente in camice bianco e martello in mano. Oggi la sperimentazione ha preso altre strade, altri codici, con più nerd e meno maniscalchi, e per certi versi è stata assorbita dalla normalità. Sarà per questo che Julie si presenta così, ondivaga ma normale. Con le dita che zampettano sugli 88 tasti di uno strumento che potrebbe sembrare normale, ma che normale non è mai stato, perchè per suonarlo è necessario seguirne le onde. Proprio come col surf, in effetti.

Julie Normal. mercoledì 5 ottobre, Volume @ santeria (vecchio). gratis (clap).


-dopo- gli Who al forum

Posted: settembre 20th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Vandellieb2e29ac1bb19ee180ca3d76dd0b064d[*] il trittico della gioventù del 2016, dopo neil young e terry riley, si conclude con l’ultima band in età post-pensionabile.
qualche anno fa, in verità, mi ero ripromesso di non andare più a sentire concerti da cui non potevo aspettarmi alcuna sorpresa. ieri l’ho fatto, un po’ perchè ogni volta che faccio una promessa -a me o ad altri- la cosa che mi riesce meglio è tradirla ripetutamente, un po’ perchè ieri l’approccio era una celebrazione. e tale è stata.
questo tour degli who è un greatest hits di due ore -e meno male- in cui le hit sono ordinate in maniera vagamente filologica, partendo dagli albori, con “i can’t see for miles” introdotta addirittura come scritto quando nessuno del pubblico ancora nemmeno esisteva, transitando dalle opere, chiudendosi con una “baba o’riley” i cui video sembrano quasi sottratti ai kraftwerk.
la band celebra se stessa, talvolta in maniera pacchiana (sulle grandi scogliere di dover compaiono i quattro del nucleo originario in versione mount rushmore) più spesso come un sentito omaggio alla storia, la loro, quella di chi li ha accompagnati e lasciati per cause più o meno naturali. in mezzo ci sono un roger daltrey che ha un numero limitato di fiches vocali e le spende benissimo (rinunciando spesso e scatenandosi dove occorre) e un pete townshend che suona come fosse il ragazzino che fu, facendo le mosse e ruotando le braccia. non fosse che roger daltrey è ormai il sosia di maurizio vandelli, cambierebbe poco.
però è così, e quelli lì che cantano “I hope I die before I get old” hanno tradito da un pezzo la loro promessa. anche loro. e han fatto bene. la messa è finita, andiamo in pace, we won’t get fooled again.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. che però neppure questa volta si poteva fare col dono della sintesi, che ci posso fare…


[Zero2] The Who. 19 settembre. Forum.

Posted: settembre 18th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Il problema con le rock band è che invecchiano. Invecchiamo tutti, per carità, e a piccoli passi o a grandi falcate ci avviciniamo verso quella pensione che, a differenza delle rock band, non percepiremo mai. Il problema però è che loro, per definizione, “suonano la gioventù”: Roger Daltrey e Pete Townshend hanno circa 72 anni e la loro “teenage wasteland” oggi probabilmente è un praticello ben curato fuori da una villetta a schiera. Di rabbia giovane conosceranno solo quella dei nipoti, e temo senza apprezzarla nemmeno troppo. Eppure le rock band continuiamo ad andarle a sentire anche quando invecchiano. Se fossimo illusi, lo faremmo per lanciarci in vigorosi air guitar alla rincorsa di quella gioventù che fu, per noi e per loro. Più terra terra, lo facciamo perché la vita ce l’hanno cambiata e un po’ continuano a farlo. Senza doversi abbandonare al nostalgismo, se anche dopo i 70 the kids are alright.

The Who. Lunedì 19 settembre, Forum (assago). prezzi da inflazione serba.