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[Zero2] Alessandra Novaga. 23 maggio. Standards

Posted: Maggio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Se dovessi lodare Alessandra Novaga con un’iperbole facile, direi che in Italia non ce la meritiamo. Ribadirei che all’estero sarebbe sulle copertine delle riviste, troverebbe le porte aperte, suonerebbe nei festival che vanno in trending topic e ogni sera nuoterebbe tra monete sonanti come Paperone. Potrei riempire mezzo articolo di cazzate, mentre il lavoro di Alessandra è reale, concretissimo e presente. Ce la meritiamo tutta, perchè anche qui trova aperte le porte dei luoghi dove sono aperte anche le orecchie, come Standards. E non accadrebbe in maniera diversa all’estero.

Il deposito di Zio Paperone è un’invenzione, i trending topic sono una balla, anzi lasciate Twitter chiuso, lasciate proprio a casa il cellulare, che c’è un concerto che va goduto, apprezzato, persino immaginato. Perchè Alessandra Novaga fa questa cosa qui, ti mette in moto l’immaginazione su strade diverse rispetto a quelle che hanno concepito i suoi pezzi. Stasera porta “in scena” il live dedicato a R.W. Fassbinder e al suo cinema, anticipato da una performance di 10 minuti (cronometro alla mano) dal titolo “Film”, dell’artista Francesco Gagliardi e condivisa con Elena Russo Arman. Prendete e godetene tutte.

 

Alessandra Novaga: Fassbinder Wunderkammer. giovedì 23 maggio. StandarZ, 5euri.


[Zero2] Quello che facciamo è segreto. 17 18 19 maggio. Conchetta

Posted: Maggio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

C’è questa cosa un po’ unica del cortile di Conchetta che sono i ballatoi delle case a fianco. Ringhiere affacciate da cui si è osservata la vita intera di Cox 18, nascita e crisi, sgomberi e rioccupazioni; si sono viste feste, veglie, concerti, mercatini, coppie che si formavano e altre che si lasciavano, soprattutto sbronze. Che poi è ciò che si vede normalmente varcando il portone. Solo Conchetta ha i ballatoi affacciati, ma come tutti gli altri centri sociali ha una porta aperta, un limite valicabile.

Di fatto, riducendo all’osso quello che differenzia gli spazi di autogestione e autoproduzione da locali, circolini o club è esattamente l’apertura. Che non è trasparenza, rivendicazione piccolina da spettatori desiderosi soltanto di emettere un giudizio. La trasparenza è il sogno di avere palazzi fatti di muri attraverso cui si può guardare, da fuori. L’apertura è un invito a entrare. Poi, una volta dentro, si lasci spazio anche al segreto. Non ho idea di quale sia l’origine del titolo del festival “Quello che facciamo è segreto”, tributo al mitico fonico Gigione. Immagino sia una citazione, forse riguarda ciò l’unico luogo davvero inaccessibile che è il banco del mixer. Ma suona meglio come un invito: varcare la soglia per scoprire un ignoto accessibile.

La stessa soglia che negli anni hanno varcato Gigione e tanti degli ospiti che affollano il programma del festival, dai rinvigoriti Ritmo Tribale agli immancabili Tre Allegri Ragazzi Morti, e poi i Cut, NoHayBanda, Tiresia, e i dj set, le presentazioni del libro sui Black Mask e del documentario su riserve indiane e campi profughi palestinesi. È tutto lì, non è un segreto.

 

Quello che facciamo è segreto. Tanta bella gente, pochi brutti euri. Il weekend del 17 maggio in conchetta.


[Zero2] Zu + Mamuthones + Meiko Suzuki. 10 maggio. Santeria nuovo.

Posted: Aprile 16th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Da dieci anni esatti, l’Università di Ostia sta mettendo in crisi alcuni capisaldi della stratigrafia. Il dibattito più controverso è quello sulle datazioni del Carbonifero. Fino al 2009 si considerava che questo periodo geologico facesse parte dell’alto Paleozoico, ben evidenziato dalla comparsa dei conodonti della Montagne Noire. Da Ostia invece si scorge una montagna ben più massiccia. Il nuovo “Carboniferous” compare nel 2009, svelato da una trivella nucleare chiamata Zu, che a furia di scavare, menare, detonare e vaporizzare è arrivata a festeggiare i 10 anni di un disco che se non fosse facilmente databile con metodi scientifici si direbbe uscito domani.

Un disco che all’inizio mica l’avevamo capito del tutto, quando gli Zu erano la cosa più importante che la musica radicale potesse proporre tra i sedimenti d’Europa, già decollati per un successo senza pari (si pensi che “Carboniferous” stesso ha venduto più di 10mila copie!), eppure quel giacimento che avevano raggiunto era disorientante. “Carboniferous” è il disco che sposta gli Zu dal jazz-core verso il metal, verso la dura roccia, verso le viscere del pianeta; un composto esplosivo in cui Ornette Coleman convive con Aphex Twin e i Meshuggah. Oggi le ceneri si sono depositate: possiamo ammirarlo e celebrarlo.

Perché la Terra è piena di tesori, basta mettersi a scavare. Basta non recidere le radici, quelle che i Mamuthones hanno ben piantate tra la psichedelia, il punk e il post-moderno. Basta ascoltare il sussurro delle onde sismiche, l’elettricità dell’aria, come fa Mieko Suzuki addentrandosi nelle miniere del suono, incrociando analogico e digitale. Basta non arrendersi quando ci si ritrova dinnanzi a un substrato roccioso che pare definitivo. E invece basta una carica di dinamite, basta riaccenderla.

 

Zu + Mamuthones + Meiko Suzuki. venerdì 10 maggio, Santeria nuovo. un po’ di euri ma buoni.


[Zero2] Joshua Schwebel + Sonniloquio per restare. 06 aprile. standards.

Posted: Marzo 25th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Certe sere d’inverno, quando a Milano soffia un vento freddo che si insinua in tutti i mille spifferi delle mie finestre spazzando via ogni riferimento al clima che va scaldandosi, tiro fuori dall’armadio un vecchio paio di pantofole blu. Le possiedo da qualche decennio ormai, non ci vuole un olfatto molto sviluppato per accorgersene anche ad occhi chiusi – ma sono calde, solide, isolano perfettamente dal freddo del pavimento, sono un riparo garantito.

Questo sabato si va da Standards per tutta la notte e sarà come avere addosso delle pantofole calde, si va da Standards tutta la notte perchè si entra in uno spazio che fa sentire al riparo. Uno spazio privato, certo, ma il cui lavoro ai fianchi di una città dove la cultura è spesso solo un prodotto sullo scaffale del supermercato, dove la burocrazia è la più efficace forma di repressione, ne ha fatto un luogo pubblico, necessario.

Joshua Schwebel è un artista concettuale canadese che gioca da anni su questo confine labile, tra pubblico e culturale, tra il messaggio e la burocrazia, che si rivela la più fittizia tra le attività creative. Ci si ferma tutta la notte da Standards perché la performance di Schwebel partirà dall’irreale per sprofondare nella realtà delle tenebre, accompagnata dai suoni di Valerio Maiolo e dalle movenze di Silvia Costa.

Uno sleeping confronto, un dormiveglia concert, in cui il pubblico occuperà uno spazio, privato ma aperto, attraversabile, accogliente, comodo come un vecchio paio di pantofole. Questo sabato si va da Standards, ci si ferma per tutta la notte e io mi sa che le pantofole blu me le porto con me, perdonatemi per l’odore.

 

Joshua Schwebel: “Second summons” + Sonniloquio per restare. sabato 06 aprile, Standards. pochi euri.


[Zero2] Sister Iodine. 10 aprile. Standards.

Posted: Marzo 25th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Meno male che esistono ancora gruppi come i Sister Iodine. Che esiste ancora chi fa casino senza sentire la necessità di scendere a compromessi, chi rinuncia alla rappresentazione, alla mediazione, in nome soltanto della propria urgenza. Gente come i Sister Iodine non si è nemmeno accorta dell’epoca del noise da salotto, quando pure il rumorismo sembrava aver bisogno delle certificazioni come l’agricoltura biologica.

Avevano una loro strada, han tirato dritto. Dal fermento creativo degli squat degli anni ’90 alla resistenza dei gilet jaunes, l’underground francese (ed europeo) è mutato nei luoghi, nelle forme, nelle pratiche, ma non ha perso il principio di partenza: quello di fare scelte radicali e perseguirle con tutte le proprie forze. Un caos radioattivo che non decade col passare dei decenni. Potrebbero trascorrere anche dei secoli, ma i Sister Iodine li troveremmo sempre lì, sulle barricate, a far casino.

 

Sister Iodine. mercoledì 10 aprile, Standards. pochi euri e ben spesi.

 


[Zero2] Daniel Blumberg with Billy Steiger & Tom Wheatle. 19 marzo. triennale.

Posted: Marzo 1st, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

Daniel Blumberg non ha nemmeno 30 anni – ogni volta che noto questa cosa rimango scioccato. Gli manca poco, poi rimarrò esterrefatto nel constatare che Daniel Blumberg non avrà nemmeno 40 anni. È stupefacente pensare che un artista così giovane riesca a essere non solo così maturo, ma anche così completo, quasi ancestrale. È come se nella musica di Blumberg ci fosse tutta la musica precedente a Blumberg, molta più di quella che si può ascoltare e interiorizzare in meno di tre decenni di vita.

Per superare lo stupore sono andato a vedere le foto di Daniel Blumberg, sperando fino all’ultimo che mentisse, che avesse un passaporto falso come i calciatori sudamericani di qualche tempo fa, che fosse alla guida di una cospirazione internazionale per ritoccare le età dei musicisti londinesi. E invece no, magari non li porta benissimo, ma Daniel Blumberg ha davvero meno di 30 anni. Ha davvero un solo, bellissimo, disco solista alle spalle (dopo quelli con Cajun Dance Party, Yuck, Heb-Hex e Guo). Ha evidentemente ancora tanto da imparare, ma molto meno di tutti noi, a cui potrebbe dar lezioni di ideazione, composizione, ascolto e magia per i decenni che verranno. Ad ogni ascolto di Daniel Blumberg mi sento più vecchio, più sterile, più inutile.

Basterebbe questo per odiarlo, starne il più lontano possibile, se non fosse che il primo a lamentarsi sia lui stesso. Daniel Blumberg che ha chiuso “Minus” con una lunga invettiva sull’abituarsi a essere più vecchi, e più fuori di testa, più esauriti. Allora invecchia presto anche tu, Daniel. Invecchia così, tanto anche a giocare a bocce o a guardare cantieri sarai sempre più bravo di chiunque altro.

 

Daniel Blumberg with Billy Steiger & Tom Wheatle. giovedì 19 marzo, CRT triennale. Euri vari.


[Zero2] Edda. 28 marzo. santeria nuovo.

Posted: Marzo 1st, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

L’elemento che unisce i brani dell’ultimo disco di Edda, a detta dello stesso autore, è il fatto che nessuno può essere cantato in chiesa. Il motivo sta negli argomenti affrontati: omosessualità, incesti, un sacco di sesso, perdipiù tra adulti consenzienti. L’altro elemento, ma questo Edda non lo dice, è la loro nudità.

Se nei lavori precedenti Edda aveva ridotto al minimo il concetto di canzone, stavolta è andato ancora più in profondità: l’ha fatta a brandelli. È sempre stata la sua specialità, sin da quando urlava drogatissimo nei Ritmo Tribale, ed è il modo migliore per far vivere la sua musica sul palco, dove può deflagrare. Dal vivo Edda si diverte, perde ogni freno inibitorio, scherza col pubblico, inanella figuracce, ride e fa ridere.

Canta canzoni che si è cucito addosso come un sarto, con il pensiero primigenio di suonare e cantare per passarsela bene. Non gli è successo sempre nella vita, ma ora sì, ora che ha la certezza di non finire mai a suonare in chiesa.

Edda. giovedì 28 marzo. Santeria nuovo. 17 euri eccetera.


Belle musiche duemiladiciotto – pt.2

Posted: Febbraio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Un mese fa avevo scritto qui una lunga lista dei concerti più belli visti nell’anno che fu, poi c’è stato il Festivàl di Sanremo, ora una lista ancora più lunga con i miei dischi preferiti. Che sarebbero troppissimi e mai abbastanza, perchè viviamo in un’epoca felice – almeno dal punto di vista dei timpani. Alcuni di questi dischi sono talmente belli che mi emoziono. Gaudeamus, et consumimur igni.

Come sempre è una lista molto parziale, molto personale, molto influenzata dal periodo in cui mi sono messo ad ascoltare, dagli ambiti di ricerca, dal fatto che tutto sommato per la maggior parte del tempo anche nel 2018 ho continuato ad ascoltare i Kinks.

L’ordine è rigorosamente alfabetico. Ove possibile (aka quasi sempre, dove manca c’è un surrogato) cliccandoci sopra si va diretti direttissimi allo streaming.

* Christopher Ali Solidarity Quartet – to those who walked before us
* Amuleto – Misztériumok
* anguish – s/t
* Anthroprophh – Omegaville
* lea bertucci – metal aether
* daniel blumberg – minus
* Body/Head – The Switch
* dylan carlson – conquistador
* Audrey Chen – runt vigor
* neneh cherry – broken politics
* Serang Dakko, Hamrin Samad, and Arrington de Dionyso – Unheard Indonesia vol. 14: Serang Dakko and Friends in Makassar
* father murphy – rising: a requiem for Father Murphy
* Ben LaMar Gay – Downtown Castles Can Never Block The Sun
* Anne Guthrie – Brass Orchid
* patrick higgins – dossier
* lonnie holley – MITH
* Robert Honstein – An Economy of Means
* jerusalem in my heart – Daqa’iq Tudaiq
* Park Jiha – communion
* Eli Keszler – Stadium
* mabel Kwan – Georg Friedrich Haas: Trois Hommages
* peggy lee – echo painting
* LOW – double negative
* Marble – Diego
* Mind Over Mirrors – Bellowing Sun
* Josh Modney – Engage
* MoE and Marhaug – Capsaicin
* No Name – room 25
* Oy – stimming
* Caterina Palazzi Sudoku Killer – Asperger
* Pilia + Pupillo ◉ ╋ ◑ – dark night mother
* rabit – cry alone die alone
* sabaSaba – s/t
* senyawa – sujud
* Sunwatchers – II
* Henry Threadgill 14 or 15 Kestra: Agg – Dirt… And More Dirt
* Ulthar – Cosmovore
* venetian snares x daniel lanois – s/t
* young echo – s/t
* the young mothers – morose
* Thalia Zedek Band – Fighting Season
* ZS – noth


[Zero2] Scapes: Francisco López. 14 marzo. villa necchi campiglio.

Posted: Febbraio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Fino a una decina d’anni fa, di Villa Necchi Campiglio ignoravo persino l’esistenza, la scoprii per caso con una festa di matrimonio. Ero ubriaco, molto, ma rimasi stupefatto. Non tanto dall’estensione e dalla bellezza del luogo, non dallo spropositato numero di steward vestiti di nero che sbucavano da ogni stanza (facendo pensare che abbia più dipendenti del CNEL), nemmeno dalla collezione di quadri e decorazioni sparse ovunque. Lo stupore nasceva dall’essere lì, nel pieno centro di Milano, in un luogo che da fuori sembrerebbe come tutto il resto della città: un parcheggio.

Ci ho messo alcuni anni a capire questa cosa: a Milano i luoghi belli esistono, ma sono nascosti. Stanno chiusi dietro muri che solo bombolette e buona volontà hanno saputo colorare, incuneati tra auto parcheggiate in tripla fila e cartelloni pubblicitari formato XXXL. Solo per questo, bisognerebbe fare una standing ovation a Plunge (e al FAI), che apre questa Villa alla musica e a chi ascolta. Per una volta non è un’azienda di computer hypster o una caffetteria americana a impadronirsi di uno spazio importante di Milano, ma è una cascata di droni industriali, l’abisso sonoro di Francisco López che farà tremare vetri, quadri e soprammobili. Un primo appuntamento di “Scapes” – ciclo di lecture, workshop e performance interamente dedicato alla pratica sonora del field recording – che si aprirà con un’intervista all’artista spagnolo a cura di Gaetano Scippa e, prima del live, consentirà al pubblico di visitare la villa.

Un “evento” talmente bello, che il bello della villa nemmeno servirà più: al concerto si assisterà bendati, immersi nella quadrifonia. E si uscirà stupefatti, consapevoli di aver toccato con mano qualcosa di impercettibile. Speriamo che duri. Meglio non dirlo troppo in giro.

 

Scapes: Francisco López. giovedì 14 marzo. villa necchi campiglio, 15 banane.


[Zero2] Foams, heaps, sponges, clouds and vortexes. 21 febbraio. hangar bicocca.

Posted: Febbraio 5th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Fino a una manciata d’anni fa, prima che firmassimo l’accordo con cui abbiamo ceduto tutta la nostra conoscenza a una certa azienda con sede a Mountain View, California, muoversi per la città richiedeva una prima fase di studio dello stradario. Muovere il dito sulla mappa diventava un antipasto dell’esplorazione, un primo sforzo di inventiva su come congiungere il punto A al punto B, spingendosi tra zone sconosciute. L’Hangar Bicocca, ad esempio, avrebbe rappresentato uno di questi punti di domanda topografici. Nato ormai parecchi anni fa, popolato da torri prima che cominciasse ad accadere al cielo cittadino, l’Hangar è rimasto un luogo del mistero, che si palesa in maniera del tutto irregolare nell’esplorazione cittadina, in genere senza annunciarsi.

Per arrivare a passarci il dito sopra bisogna tracciare percorsi molto distanti, che il più delle volte non ne avvertiranno nemmeno la presenza. Ma in alcune occasioni è come se le Torri dell’Hangar cominciassero a spingere, creando un’increspatura nella mappa. È il caso di questo appuntamento, che manda fuori strada presentandosi come una raccolta di “schiume, forme, spugne, nuvole e vortici”, ma dietro a questa bizzarra lista della spesa cela tre menti luminose delle avanguardie sonore, chiamate a raccolta da David Toop, musicista, giornalista, ricercatore, compositore e chi più ne ha più ne metta. Ad affiancarlo in questo concerto realizzato all’interno della mostra “Igloos” di Mario Merzci, ci saranno la compositrice di musica elettronica Lucie Štepánková e John Butcher, straordinario sassofonista inglese dedito ormai da tempo al terrorismo sonoro più libero.

Un trio che appare come un miraggio, una topografia nuova su una mappa sempre povera di punti. Fuori luogo e fuori tempo, fuori anche dalle latitudini, tanto che l’Hangar li porta a Milano per farli suonare in Groenlandia. Intorno a loro non ci saranno torri questa volta, ma una distesa di igloo. Aggiornate le mappe.

 

Foams, heaps, sponges, clouds and vortexes: David Toop, Lucie Štepánková e John Butcher. giovedì 21 febbraio. hangar bicocca, gratis.