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-dopo- i Marginal Consort a Macao

Posted: aprile 18th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

[*] avete presente quando leggete presentazione del tipo che non si tratta di un concerto ma di un’esperienza? ecco, stocazzo, sono tutte palle, belinate. la presentazione si adatterebbe perfettamente pure al live dei marginal consort, e probabilmente l’abbiamo anche usata tutti, mentendoci, perchè pure questo, per quanto immersivo, è un concerto.

siamo andati –in tanti, sorprendentemente!– a macao a sentire un concerto, ascoltarlo nella maniera più coinvolgente possibile, ma così era, senza di noi il risultato non sarebbe cambiato, l’artista da una parte, il pubblico dall’altra. forse l’idea era diversa, e il pubblico avrebbe dovuto essere meno statico, meno seduto e sdraiato e più errante, ma non avrebbe cambiato di molto la sostanza, soltanto la forma. e la sostanza è quella di un concerto unico, lungo e magnifico, di cui difficilmente ci dimenticheremo.

quattro figure negli angoli, alle prese con quattro approcci estrememnte diversi al suono: uno più fisico, ai limiti dell’autolesionismo, uno più teorico, quasi ingegneristico, uno più pragmatico, classico, magico, fatto di chitarre e affini carezzate e percosse, un ultimo più caciarone, giocoso, quasi rumorista. quattro approcci diversi che dicono di procedere autonomi senza dialogare, ma pure questa è una palla. l’ascolto reciproco è costante, benchè invisibile, e il dialogo è percepibile, ma sottovoce. al centro infatti c’è solo il pubblico che silente, passivo, ascolta. e gode.


[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Marginal consort. 17 aprile. Macao

Posted: aprile 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

I Marginal Consort sono una delle cose più assurde che la musica “libera” possa vantare nel mondo. Il collettivo giapponese, fondato dal dadaista Kazuo Imai, si riunisce per suonare dal vivo una volta all’anno (o poche di più quando se ne presenta l’occasione), si dispone liberamente nello spazio e manipola oggetti e strumenti, bambù e sensori, onde sonore e idee nell’arco di performance di lunga durata. I musicisti collaborano tra loro tramite lo spazio: non è un interplay ma una compresenza, una simultanea occupazione dell’etere che a volte genera dialogo, altre volte strade parallele che non si intersecano se non nei timpani dell’ascoltatore. A Macao di spazio ne troveranno a bizzeffe, e ad aprirglielo ci penserà Saturnalia, il festival estivo macaino che condivide con il collettivo giapponese lo stesso approccio materico. Suoni differenti che si incontrano o si evitano, tra rumorismi e casse dritte, pop trasognante e sincretismo, nel corso di un unico evento che è più lungo di una sera, di una notte, di una stagione intera. Nell’uno o nell’altro caso, il risultato è una lunga allucinazione uditiva, una volta all’anno, o quest’anno due. Siamo fortunelli, grazie Saturno.

Saturnalia preview: Marginal Consort. lunedì 17 aprile, ore 19. Macao. cinque euro.


[Zero2] Cristian Naldi. 14 aprile. Volume

Posted: aprile 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | No Comments »

La prima volta che ho conosciuto Cristian Naldi era ubriaco. A pensarci bene, lo era anche tutte le altre volte. A pensarci meglio, lo ero pure io. Forse lo sono pure ora, e non a caso sto ascoltando Rurale, seconda ed ultima fatica del chitarrista romagnolo. Un disco che, come il precedente Spettro, ma pure come i due album di FULkΔNELLI registrati nel mezzo (in duo con Paolo Mongardi), ha quella capacità unica di farti sentire sbronzo quando non lo sei, o cullarti in una calda comodità quando l’alcool ha già fatto il suo. E come tutte le musiche così sbronze, anche quella di Cristian Naldi trova il suo compimento nell’abbandonarsi, o meglio, accasciarsi. Seduto lui sul palco, seduto il pubblico. In mezzo un’aria rarefatta di corde mutanti, straniate e stressate, paesaggi in chiaroscuro tratteggiati da chi ha studiato a lungo il lavoro altrui prima di immergersi nel proprio. E non uscirne più, come svegliarsi nei campi, umidi di nebbia e rugiada, dopo una sbronza colossale, senza ricordarsi nulla, senza riuscire a rialzarsi.

Cristian Naldi. venerdì 14 aprile. volume c/o santeria vecchio. gratis.


Al Verme

Posted: marzo 27th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

il Dal Verme chiude davvero. fine, basta, kaputt. allora sono sceso a Roma a salutarlo, come si fa con un amico prima che parta senza biglietto di ritorno, che chissà quando ci rivediamo io e Luchino (dal Verme), tanto ci rivediamo. O meglio, chissà dove.
Di mezzo c’è stato quel folle, giovane, giovanissimo, duo dei DAP (Diritto di acesso al parco), i “padroni a casa nostra” Trouble vs Glue e il solito maelstrom degli Holiday Inn, affettuosamente tutto dedicato al vicinato. C’è stato un live scurissimo ma proprio bello di Von Tesla, che non so come fosse possibile che non avessi mai visto fin qui, dei dj set improbabili e dimenticabili, bevute forti, magnate forti, soprattutto odori forti. Di mezzo ci sono stati soprattutto 8 anni di Dal Verme. Zero gli ha dedicato uno speciale tutto ammore, io mi metto in scia e -dopo- la saluto pure io, “questa meravigliosa tavolata di amici” (cit).

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-dopo- gli Helmet al Legend

Posted: febbraio 23rd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

[*] l’altro giorno è stata annunciata la prima ed unica data italiana di eddie vedder per la prossima estate. la cosa mi ha lasciato freddo come un bastoncino di pesce (benchè io non sia così gustoso da leccare). questa cosa potrebbe essere letta come una sorta di fuoriuscita da una gioventù che fu e che palle. sarà, eppure sono andato a sentire gli Helmet, che mai avrei pensato di vedere ormai in vita mia.

Page hamilton è diventato un patatone, gli altri sono degli sconosciuti, temevo soprattutto che il basso non tirasse come doveva. invece Dave Case indossava un cappellino con scritto NOSTROMO e da buon Nostromo tirava, e il concerto è quello che ti aspetti da un concerto degli helmet, ti prende a ceffoni per un’ora abbondante e tutti a casa col ronzìo.
ho una strana teoria che prima o poi dovrò elaborare sulla relazione inversa tra pubblico che fa le foto con i cellulari e pubblico che fai l’air-guitar: al crescere dei primi scompaiono i secondi e viceversa, e questa cosa è intimamente legata con l’esito stesso -non la qualità- del concerto. ci ho pensato a lungo ieri, ci devo ripensare.


[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] AmenRa, CHVE, Syndrome. 24 febbraio. Santeria Social club

Posted: febbraio 20th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Il post-metal è una palla pazzesca. Un’orda di dischi tutti uguali, band tutte uguali, suoni sempre uguali, tanto che quando qualcuno esce dal coro c’è solo da gridare al miracolo. E come sempre capita per i miracoli, non accade per caso. Gli AmenRa sono uno di quei pochi casi in grado di sfuggire al metodo “fotocopiamo i Neurosis”. Sfuggono perché hanno un vantaggio geografico (vengono da Kortrijk, città più nota per le grandi classiche del ciclismo che per il metal) e soprattutto religioso, il che favorisce il miracolo. Gli AmenRa sono infatti i fondatori della “Church of Ra”, che alle messe nere tipiche del genere sostituisce sermoni spirituali ancestrali, dall’antico Egitto alle Fiandre rurali. Un ventaglio che permette di improvvisare fuori dai canoni, un po’ come rifilarti un live acustico dopo anni di ampli a cannone. Se riusciranno a raggiungere l’obiettivo, sarà ancora un miracolo. Amen.
AmenRa, CHVE, Syndrome. venerdì 24 febbraio. Santeria Social club. sedici euri!


-dopo- Thomas Ankersmit all’Hangar Bicocca

Posted: gennaio 27th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

[*]  la seconda cosa che noti di Thomas Ankersmit è la ragazza con cui si accompagna, le cui forme ultragiunoniche hanno shockato tutti i presenti di ambo i sessi. la prima cose che noti di ankersmit è un synth che pare una plancia di comando di Spaceballs. queste due cose le noti entrambe parecchi minuti dopo il concerto, perchè prima l’unico senso che eserciti sono le orecchie. Per questo all’Hangar il buon Ankersmit ha svettato oltre le stelle anche piazzato in mezzo ad una mostra di dubbio gusto, con il pubblico separato dai cordolini che proteggevano le “opere”, costretto ad alzare la voce per chiacchierare in maniera più corposa (sei sempre in un museo, sai) e totalmente percettibile, visto il range di frequenze su cui si muoveva ankersmit. Embè? esticazzi, non sanno cosa si sono persi. 45 minuti di rumore e splendore che potrebbero aver già chiuso, con ragionevole anticipo, il discorso sul Concerto_Dell’Anno_2017®. tra una smorfia e l’altra, Ankersmit ti trascina con se’ oltre le soglie del dolore, ti lecca i timpani con le altissime e ti ricaccia nel silenzio lungo una toboga di frequenze saltellanti, dolci e profonde. Ho conosciuto solo dopo (aka oggi) la carriera di questo bel figliuolo cruccolandese, scoprendo che nasce come sassofonista. La cosa non mi ha stupito di una virgola, perchè per quanto questa performance si proponga come “un’esperienza allucinatoria in cui le nostre teste e le nostre orecchie diventano sorgenti sonore. La musica viene letteralmente suonata nella nostra testa” a me è sembrata qualcosa di più semplice: un synth a fiato.

(poi ha suonato pure Brinkmann e anche lanciato un disco smazzuolato, ma ormai l’universo aveva già cominciato a contrarsi di nuovo)

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Roscoe Mitchell Sextet. 29 gennaio. Manzoni

Posted: gennaio 20th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , | No Comments »

C’era un tempo in cui la musica svolazzava libera e tenace senza schemi e vincoli, vogliosa soltanto di fare la guerra e travolgere tutto quanto incontrasse sulla propria strada. Quel tempo è oggi, e lo è da 50 anni abbondanti, da quando tra Chicago e dintorni un manipolo di terroristi sonori decise di alzare il tiro sul mondo intero. Roscoe Mitchell è uno che per questa guerra si è arruolato convinto e con gusto, e da allora va avanti radicalizzandosi sempre più. Non ha mai avuto intenzione di arrendersi e non si dissocerà mai, piuttosto morirà da kamikaze. È il caso dell’operazione odierna, in cui l’ex leader dell’Art Ensemble of Chicago (in sestetto come vogliono le migliori abitudini) si butta a testa bassa nel repertorio di un collega incendiario come John Coltrane, morto 50 anni fa, e tutt’ora sulle stesse barricate.

Roscoe Mitchell Sextet (Roscoe Mitchell, Mazz Swift, Tomeka Reid, Silvia Bolognesi, Junius Paul, Vincent Davis). domenica 29 gennaio, ore 11 (diocan). Aperitivo in concerto @ teatro manzoni. 10/15 euri.


[Zero2] Wadada Leo Smith & Vijay Iyer. 15 gennaio. Manzoni

Posted: gennaio 10th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Da un po’ di tempo ormai si fa un gran parlare di musica globale, di interazioni che vanno oltre la world music la cui narrazione riempie ormai le biblioteche. Uno scenario post-globale che sembra però aver perso proprio le sue potenzialità di contaminazione, sdraiandosi sempre più su suoni figli legittimi del pop occidentale, cui viene cambiato poco più che il trucco. Vijay Iyer e Wadada Leo Smith per infrangere queste barriere non hanno attraversato il mondo: entrambi americani, benché di generazioni e storie diverse, calcano scene vicine da tempo. Il loro incontro però ha generato una delle più ampie “musiche del mondo” ascoltabili oggi. Un tamil e un rastafariano, un piano e una tromba, una musica che svolazza libera tra improvvisazione ed aritmia. “Ritmo cosmico” lo hanno definito loro stessi, perché se non si può più avere uno sguardo sul “globale”, tanto vale alzarlo al cosmo stesso.

Wadada Leo Smith & Vijay Iyer. domenica 15 gennaio, ore 11 (ri-diocan). Aperitivo in concerto @ teatro manzoni. 10/15 euri.


[Zero2] Ovo, La Piramide di Sangue, Hate & Merda. 16 dicembre. Lo-di (bye bye).

Posted: dicembre 14th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Gli Ovo hanno ormai 17 anni, un’eternità, eppure i due sono ancora qui, freschi e tombali. Ci vuole un’energia disumana per farcela, per spingere una musica così scarna ed estrema a cambiarsi per sopravvivere, generando diversità. Gli OvO del 2001 rispetto a quelli odierni non sembrano tanto un’altra band, sono di fatto due persone diverse. In mezzo ci sono stravolgimenti di suoni e aspetto, di rapporti e coordinate. Bruno e Stefania sono andati in Germania e usciti negli USA, rientrati in Italia e discesi nell’Abisso. Come in un viaggio dantesco, fatto da quasi mille date, oggi escono a rivedere le stelle. La nuova creatura si chiama Creatura: più una nascita che una rinascita. Gli OvO tornano a un’etichetta piccola e incazzata, come 15 anni fa; con Dio Drone hanno firmato un patto di sangue e di trascendentalità che si rinnova sul palco insieme agli Hate&Merda, colonna dell’etichetta fiorentina. Da un transito ultraterreno, però, non si sa mai dove si finisce per sbucare. Una via d’uscita però va trovata, anche da una città che sull’altare del silenzio si presta a sacrificare pure il Lo-Fi, giunto all’ultimo suo mese di vita. La più semplice non è per forza il Paradiso, magari saranno le stelle, quelle vere, un portale tipo Stargate, una Piramide di Sangue, un bagno in un fiume zozzo, un caravanserraglio di metallo acido e arabeggiante, da lasciare il dubbio ancora aperto: “Creatura mia, siamo in Egitto o siamo ancora solo a metà del Purgatorio?”.
Ovo, La Piramide di Sangue, Hate & Merda. venerdì 16 dicembre. arci lo-fi che porchiddio chiude pure questo. dieci euri.