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[bikeit] si sta come d’agosto…

Posted: Agosto 30th, 2013 | Author: | Filed under: pedallica | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Agosto è il mese delle vacanze per una grande fetta di quel popolo migratore che è l’umanità, il mese delle spiagge affollate da Ibiza al Salento, degli ingorghi inestricabili sulle autostrade e dei voli low-cost che triplicano di cost.
Per una grande fetta ma non per tutti. C’è chi le vacanze non se le può permettere, e c’è chi lavora, magari in bicicletta. Agosto è un mese anomalo per i ciclisti, esce dalla sovraesposizione del Tour de France e si tuffa nell’ultima parte di stagione, verso la Vuelta, il mondiale e le classiche d’autunno. Non c’è posto sulle spiagge per chi va in bicicletta, non ci sono gelati e birre fresche, ma le solite pedalate di centinaia di km sotto il sole cocente, i soliti fax all’Uci perchè la reperibilità di un corridore deve essere garantita anche a ferragosto, 24 ore su 24, il solito campanello che suona prima dell’alba –in qualsiasi contesto– per un routinario prelievo del sangue. Manca qualcosa? Sì, avete letto bene, mancano le gare.

L’agosto dei ciclisti è sempre stato uno stillicidio di piccole e grandi corse, disputate con il coltello tra i denti perchè sono le settimane in cui si anima il mercato per la stagione successiva, e i selezionatori stilano le liste dei nomi per le nazionali. E a gustarselo in televisione, l’agosto del ciclismo è stato spesso ricco e coinvolgente. Ora non lo è più. Le corse falliscono, gli organizzatori scompaiono e il calendario si impoverisce, quello italiano più di ogni altro. Anni di scellerata gestione federale, di sputtanamento e oscuramento mediatico e di mancanza di visione moderna hanno fatto del ciclismo “minore” italiano un deserto. E quando le corse non scompaiono, a sparire è il pubblico, a crollare è la qualità delle starting list. Tanto che dal divano quasi non ci si è accorti dell’esistenza del ciclismo d’agosto, con pochissime eccezioni, almeno finchè non è partita la Vuelta -di cui riparleremo- o il Tour de l’Avenir, per i suiveur più attenti, e bisognerà buttare un occhio pure là, per comprendere il futuro che ci attende.

Un futuro più prossimo che comunque si tratteggia a tinte fosche. Lo testimonia il secondo appuntamento abituale del ciclismo estivo: il ciclo-mercato. Come svaniscono le corse, così spariscono anche le squadre, il mercato resta fermo e un gran numero di corridori, tecnici, meccanici, massaggiatori rischia di dover trovare un impiego differente per l’anno a venire.
Nel giro di poche settimane abbiamo assistito all’addio alle corse dello storico team spagnolo Euskaltel, alla sempre più probabile chiusura della Vacansoleil, al caos che regna in casa Vini Fantini e porterà sicuramente al ridimensionamento della squadra…
Sembra che il sistema Pro Tour / World Tour sia giunto al punto zero, dimostrando il suo fallimento completo. Con la fine del World Tour si spera sia vicina al capolinea anche l’esperienza di governo di chi, da Verbruggen a McQuaid, ha comandato l’Unione Ciclistica Internazionale negli ultimi 20 anni, contribuendo nella sostanza a creare questa disastrata situazione.
Tra un mese, durante la settimana iridata di Firenze, si voterà per la nuova presidenza: nonostante una serie di manovre di regime ben oltre i limiti del consentito, McQuaid è a un passo dalla definitiva sconfitta. Il salvagente lanciatogli da Thailandia e Marocco, dopo esser stato scaricato sia dalla federazione irlandese sia dai suoi criticatissimi compari svizzeri. Ad involarsi verso la poltrona massima è Brian Cookson, artefice della miracolosa rivoluzione ciclistica britannica e chiamato ora a replicare l’impresa su scala internazionale. Non resta che sperare, per evitare che le estati del futuro siano definitivamente prive di ciclismo, e di ciclisti.

[qui c’è pochissimo divano, ma è sempre del ciclismo visto da bikeitalia.it]



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