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Live & Loud (130)

Posted: febbraio 18th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

enrico-malatestaFate un bel respirone e concentratevi, che tutto d’un tratto la città-parcheggio (aka la città-Expo) sembra essersi risvegliata dal suo torpore. Ecco una sintesi estrema della rafficata di concerti che resistono fino alla fine del mese. E’ tanta roba, o quasi.

Tomomi Adachi, Attila Faravelli. Giovedì 18 febbraio alle 8 di sera da O’.
Tomomi è un giapponese svitato che copre la propria epidermide di sensori e li suona nel piccolo della sua stanzetta o nel medio di questa serata. Con lui c’è Attila, uno che se gli dici che ci sono dei tarli che si abbuffano di legno in aperta campagna ci si precipita con tutti suoi registratori.

Roberto Fega, Confindustrial Sinfonietta. Giovedì 18 febbraio al Piano Terra.
Finito il concerto precedente, si fanno pochi passi e si arriva nello studio del Dr. Frankenstein. Questo sarà almeno per stasera il Piano Terra, dove Roberto Fega porta in scena il suo “Mechanical Sensor”, un progetto di robotica infinita, in cui controller autocostruiti e gestualità teatrali generano magie di suono.

Giovanni Lami, Enrico Coniglio. Venerdì 19 da Standards alle 20:30.
Doppietta in equilibrio sui confin. Quello tra suono e rumore, con la degradazione ambientale che ha aggredito i nastri magnetici di Giovanni Lami (la cui preparazione sarà osservabile per l’intera giornata) e quella dei paesaggi in conflitto registrati e ricostruiti da Enrico Coniglio. Un trionfo di note a margine.

Pipeline 7 plays Steve Lacy. Venerdì 19 ad Arte Passante, sul mezzanino della stazione Repubblica.
Sul finire di Gennaio il salone della Scighera è stato colpito duramente da un incendio che ne ha compromesso l’agibilità. A uscirne intatta, se non rafforzata, è invece la voglia di fare, ed eccone qui un esempio, bello e itinerante, con un manipolo di jazzisti più o meno abituali del palco della Bovisa (Calcagnile, Locatelli, Aprile, Braida, Prada, Tilli, Grossi) a omaggiare un maestro.

Occult Family Days. Vnerdì 19 e Sabato 20 alla Casa Occupata di via Gorizia.
La Occult Punk Gang è la risposta più credibile a Mario Adinolfi. Qui lo ribadisce con due serate in cui il punk è solo un ingrediente di minoranza, venerdì con Eternal Zio, Nihilist Waves, Hallelujah, Tumulto e Knightzz; sabato si riparte con Pueblo People, Spirale, Lago Vostok e Beata Lontra. Sempre sia lodata.

Milano Chiptune Underground #004. Sabato 20 Sotto la Sacrestia.
Vi erano mancati quei mattacchioni dell’8-bit meneghina? Ecco che passato il Festival di Sanremo tornano alla carica, a partire da un tris d’assi con Eat Rabbit, Tonylight e Kenobit. Drogatevi.

United We Fest. Domenica 21 dalle 18:30 alla Cascina Torchiera.
Resta sempre in vigore la regola che obbliga la presenza di una maratona hardcore ogni settimana o poco più. Qui ci sono No Turning Back, Oltrezona, Face Your Enemy, Respect for Zero, Rft e Young Blood.

Tortoise. Domenica 21 al Magnolia (Segrate).
Non riesco bene a capire cosa mi fa strano di un concerto dei Tortoise nel 2016. Qualcosa c’è, e non è il Magnolia. Non solo quello, almeno. Comunque sono i Tortoise, mica cazzi.

Otolab, Francisco López. Lunedì 22 al San Fedele.
Secondo appuntamento della seconda edizione di Inner Spaces nel giorno 22 (due due) del secondo mese dell’anno. Un appuntamento da leccarsi i timpani (López è un’istituzione dell’elettronica sperimentale spagnola, Otolab presenta il nuovo live “sYn”) devastato dalla numerologia.

!!!, Stereolad. Mercoledì 24 al Magnolia (Segrate).
Finalmente di ritorno da queste parti uno dei gruppi più malcagati dell’ultimo ventennio. I !!! sono una fotocopiatrice rotta che riproduce copie sbiadite di post-punk, funk, precarietà e alcoolismo. Ma l’insieme di queste fotocopie, be’, ha un tiro irresistibile. In apertura suonano loro stessi, ma con altro nome, per il progetto più ovvio: una cover-band.

Enrico Malatesta & Seijiro Murayama. Giovedì 25 alle 20:30 da Standards.
Sono anni ormai che ci siamo liberati del pregiudizio sulle percussioni dovuto a generazioni di bonghisti. Per raggiungere quest’obiettivo ci è voluto il lavorone di chi ha dedicato il proprio mestiere a esplorare, con goduria, le possibilità armoniche degli oggetti percussivi. Possibilità infinite, come quelle che indagano senza posa questi due signori.

Ardecore. Giovedì 25 sotto la Sacrestia.
Gli Ardecore son tornati dopo un viaggio all’Inferno in cui lo Stige si confondeva con il Tevere. Un po’ come in una canzone popolare romana, una loro canzone. Cosa combinino oggi gli Ardecore dopo questo viaggio è tutto da scoprire. Qui c’è l’occasione.

Oneothrix Point Never, Actress, Primitive Art. Venerdì 26 allo Striptease.
Club2Club fa tappa a Milano e non può che appoggiarsi alla Buka. L’occasione è il live di Daniel Lopatin, un tipo un po’ stronzo ma che ha saputo fare dischi bellissimi a nome Oneothrix Point Never. Ultimamente invece ha fatto dischi un po’ così, ma stasera non se ne accorgerà nessuno.

Dave Holland Trio. Sabato 27 al Blue Note.
Ad averci gli euri, insomma, ancora una volta al Blue Note c’è uno dei pezzi più splendenti della storia del jazz, tra quelli rimasti in vita. Ma ci vogliono gli euri.

Death Roars, Oh! Calcutta. Domenica 28 al tramonto al Piano Terra.
I Death Roars sono un duo piano elettrico e batteria che va a indagare la sofferenza dell’umanità e ne trae linfa per melodia e rumore. In apertura un quartetto che nulla ha da spartire con l’India o con l’indie.



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