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Posted: Marzo 6th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: berlino, festival, Lucio Capece, Lustmord, maerzmusik, Robert Aiki Aubrey Lowe, the long now, the necks, Tomoko Sauvage, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] The Long Now. 24-25 marzo. Berlino
Quanto dura un istante? E questo preciso istante, il momento in cui stiamo leggendo, ascoltando, vivendo? Quanto dura il presente, quello iato che separa ciò che fu da ciò che sarà? E cosa c’entra tutto ciò con un festival musicale? A queste domande, o quantomeno all’ultima, prova a rispondere la maratona conclusiva del MaerzMusik, The Long Now. Un orologio sonoro di 30 ore, nelle quali alla Kraftwerk di Berlino si cercherà di dilatare l’istante in musica. Tra palchi e giacigli il pubblico potrà sentire le proprie domande più profonde rimbalzare nei timpani accompagnate dai suoni di Robert Aiki Aubrey Lowe, Tomoko Sauvage, Lucio Capece, Lustmord e… dalle 4 ore di impro dei Necks. Gente che sembra non sentire il tempo che passa, che sa scandirlo e manipolarlo, connetterlo istante per istante in un lungo e profondo presente.
Arriva preparato.
The Long Now. Tutto sta gente qua sopra e pure altri, il 24 / 25 marzo alla Kraftwrk di Berlino. Costa un po’.
Posted: Marzo 1st, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: -dopo-, my dear killer, netflix, Santeria, Stefano de Ponti, Stefano Stephanowic, under my bed, volume | Commenti disabilitati su -dopo- My Dear Killer da Volume
[*] Al concerto di My dear killer ieri c’erano otto persone. Forse un po’ di più, a un certo punto pareva anche si fosse scollinata la sporca dozzina. Certo, ci sarà stato sicuramente qualcosa di interessantissimo su netflix, non lo metto in dubbio, e soprattutto faceva un freddo canaglia. Non che il freddo possa essere considerato un argine, per uno che nel gelo staziona da sempre, che il suo ultimo disco lo ha addirittura intitolato “The cold plan” e lo ha addirittura pubblicato in tre colori diversi: avorio, nocciola e tabacco. Lo so perchè me lo sono comprato (nocciola), alla fine del concerto. Me lo sono comprato perchè in tutto questo freddo, mentre vi baloccavate al caldo con quel cazzo di netflix (manco fosse youporn) My Dear Killer ha fatto un concerto di un’intensità in grado di scacciare via ogni sentore di freddo. Con una chitarra che ondeggia, con due bicchieri di birra al suo fianco (uno per lato, per andare sul sicuro), con i rumori e piccoli bordoni di Stefano de Ponti ad accompagnarlo, con quella voce che trasuda timidezza, si schernisce e si discosta, di un’adeguatissima inadeguatezza. I concerti di My Dear Killer ci ricordano che in fondo siamo umani, è qualcosa che spesso tendiamo a dimenticarcelo, e dovrebbe farne più spesso. Per vederlo più spesso dal vivo, sentirlo, annusarlo, che su netflix non sarebbe la stessa cosa.
[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.
Posted: Febbraio 28th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: 2017, Alessandra Novaga, bill orcutt, Colin Stetson, dischi, ellen arkbro, eve risser, ex eye, Flavio Giurato, Gnod, internet, karkhana, Lleroy, richard dawson, Rob Mazurek, streaming, thollem mcdonas, trophies, Vijay Iyer | Commenti disabilitati su Belle musichette del 2017 – pt.2
Dopo il primo episodio dedicato ai concerti, prosegue la rubrica più attesa dall’internets dedicata alle musiche dell’anno solare testè conclusosi. Una rubrica che così si conclude anche, nel bel mezzo dei giorni della merla, parlando di dischi – questi (mis)conosciuti.
Questa lista non ha alcuna pretesa di esaustività, è semplicemente un distillato di quanto ho ascoltato io durante l’anno, del poco che ho ascoltato io. non sono nemmeno quelli che sono rimasti più a lungo a girare sul mio piatto (benchè virtuale). se dovessi indicare quelli, vincerebbero i Kinks, per il 49° anno consecutivo. E oltretutto il disco che più mi ha dato la fotta in questo 2017 è del settembre 2016 (il 16 settembre, dice sempre l’internets), quindi non lo nomino e via al televoto…
Ah. Nel mio file di appunti ci sono oltre 300 dischi, e di questi me ne ero sottolineati quasi metà. Pure qui insomma è impossibile fare qualsivoglia “classifica”. Mi limito a selezionarne un corposo gruppone, dai quali si sgancia in fuga il drappello vincitore. L’ordine, in entrambi i casi, è rigorosamente alfabetico.
Quasi tutti i titoli rimandano a un link per lo streaming su bandcamp (solo un paio ahinoi su youtube) oppure a una pagina per il download. Quelli che mancano cercateveli su soulseek, e pure gli altri. Qualcuno compratevelo che male non fa.
Posted: Febbraio 21st, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: flusso, internet, julius gabriel, no copyright, paisiel, piano terra, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Paisiel. 15 marzo. Piano terra.
Viviamo in un’epoca felice per la musica. Non la più creativa, ma la più aperta: l’era dell’accessibilità globale. Certo, anche quella della sovrapproduzione ingiustificata, ma sono le controindicazioni del flusso. È seguendo il flusso che ho scoperto i Paisiel: un link, un commento, i consigli di un amico e di un algoritmo, alla fine mi sono imbattuto in questo video live in cui i due si sfidano, soffiano e picchiano. Uno è portoghese, l’altro è tedesco. Uno viene da grandi ensemble di musica contemporanea, l’altro dal free-rock. Seguendo il flusso si sono incontrati, e ora li incontriamo pure noi. È la musica dei nostri tempi, che culo.
Paisiel. giovedì 15 marzo 018, ore 22. Piano Terra. offerta libera.
Posted: Febbraio 21st, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: apocalisse, canto armonico, cavalli, huun-huur-tu, russia, Santeria, siberia, tuva, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Huun-Huur-Tu. 03 marzo. Santeriasocial.
Tuva è una repubblica russa che si trova nel centro esatto dell’Asia. Ha una splendida bandiera, fatta di cielo e di sole, e un logo incredibile, con un uomo a cavallo che vola attraverso l’orizzonte celeste. Non credo che loghi e bandiere contino nella formazione dell’immaginario, ma se così fosse, i bambini di Tuva sono un passo avanti. E non è l’unico vantaggio su cui possono contare. L’altro è il canto armonico, abilità sviluppata anticamente come strumento per entrare in contatto con gli spiriti locali: un canto di gola in grado di modulare note ed armonici contemporaneamente. Un canto intorno a cui è intessuta la musica di queste star degli Huun-Huur-Tu, termine che indica l’effetto della luce solare che filtra tra gli alberi o le nuvole. Canzoni che descrivono la vita della steppa e il rapporto con i cavalli. Voci che simulano i rumori del battito cardiaco, dello scalpitare degli zoccoli, dei rumori della natura. A questo punto basta mettere insieme i pezzi, sostituire idealmente le corde vocali con quelle elettrificate di una chitarra, e si capisce in fretta che gli Huun-Huur-Tu non sono altro che un gruppo metal. E quelli partiti in volo dalla steppa tuvana non sono cavalli qualsiasi, sono gli apripista dell’apocalisse.
Huun-Huur-Tu. sabato 03 marzo 018, di sera. santeria social club. 20 euri.
Posted: Febbraio 14th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: -dopo-, 2017, concerti, jealousy party, kraftwerk, linda sharrock, marginal consort, matana roberts, midori takada, patrick higgins, sanremo, shabaka and the ancestors, the thing, thomas ankersmit, zuma | Commenti disabilitati su Belle musichette del 2017 – pt.1
Ora che il festivàl di Sanremo si è concluso si può smettere finalmente di guardare alla musica del futuro, da sempre rappresentata dalla kermesse canora ligure, e tornare a concentrarci sul passato. Per questo motivo comincia oggi una delle rubrichette più attese da tutto l’internet -e forse anche di più- ovvero questa in cui mi faccio i cazzi miei e gli dico (all’internet, appunto) le cose più belle che ho ascoltato nell’anno appena conclusosi. Si comincia, noblesse oblige, dai concerti.
stante al mio archivio, nel 2017 ho visto 196 concerti (diciamo che i festival hanno aiutato parecchio) e ho avuto il culo di vederne davvero tanti che mi hanno fatto scrocchiare il cuore. viviamo in un’epoca fortunata per quanto concerne la musica dal vivo, forse non in una città o in un paese fortunatissimi, ma l’epoca sì, evviva. Fare una classifica di tutta sta roba mi avrebbe bruciato le sinapsi per la fatica, quindi mi limito a selezionarne un gruppone di una trentina, dai quali si sgancia in fuga il drappello vincitore. L’ordine, in entrambi i casi, è rigorosamente cronologico.
Posted: Febbraio 8th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: boring machines, disagio, my dear killer, piano, Stefano Stephanowic, under my bed, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] My dear killer. 28 febbraio. Volume
Stefano Stephanowic ha “un piano freddo”, un progetto silenzioso che avanza tra gli interstizi del tempo. My Dear Killer, il suo progetto da solista per voce, chitarra, elettronica e rumori, è uno degli strumenti per portarlo a compimento. L’altro si chiama Under my Bed, ed è un’etichetta che sembra appartenere a un’altra epoca, quando raccogliere e divulgare musica autoprodotta e sghemba era attività carbonara, qualcosa da svolgere tra le tenebre nascosti sotto al letto, gomito a gomito con l’Uomo Nero. Il riparo degli assassini, anche quelli più adorabili. Stefano è rimasto focalizzato sul suo piano per anni, ma non certo per volontà limitante. Piuttosto per rendere quello spazio angusto un luogo accogliente per tutti, per raccontare che infilarsi sotto al letto è il modo migliore per rompere le barriere della comfort-zone e immergersi nelle acque fredde della realtà, dialogando con i propri demoni. Per aderire al piano bisogna chinarsi ed essere consapevoli che la soluzione non sarà vicina, ma il tragitto sarà intenso. My Dear Killer prosegue coerente su questa sua strada, senza farsi distrarre dal presente, scrutando oscuro tra le nubi del domani. Alla fine, se mai ci sarà fine, si rivelerà un piano ben riuscito.
My dear killer. mercoledì 28 febbraio, verso le 19:30. Volume (aka santeria vecchio). gratis.
Posted: Gennaio 26th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: -dopo-, ferrovie, Flavio Giurato, pioltello, Salumeria della Musica, trenord | Commenti disabilitati su -dopo- Flavio Giurato alla Salumeria

[*] Sostiene flavio giurato che il pezzo che più gli venga richiesto ad ogni latitudine sia “Marcia nuziale”. io non ci credo, penso continui ad essere “il tuffatore”, ma resta il fatto che anche ieri sera nel pubblico c’era già chi attendeva il momento per cantare sommessamente “le delusioni sono unite dalla ferrovia”. una coincidenza strana, nel giorno del più grave incidente ferroviario milanese da parecchi anni a questa parte. Ma Pioltello in fondo dista quasi 15 chilometri, alla salumeria continua ad aleggiare quella puzza di ascella tagliente che c’è sempre stata. Pure Flavio è quello che è sempre stato, ma in gran forma. La band lo affianca discreta, il batterista è al limite della disoccupazione, ma gli dà morale e sgrava tensione, tanto che entra in forma da subito, dai 10 minuti di “Soundcheck” che aprono un lungo, commovente, excursus tra le pieghe del già ultra-pieghettato “Le promesse del mondo”. Poi fa i bis, applausi, richieste, bis, applausi, rondoni, acque minerali, caro mauro, marce nuziali, centocelle, infine un solitario tuffatore, che continua ad essere come Flavio Giurato, a rinascere sempre diverso e sempre lo stesso, “sempre quello che quando era entrato al campo di Nettuno, due ore prima della partita, che ancora non era successo niente, il capo tifosera nettunese mi guarda e dice: A’ cinque!, A’ secco! A’ stronzo!“.
[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.
Posted: Gennaio 26th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: above the tree, cl, Communion, comunione e liberazione, confindustrial sinfonietta, macao, oaxaca, occult punk gang, TRoK!, zero, zero2, zs | Commenti disabilitati su [Zero2] Comunione Occulta. 04 febbraio. Macao.
Si fa sempre un po’ di confusione quando si parla di “comunione” da queste parti. Troppe messe subite in gioventù, troppe chiese sparse per le città, troppa politica confusa che fa degli affari condivisi i benefici individuali. Eppure la comunanza è qualcosa di magnifico, e innato nell’essere umano. È solo che quando per condividere si intende più il click su un post che la messa in comune di un bene, la comunione finisce per passare inosservata, diventa qualcosa di nascosto, di occulto. Nel mondo al rovescio, però, nei giorni in cui Berlusconi cita Lenin e la Merkel si scopre marxista, ciò che è occulto emerge dalle catacombe, spinto con forza e volontà da chi della comunione ha fatto una scelta artistica e di vita. Occult Punk Gang, Communion e TRoK! sono le tre realtà che, a diverso titolo, contribuiscono a questa “comunione occulta”, un rito ben poco esoterico che ha il chiaro intento di aprire porte, timpani e sinapsi. Di fatto è lo stesso scopo che guida da oltre 15 anni gli Zs, la più creativa, caotica e avanguardista band di New York, e forse del mondo intero. Un disco nuovissimo e una rinnovata formazione a quattro sono gli strumenti con cui gli Zs sono ripartiti per il globo a sfidare limiti e barriere del pubblico e di loro stessi. Un’opera di demolizione e destrutturazione, ovvero di liberazione, che è condivisa anche da Oaxaca e Above the Tree, lungo coordinate diverse ma altrettanto intriganti. Una vera e propria comunione di intenti. Comunione per liberazione.
Comunione Occulta: Zs, Above the Tree, Oaxaca, Divna mami, confindustrial sinfonietta, commuion/occult punk dj set. domenica 04 febbraio. Macao, 5 europei.
Posted: Gennaio 19th, 2018 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: concerti, conservatorismo, Konrad Sprenger, Standards, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Konrad Sprenger. 22 gennaio. Standards.

Konrad Sprenger suona la rumba. Anzi no, è un neo-classico. No, aspetta, questa è techno… E allora che ci fa sto chitarrino? Se uno volesse mettersi ad ascoltare Joerg Hiller, in arte Konrad Sprenger, in maniera etichettatrice, sarebbe spacciato. Ogni pochi secondi il suo suono va altrove, come un rabdomante ipercinetico ha seguito ciascuna intuizione senza paura di cambiare strada a ogni passo, sino ad arrivare a Stack Music, il suo ultimo album, risultato di ben otto anni di gestazione, più algebrica che melodica. Dal mélange caotico degli esordi, Sprenger è riuscito a estrarre una convergenza di onde, che pur continuando a fluire in direzioni differenti seguono un sentore comune. Il risultato è qualcosa di straordinariamente classico, verrebbe da dire tradizionale, per i nostri tempi. Un’ambient schizzata o un kraut al rallentatore, nei cui anfratti si cela lo stesso retrogusto teutonico delle brass band dell’Oktoberfest, quelle che si ascoltano da sbronzi agitando le braccia come operai di qualche industria automobilistica in libera uscita. Cosa che nessuno ci vieterebbe di fare nemmeno a Standards, se non fosse che davanti non avremmo degli ottoni ubriachi ma un uomo con una chitarra elettrica modificata, strumento unico e multiforme in grado di intrecciare ritmiche semplici e complesse con droni e sonorità cosmiche. Capace di guidarci all’improbabile scoperta della musica che avremmo potuto sentire nel 1800 se l’elettronica non fosse stata scoperta così tardi.
Konrad Sprenger. lunedì 22 settembre. Standards. 5 euri, credo.