Attraverso le specchio ed oltre. Nella città degli sgomberi, quella che alimenta a manganellate i secoli di ignoranza e razzismo del suo popolo, esistono piccoli specchi da attraversare: sono quelli che ci conducono ad un mondo-di-là, dove la differenza è ricchezza e non minaccia.
E adesso? Ora che finalmente è arrivato l’outing di Tiziano Ferro, bisognerà riaggiornare la categoria per Immanuel Casto, quello che fino a pochi giorni fa veniva definito come la sua versione dichiarata e incensurata? Forse sì, e il “casto divo” non potrà che guadagnarne.
Immanuel Casto è un progetto, più che un artista; un progetto molto più arguto di quanto possa apparira a prima vista (d’altronde, il cantante stesso sfoggia con orgoglio la sua appartenenza al Mensa). Il Casto è l’auto-proclamatosi (ma ne ha tutti i titoli) “re del porn groove”, le sue canzoni sono un viaggio electro-pop attraverso tutte le perversioni erotiche del cattolico bel paese, dai grandi classici del sesso e del porno sino alle pagine più oscure, arrivando a coinvolgere anche gli immancabili preti pedofili (in “Come è bella la cappella”, una delle sue prime hit) o, è il caso dell’ultimo singolo “Crash”, la tecno-pornografia che renderà felici tutti i nerd all’ascolto. Sabato 16 porta il suo show, con tanto di ballerine, sul palco ai Magazzini Generali. Da vedere dopo essersi spogliati di ogni moralismo. Read the rest of this entry »
A bocce ferme, è necessario tornare sull’edizione 2010 di MiTo, il festival musicale settembrino che da qualche anno si è prolungato da Torino fino qui, nella città delle porte chiuse. I dati sono forti: 261 appuntamenti, 3400 artisti, ma soprattutto quasi 200.000 spettatori, di cui la metà a Milano. Ma più forti dei dati sono le impressioni e i dettagli, ed è su questo che vale la pena tornare.
In apertura di programma si sottolineava una peculiarità della faccia milanese della rassegna: la guerra quotidiana tra i volenterosi che questa iniziativa la portano avanti e il conservatorismo decadente dell’ambiente culturale locale, quello racchiuso nella puzza di marcio della Scala e dei guardiani della kultura. In chiusura si può forse decretare l’insperata vittoria dei primi, ma è una vittoria che passa attraverso una trafila di compromessi. Un rigorino al 90° dopo un rude 0-0. Read the rest of this entry »
Allor che in ogni petto la messicana
Danzano tutti al suono dell’havajana
Vien da lontano un canto così accorato
E’ un minatore bruno laggiù emigato
La sua canzone pare, di un esiliato
Cielo di stelle, cielo color del mare
Tu sei lo stesso ciel del mio casolare
Portami in sogno verso la patria mia
Portale un cuore e muori di nostalgia
Lo sapevate? Mat Pogo è il miglior live performer italiano. Sapevatelo.
Non il miglior cantante, non sia mai, anche perchè non è che canta proprio, Mat vive la musica che gli sta attorno sul palco, e la suda. Ha una fortuna enorme, questo pelato fiorentino trapiantato a Berlino Est: la musica che gli sta attorno è il concreto caos libertario dei Jealousy Party, una band che è partita -forse- dal free jazz e non ha ancora capito dove arrivare, forse perchè l’ebbrezza sta nella navigazione e non nell’approdo. Da diversi anni il rifugio meneghino dei Jealousy Party si chiama TRoK!, e così sarà anche venerdì 8, alla Cascina Torchiera, in compagnia di A034. Read the rest of this entry »
ci avevo creduto, davvero. ci stavo credendo, avevo un infarto, ma ci stavo credendo.
quando pippo gilbert, dopo una corsa sontuosa svolta tutta nelle posizioni di testa… dopo averci provato con il forcing della squadra, con l’aiuto dei compagni (splendidi greg e lukemans)… dopo aver provato a portare via le fughe… dopo aver menato con quell’ultimo gruppetto a 6 che pareva perfetto… dopo tutto ci ha provato da solo, perche’ ne aveva piu’ di tutti, perche’ quel suo scatto sulla penultima salita sublimava la bellezza del gesto in bicicletta… quando si e’ trovato la’ davanti e il vantaggio cresceva, io ci stavo credendo. senza pensare che mancava ancora tanto, che era tutta pianura, che il vento era contrario e dietro c’erano i big dello sprint sopravvissuti.
ecco, io avevo un infarto e ci credevo, ed era un gesto di fede, dopo una notte insonne e una cassa di birre ormai vuota.
pensavo a tutto cio’ una decina di minuti dopo, quando con il cielo ormai luminoso e le occhiaie rivoltate vedevo thor hushovd vestire la maglia iridata, esattamente il vincitore che avevo dato in partenza (vincendo il fantamondiale, almeno quello). era stata la volata della bronzini a dirmi hushovd: quell’arrivo pareva spiattellato sulle caratteristiche che esaltano il vichingo. in fondo, se non ha vinto il piu’ forte, ha vinto sicuramente il piu’ adeguato a questo tracciato. mi va bene cosi’. usando un termine desueto, direi che e’ “giusto” cosi’. Read the rest of this entry »