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Posted: Ottobre 4th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: julie normal, onde martenot, ramelli, Santeria, surf, theremin, volume, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Julie Normal. 5 ottobre. Santeria (vecchio).
Julie Normal è un’ondista. Una definizione ondivaga, eppure così si presenta. Uno penserebbe si tratti di surf, invece si tratta di Onde Martenot, uno degli strumenti più rari e magnetici della musica orchestrale moderna. Maurice Martenot lo inventò dopo aver conosciuto Leon Theremin, in quell’epoca magnifica in cui la sperimentazione musicale era affidata a veri scienziati pazzi, gente in camice bianco e martello in mano. Oggi la sperimentazione ha preso altre strade, altri codici, con più nerd e meno maniscalchi, e per certi versi è stata assorbita dalla normalità. Sarà per questo che Julie si presenta così, ondivaga ma normale. Con le dita che zampettano sugli 88 tasti di uno strumento che potrebbe sembrare normale, ma che normale non è mai stato, perchè per suonarlo è necessario seguirne le onde. Proprio come col surf, in effetti.
Julie Normal. mercoledì 5 ottobre, Volume @ santeria (vecchio). gratis (clap).
Posted: Settembre 18th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: pete townshend, rock, rock'n'roll, Roger Daltrey, the who, tommy, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] The Who. 19 settembre. Forum.
Il problema con le rock band è che invecchiano. Invecchiamo tutti, per carità, e a piccoli passi o a grandi falcate ci avviciniamo verso quella pensione che, a differenza delle rock band, non percepiremo mai. Il problema però è che loro, per definizione, “suonano la gioventù”: Roger Daltrey e Pete Townshend hanno circa 72 anni e la loro “teenage wasteland” oggi probabilmente è un praticello ben curato fuori da una villetta a schiera. Di rabbia giovane conosceranno solo quella dei nipoti, e temo senza apprezzarla nemmeno troppo. Eppure le rock band continuiamo ad andarle a sentire anche quando invecchiano. Se fossimo illusi, lo faremmo per lanciarci in vigorosi air guitar alla rincorsa di quella gioventù che fu, per noi e per loro. Più terra terra, lo facciamo perché la vita ce l’hanno cambiata e un po’ continuano a farlo. Senza doversi abbandonare al nostalgismo, se anche dopo i 70 the kids are alright.
The Who. Lunedì 19 settembre, Forum (assago). prezzi da inflazione serba.
Posted: Luglio 17th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: market sound, neil young, pearl jam, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Neil Young & Promise of The Real. 18 luglio. Market sound.
C’è un video che circola in rete in cui Neil Young sale sul palco di un concerto canadese dei Pearl Jam, qualche anno fa, per unirsi alla band nel finale con Rockin’ in the Free World. A pensarci, potrebbe essere una delle cose più patetiche del rock: la vecchia star insieme ai suoi figliocci per eseguire il suo più grande successo – viene subito alla mente un’ipotetica scena finale di Rocky Balboa. C’è chi si sarà fermato qui, ma chi invece ha schiacciato play ha potuto vedere tutta un’altra storia, la stessa che si ripete ogni volta che Zio Neil sale su un palcoscenico. Una chitarra e una fornitura elettrica, lo spirito stesso di una musica che Neil Young incarna da esattamente 50 anni. Sarà difficile ammetterlo per qualcuno, ma l’ex Buffalo Springfield è da annoverarsi tra i musicisti più importanti e influenti dell’ultimo secolo, anche se il primo a negarlo sarebbe proprio lui. Neil Young entra a metà pezzo, e discretamente inizia a grattare le sue corde, con una semplicità talmente diretta che nel giro di pochi secondi ha in mano l’intera band, l’intero palazzetto, l’intero panorama del rock. Come al solito, come ogni volta che sale su un palco, come questa sera.
Neil Young & Promise of The Real. lunedì 18 luglio. Market sound, prezzi immorali (lo dice già il nome).
Posted: Giugno 24th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: Destruction Unit, finistere, hallelujah, lo fi, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Destruction Unit. 02 luglio. Lo-fi.

Non sono mai riuscito a vedere dal vivo i Destruction Unit, eppure delle loro performance mi sono fatto un’idea ben chiara attraverso i “day after”, attraverso i reduci che li avevano appena visti – e non ne erano ancora usciti. Parlare con una persona totalmente assorbita dal proprio acufene non è cosa facile, bisogna seguire inattesi cambi di volume e star pronti a saltellare tra gli argomenti: l’obiettivo distruttivo di questa squadra con le radici nei primi Duemila tra Memphis e Phoenix, sono proprio i timpani degli astanti e l’esito è inevitabilmente la perdita dell’udito o dei fischi insistenti per qualche giorno. L’idea che mi sono fatto dei loro live è quella del boa: prima ti rapisce con una caleidoscopica spirale psichedelica, e una volta che sei perso nell’ipnosi ti attacca, solo che non passa dagli occhi ma dalle orecchie. Il risultato è uguale: la perdizione.
Destruction Unit, Hallelujah, Finistère. Sabato 02 luglio 016. 10 euri.
Posted: Maggio 9th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: blue note, faina, Marshall Allen, sun ra, Sun Ra Arkestra, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Sun Ra Arkestra. 10 maggio. Blue Note.
La scorsa settimana il Large Hadron Collider di Ginevra è stato bloccato da una piccola faina infilatasi in una conduttura dell’aria. Per la “particella di Dio” c’è ancora tempo. Qualche mese fa, è stata certificata l’assenza di atmosfera su Marte. A luglio, la Nasa ha annunciato la scoperta di Kepler 452b, il pianeta “gemello” della Terra, mentre un anno prima un ammasso di quasar si era rivelato l’oggetto più grande dell’universo. Nel 1994 Roland Emmerich dimostrò l’esistenza dello Stargate così come 17 anni prima George Lucas aveva spiegato come l’universo fosse guidato dalla “Forza”. Un continuo affannarsi di ricerche e scoperte che va nella direzione sbagliata. Non sarebbe stato più semplice indagare l’uomo arrivato da Saturno? Quel Sun Ra che scese sulla Terra e ci portò il groove del vento solare? Gli ultimi a battersi contro questo vortice scientista sono i suoi discepoli dell’Arkestra, l’ensemble a composizione variabile che ha accompagnato Sun Ra sin dagli anni ’50 nell’esplorazione del nostro globo. Quella guidata dal sax di Marshall Allen, insomma, per chi avesse vissuto su Marte fino a ieri. Gente che non ha bisogno di nuove scoperte ma solo di diffondere nuovi saperi. E che non può venire bloccata così facilmente da una faina.
Sun Ra Arkestra. Martedì 10 maggio 2016. Blue note. Euri a più non posso.
Posted: Aprile 22nd, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen, psicopompo | Tags: Andrea Centazzo, gianni mimmo, morte, piano terra, prince, psicopompo, rip, TRoK!, zero2 | Commenti disabilitati su Il Principe

lo scorso inverno sembrava che Prince dovesse (finalmente) tornare a suonare in italia, e dunque a farmi felice. un suo concerto all’arcimboldi era già annunciato come certo – e che concerto: un live in solo: una luce fissa, un pianoforte, un genio. sembrava talmente certo che proposi a Zero un articolo di presentazione.
poi, come sempre capitava col genio di minneapolis ultimamente, il tour fu annullato, il principe restò nella sua reggia a fumarsi gran tromboni e a immaginare canzoni bellissime che mai avrebbero rivisto la luce. nel frattempo però la scusa era buona per riascoltarsi tutta la sua discografia, dai gioielli tipo “Parade” o “1999” a robe stroncate brutalmente tipo “Come” in cui comunque quel guizzo ogni tanto sbucava sempre. Sbuca ancora oggi quel guizzo, mentre invece Prince è morto ieri. Non si sa come e nemmeno me ne frega, ma spero ci fosse un sacco di droga buonissima, lo spero per lui.
Ieri è morto Prince ma qualcuno sosteneva che non fosse vero, ed è probabile che non sia vero. Io invece ho assistito davvero ad uno dei concerti più belli degli ultimi anni, quello di Gianni Mimmo e Andrea Centazzo che fino ad oggi, incredibilmente, in duo non avevano mai suonato. Prince non c’entrava nulla, ma in mezzo a quel concerto -che non saprei definire in altro modo se non “emotivo”- i guizzi guizzavano e i timpani pure. e alla fine nessuno sosteneva che non fosse vero.
per la cronaca, quell’articolo sul concerto di Prince lo avevo scritto e lo riesumo qui sotto per dire ciao ciao a quel principe che non ho mai visto dal vivo. Ma c’è sempre tempo. Per vedere un genio in concerto c’è sempre tempo.
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Posted: Aprile 13th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: alessandro bosetti, edoardo ricci, filippo monico, gaetano liguori, guido mazzon, impro, Masada, moonshine, stefano giust, tai fest, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] TAI Fest #3
Se l’improvvisazione può essere paragonata a un viaggio, in cui partenza e arrivo sono noti ma la strada per congiungerli è tutta da inventare, allora l’improvvisazione radicale è un viaggio di cui si conosce solo la partenza: tutto il resto è da scoprire. Una sorta di arcipelago sonoro in cui navigare, facendo tappa di isola in isola sino ad una terraferma misteriosa. Questa terra si chiama TAI, che sta per Terra Australis Incognita, ed è l’Atlantide verso cui tende la burrascosa navigazione di questi tre giorni. Atlantide non esiste, sia chiaro, e lo sa bene la no-orchestra che ha ideato tutto ciò, ma ciò che conta è il viaggio. Tanto che non avrebbe molto senso citare tutti i (tantissimi) ospiti della rassegna, benché ce ne siano davvero da leccarsi i timpani, a cavallo tra media, generazioni e geografie diverse. Procuratevi un salvagente e imbarcatevi verso TAI, che per farsi sedurre dal facile canto delle Sirene c’è tutta una vita da sprecare.
TAI Fest #3. I nomi in cartellone sono troppi per un elenco, cliccando li trovate. da mercoledì 13 a venerdì 15 aprile 2016. Circolo Masada. Ingresso boh, comunque poco.
Posted: Marzo 25th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: Cascina Torchiera, Dabol Gondra, dj balli, frankenstein, Ralph Brown, Sandblasting, torchiera, zero, zero2, Økapi | Commenti disabilitati su [Zero2] Frankenstein goes to Holocaust. 02 aprile. Cascina Torchiera
L’unico aspetto positivo di Halloween è che arriva una volta sola, e non c’entra nulla con questa primavera peraltro. E’ un bene perché almeno vi sfogate in quella notte con le vostre fantasie e poi tornate alle paure di tutti i giorni. Già, perché è facile mettersi una maschera e un po’ di ketchup per sentirsi tenebrosi, ma bisognerebbe provare davvero a mettere le mani nell’oltretomba per capire di cosa si tratta. Provare a succhiare il sangue dal collo di una vittima, a riportare in vita un cadavere con gli elettrodi, a sostituirsi agli Dei e scoprirsi chirurghi sanguinari che rinnegano l’anestesia e inseguono soltanto l’ignoto. Apocalittici e disintegrati, come i saccheggiatori di corpi e suoni che qui si raccolgono intorno al tavolo operatorio: Dj Balli, 0kapi, Rico (Uochi Toki) e Ralph Brown. Il risultato è quello che potrete leggere in “Frankenstein goes to holocaust”, il nuovo libro di Balli che fa da Necronomicon a questa serata. Un’opera che vi farà rabbrividire, tanto che al prossimo Halloween vi travestirete da Heidi per non ripensare nemmeno a questo intenso sapore di sangue.
Presentazione libro “Frankenstein Goes to Holocaust” di Riccardo Balli + Dabol Gondra, Økapi, Sandblasting, DJ Balli, Ralph Brown. Sabato 02 aprile 2016. Cascina Autogestita Torchiera. Pochissimi euri.
Posted: Marzo 8th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: cascina autogestita torchiera, fuzz orchestra, grazie lo stesso, torchiera, TRoK!, Virtual Forest, zero, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Fuzz Orchestra + Virtual Forest. 18 marzo. Cascina Torchiera

Tra i tanti mutaforma che attraversano l’hard rock italiano, la Fuzz Orchestra è un esemplare di razza. Sembra ieri che eravamo lì ad ascoltare i Bron Y Aur, invece sono passati ormai 10 dalla nascita del trio, la cui proposta non ha mai smesso di trasformarsi. Oggi, dopo tanto peregrinare, la Fuzz Orchestra se ne esce con un album, Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi, solido come un macigno, figlio legittimo del precedente, quasi un approdo. Quella che non è mai cambiata è l’estetica Fuzz, dal punto di vista artistico ma anche sul palco. Un decennio di quei completi bianconeri con giacca e cravatta che mai hanno conosciuto una lavatrice, tanto che per farsi largo in questa foresta di afrori ormonal-ascellari, che annunciano l’arrivo della band come un’orda di eretici barbari, occorre oggi una guida. Uno come Virtual Forest, esploratore di giungle materiali e interiori. Seguitelo e vi condurrà all’obiettivo. All’Apocalisse.
Grazie lo stesso
Fuzz, Orchestra, Virtual Forest. Venerdì 18 marzo 2016, Cascina Autogestita Torchiera. cinque euri.
Posted: Febbraio 9th, 2016 | Author: cauz | Filed under: larsen | Tags: acusmonium, bellows, frati, otolab, Pita, porcodio, robert lippok, s/v/n, san fedele, savana, terrence malick, Thomas Brinkmann, Valerio Tricoli, zero2 | Commenti disabilitati su [Zero2] Inner_Spaces. Dal 25 gennaio al 14 maggio. San Fedele.
Se dieci anni fa qualcuno mi avesse detto che per sentire dei concerti di musica di ricerca a Milano sarei dovuto andare in un auditorium di frati gesuiti gli avrei dato del pazzo. O, semplicemente, gli avrei chiesto di condividere un po’ di quelle sostanze così efficaci. Nella Milano di questo decennio, invece, dove si scava con pervicacia una voragine laddove un tempo esisteva (già a fatica) l’iniziativa socio-culturale, il Centro San Fedele è ormai più di un riferimento, tanto che intorno a questo polo hanno iniziato a raccogliersi varie realtà, alla faccia dell’austerità morale che ci si potrebbe aspettare. Fulcro di tutto questo è indubbiamente l’Acusmonium Sator, che con i suoi 50 altoparlanti concentrici è in grado di proporre un’esperienza sonora davvero unica in tutto il Belpaese. Una di quelle iniziative che ti fanno riconsiderare gli euri sottratti tramite esenzioni fiscali e otto-per-mille, che se venissero sempre spesi così, be’, abbuffatevi e andate in pace.
Inner_Spaces è il miglior esempio di come il San Fedele sia diventato uno snodo oltre i suoi stessi confini. La rassegna, giunta alla sua seconda edizione, nasce dall’incontro tra la ricerca spirituale del luogo con la ricerca sonora di S/V/N. Il risultato è un festival articolato su 5+2 date, in cui non manca nulla di quanto si possa aspettarsi da questi “scenari sonori a più dimensioni”. Ci sono i volti noti dell’elettronica e dell’elettroacustica underground italiana (Bellows, Valerio Tricoli, Otolab), le star internazionali della techno più o meno minimale (Pita, Brinkmann, Lippok e Schmickler) e alcuni nomi della contemporanea e dell’elettronica più accademica (Bonnet, Lindström, López); a ciò si aggiungono eventi collaterali di peso come le proiezioni acusmatiche dei capolavori di Malick e l’esibizione del virtuoso Jonathan Prager. A introdurre ogni serata ci penserà la presentazione del frate di turno. Una riflessione breve e ardita che ascolteranno in pochi, ma cui forse conviene fare attenzione, che con l’entusiasmo pop che circonda Bergoglio, di questo passo non possiamo nemmeno escludere che il prossimo papa sia direttamente Ralf Hütter.
Inner_Spaces 2016. Dal 25 gennaio al 14 maggio. Tanta roba, tutta al San Fedele. Costi contenuti.