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[Zero2] Keiji Haino & Russell Haswell. 09 febbraio. hangar bicocca

Posted: Febbraio 18th, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Una volta ho visto su un sito di dating una ragazza uguale a Keiji Haino: capelli corvini lunghi e lisci, occhiali da sole sovradimensionati. Me ne sono subito innamorato, inevitabile vista la somiglianza. Motivo per cui ho chiuso il sito, ho dimenticato l’anonima fanciulla, e mi sono rimesso ad ascoltare i Fushitsusha, un amore che avevo a portata di mano senza bisogno di piattaforme di comunicazione intermedie.

Strumenti sempre inutili, ancora di più nel caso di Keiji Haino, che dopo quasi 50 anni di carriera e oltre 170 dischi è più difficile da schivare che da incontrare. Haino ha collaborato con chiunque e ha suonato qualsiasi cosa. E non perché sia l’ennesimo “prezzemolino” di un ambiente spesso autoreferenziale come quello della musica radicale, ma molto semplicemente perché è un fottutissimo genio. Passano gli anni e resta un maestro per chiunque si approcci alla musica con l’intento di decostruirla, torturarla e spalancare mondi nel cranio di chi la ascolta.

Per Russel Haswell, ad esempio, che aprirà la serata con la sua elettronica concreta e deprogrammata, che da gente come il maestro giapponese ha imparato tantissimo. I due musicisti, come spesso accade dentro all’Hangar, si esibiranno all’interno degli spazi di una mostra, cercando di dialogare direttamente con le sculture e installazioni create dal baffuto gallese “Cerith Wyn Evans”, sfruttando materiali come la luce e il suono. Materiali effimeri, inafferrabili, indefinibili, un po’ come l’amore, quello che è impossibile non provare per chi non si è ancora stancato di insegnarci come si fa a fare casino.

 

 

“… the amplifying gas”: Keiji Haino & Russell Haswell. domenica 09 febbraio. Hangar Bicocca. gratis!


[Zero2] Mattin. 26 gennaio. standards.

Posted: Gennaio 21st, 2020 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Mattin è un improvvisatore noise spagnolo che da una ventina d’anni ha dedicato la propria vita al rumore. Detta così sembrerebbe la norma di qualsiasi musicista noise, se non fosse che Mattin non è che abbia la produzione del rumore come suo obiettivo, quanto il rumore stesso. Mattin cerca infatti di rifuggire il noise come genere musicale per declinarlo come strumento di critica sociale. Stare nel rumore, interrogarlo, provocarlo. Accorgersi infine che per il noise non è necessario il rumore, quanto la confusione. Tanto che per comprendere Mattin si possono sì ascoltare i suoi dischi, ma si dovrebbe prima ancora leggere quanto scrive, in una produzione critica e letteraria vasta e rigorosamente condivisa, firmata esplicitamente con marchio anti-copyright (chiaramente illustrato nel suo capitolo del monumentale “Ruido y capitalismo”).

A guidare tutto l’arrovellarsi dei pensieri, la domanda primigenia che apre le sue “Tesi sul rumore” del 2006: «Cosa cazzo è il rumore?». È un’attività sociale, rivoluzionaria, liberatoria, brutale. È un modo per fottere le orecchie e le menti. È tutto ciò e può divenire il suo opposto. «La vecchia concezione del rumore era la fede nella libertà, la nuova concezione del rumore è il raggiungimento della libertà».

 

Mattin. domenica 26 gennaio 2020 al tramonto. standards. pochi soldi ben spesi.


[Zero2] R.I.S.S.A. vs Cryzyed. 06 dicembre. Macao

Posted: Novembre 27th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | No Comments »

C’è una rissa a Macao. Ma non ditelo allo sceriffo e ai suoi sgherri, per favore. È qualche tempo che è cominciata ormai, e come ogni rissa è partita in maniera sommessa. Ora è deflagrata. Più che una rissa è una ridda, un convulso movimento di menti e corpi riunitisi per fare ciò che si fa in una rissa: menare. R.I.S.S.A. è il collettivo pestone nato a Macao negli ultimi mesi. Scritto così, con i punti, come fosse un acronimo, senza che qualcuno abbia ancora scoperto cosa riassume. Un’interpretazione noise? Rumoristi Intransigenti Senza Speranza Alcuna. Una lettura meno punk? Ridiamo Insieme Senza Sputarci Addosso. Uno slancio futurista? Ritorna Indietro Saltando Sempre Avanti. Qualcosa al passo con le mode milanesi? Resident Italian Super Star Advisor. Un’anticipazione del risveglio del giorno dopo? Raucedine Inappetenza Sconforto Sonnolenza Ansia. O una memoria completamente cancellata? Ricordo Indelebilmente Se Sono Allegra.

C’è spazio per ogni interpretazione, come nel programma della prossima serata. Che parte con il tributo di The Rita alla leggendaria Mauthausen Orchestra, un pezzo di storia dell’industrial scomparso con la morte di Pierpaolo Zoppo nel 2012, condiviso con altri noiser (Gabi Losoncy, Iugula-Thor, Lettera 22 e Taeter) e prosegue nei caldi e drammatici mari del Sud con Mai Mai Mai. Poi R.I.S.S.A. si dà il cambio con Cryzyed, collettivo altrettanto nuovo e casinaro ma di stampo hip-hop, che a questo giro ospita i due produttori egiziani 3phaz e 1127 (uno dei mille progetti di Amr El-Alamy) per concludersi con il dj set di Arcangelo, che chiude la serata ma non la rissa. La rissa a Macao va avanti, ma non ditelo allo sceriffo e ai suoi sgherri. O forse sì, magari i volumi forti e le mazzate li svegliano.

 

Mauthausen Orchestra tribute (The Rita, Gabi Losoncy, Iugula-Thor, Lettera 22, Taeter), Mai Mai Mai, 3Phaz, 1127. venerdì 6 dicembre a Macao.


[Zero2] Sister Iodine. 10 aprile. Standards.

Posted: Marzo 25th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | No Comments »

Meno male che esistono ancora gruppi come i Sister Iodine. Che esiste ancora chi fa casino senza sentire la necessità di scendere a compromessi, chi rinuncia alla rappresentazione, alla mediazione, in nome soltanto della propria urgenza. Gente come i Sister Iodine non si è nemmeno accorta dell’epoca del noise da salotto, quando pure il rumorismo sembrava aver bisogno delle certificazioni come l’agricoltura biologica.

Avevano una loro strada, han tirato dritto. Dal fermento creativo degli squat degli anni ’90 alla resistenza dei gilet jaunes, l’underground francese (ed europeo) è mutato nei luoghi, nelle forme, nelle pratiche, ma non ha perso il principio di partenza: quello di fare scelte radicali e perseguirle con tutte le proprie forze. Un caos radioattivo che non decade col passare dei decenni. Potrebbero trascorrere anche dei secoli, ma i Sister Iodine li troveremmo sempre lì, sulle barricate, a far casino.

 

Sister Iodine. mercoledì 10 aprile, Standards. pochi euri e ben spesi.

 


-dopo- Thomas Ankersmit all’Hangar Bicocca

Posted: Gennaio 27th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | No Comments »

[*]  la seconda cosa che noti di Thomas Ankersmit è la ragazza con cui si accompagna, le cui forme ultragiunoniche hanno shockato tutti i presenti di ambo i sessi. la prima cose che noti di ankersmit è un synth che pare una plancia di comando di Spaceballs. queste due cose le noti entrambe parecchi minuti dopo il concerto, perchè prima l’unico senso che eserciti sono le orecchie. Per questo all’Hangar il buon Ankersmit ha svettato oltre le stelle anche piazzato in mezzo ad una mostra di dubbio gusto, con il pubblico separato dai cordolini che proteggevano le “opere”, costretto ad alzare la voce per chiacchierare in maniera più corposa (sei sempre in un museo, sai) e totalmente percettibile, visto il range di frequenze su cui si muoveva ankersmit. Embè? esticazzi, non sanno cosa si sono persi. 45 minuti di rumore e splendore che potrebbero aver già chiuso, con ragionevole anticipo, il discorso sul Concerto_Dell’Anno_2017®. tra una smorfia e l’altra, Ankersmit ti trascina con se’ oltre le soglie del dolore, ti lecca i timpani con le altissime e ti ricaccia nel silenzio lungo una toboga di frequenze saltellanti, dolci e profonde. Ho conosciuto solo dopo (aka oggi) la carriera di questo bel figliuolo cruccolandese, scoprendo che nasce come sassofonista. La cosa non mi ha stupito di una virgola, perchè per quanto questa performance si proponga come “un’esperienza allucinatoria in cui le nostre teste e le nostre orecchie diventano sorgenti sonore. La musica viene letteralmente suonata nella nostra testa” a me è sembrata qualcosa di più semplice: un synth a fiato.

(poi ha suonato pure Brinkmann e anche lanciato un disco smazzuolato, ma ormai l’universo aveva già cominciato a contrarsi di nuovo)

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


[Zero2] Micheal Gira. 28 marzo. Bloom.

Posted: Marzo 25th, 2014 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

Quando gli dei del noise imbracciano la chitarra acustica e si danno al folk, in genere, è perchè hanno finito le idee. Michael Gira rappresenta un’eccezione a questa regola: forse perchè il folk lo ha sempre frequentato, forse perchè questa non è altro che l’aggressività degli Swans presentata con un’altra faccia. Sotto il cappellone di Gira, dietro la scorza di duro cowboy sanguinario, c’è un rude songwriter capace di scavare la carne degli ascoltatori sino a raggiungerne l’anima, metterli a nudo e dialogare con una schiettezza possibile soltanto nella dimensione live. Perché é proprio lì – quando la sua voce, la sua chitarra e il suo bicchierino di whiskey ti hanno squarciato in due – che Micheal Gira ti guarda negli occhi e ti regala il sorriso che non ti aspetti.

Micheal Gira. venerdì 28 marzo. bloom, mezzago (MB). 15 euri.


[4/4] c’era una volta

Posted: Luglio 19th, 2012 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

C’era una volta il noise-rock americano, c’erano le sue sessioni selvagge di chitarre distorte fino all’estremo, c’era una serie di gruppi fantastici, fortunatamente non tutti estinti, che diedero vita a quel sottobosco da cui spuntarono poi come funghi il math e il post-rock… Tra tutte le band ce n’era una incredibile, grezza e cattiva, che si chiamava Colossamite. Smisero di suonare presto, per poi tramutarsi nei Dazzling Killmen e in altre successive combinazioni, sino ad oggi, a stasera, quando arriva a Milano (Cascina Torchiera) l’ultimo loro figlio: Xaddax, una commistione tra art-rock, noise e soprattutto follia. Un elemento, la follia, che stasera non manca nemmeno sugli altri palchi: a Villa Simonetta con l’electro-pop di Soap & Skin o al parco Baden Powell, dove si sculetta sull’arab-punk di Al Doum & the Faryds. Read the rest of this entry »


[4/4] quattro passi nel rumore (aka Tuona pasqua vol.2)

Posted: Aprile 4th, 2012 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Facciamo quattro passi nel rumore, ora che il nostro corpo si è ritarato sull’esplosione ormonale della primavera, possiamo seguire il coniglio nero e tornare nell’oscurità. Quella dei suoni più intensi, del bombardamento delle vecchie città che crollano sotto il peso dell’industria che le ha divorate. La primavera milanese è un florilegio di suoni industriali e di rumore, una prima cavalcata che arriverà a deflagrare con l’arrivo di Merzbow, il grande maestro nipponico delle frequenze impossibili.

Si inizia comunque piano piano, con ritmi lenti ed avvolgenti che ti si avvinghiano ai polacci e ti trascinano giù nell’abisso. Si inizia da Monza, mercoledì 4, con il post-rock psycho-doom dei Crippled Black Phoenix, accompagnati dagli stoners bergamaschi King Bong (vi è sempre l’alternativa punk-rock, sono gli MxPx All Stars al Magnolia, Segrate).
E di stoner, di chitarroni e di notti stellate sulla Cascade Mountains se ne riparla anche il giorno successivo, ancora al Magnolia, con Red Fang, Black Tusk e Goran D. Sanchez. Paradossalmente, sarà questa la serata “per giovani”, perchè gli anziani nostalgici accoreranno invece al Bloom (Mezzago) a vedere ciò che resta del sogno dei Meat Puppets, che eseguiranno dal vivo, per intero, il loro capolavoro “II”, una moda ormai consolidata per tutte le grandi band che furono, specie quelle dei magnifici ’90s, scollinate nel nuovo millennio senza più alcuna idea (e magari col portafoglio vuoto).
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[4/4] delete yourself

Posted: Maggio 20th, 2011 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | No Comments »

Per la prima volta in vita mia, sono stato a votare. Avevo pensato che l’unico modo per resistere alla nausea nell’indicare i Moratti, Pisapia & co. fosse dotarmi di colonna sonora adeguata, alla faccia dell’inetto burocrate che sosteneva addirittura che fosse vietato entrare in cabina elettorale con il walkman. La parentesi personale è tutta qui: come resistere alla nausea se non con la violenza? E allora ho scelto un bootleg (Brixton, 1999) degli Atari Teenage Riot. Una molotov scagliata contro ogni forma di “limite” musicale. Il concerto si apre con un urlo e si chiude con un invito alla rivoluzione. In mezzo, i berlinesi rinunciano direttamente alla bellicosità dei loro testi, per dare tutto in mezz’ora di noise elettronico devastante. Roba da causare più suicidi di massa che un gol di Ghiggia al Maracanà. Venerdì 20, a toglierci d’impaccio dalla nausea da ballottaggio, gli Atari Teenage Riot portano il terrore a Milano. Suoneranno al Centro Sportivo Iseo, in un’anomala serata di dancefloor… un motivo in più per godersi lo spettacolo del caos. Se il caos vi terrorizza, invece, optate per le contaminazioni al CRT, dove arriva il Balanescu Quartet a re-interpretare i Kraftwerk in chiave caucasica.
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