Senza soluzioni di continuità, anche il fine settimana che celebra la fine del Giro d’Italia e -a quanto pare- il ritorno dell’inverno, è ricco di musichine che fanno tump tump nell’aria della città, con un paio di quei nomi che ti fanno venire la voglia di farti crescere i baffi solo per poterli leccare.
Un avvio lento, comunque, è quello di giovedì, da tutti i punti cardinali del suono: Apparat arriva con tanto di band all’Auditorium di Milano; gli Ilegales presentano il loro mariachi-punk saltellando al Lo-Fi, mentre tra Biko e Bloom si respingono gli antipodi dell’hip-hop, da una parte quello delle radici afro degli Slum Village, dall’altra l’hardcore-rap degli olandesi Dope D.O.D. Read the rest of this entry »
Piove, piove ancora. Come prima, più di prima. Continua a piovere là fuori. Il divano invece è asciutto; il tetto tiene, o almeno quelli del piano di sopra ancora non si sono lamentati, e di birre ancora non ne ho rovesciate. Sul Giro invece piove senza pietà, sul Giro d’italia e sul Giro di ruota, e se i primi – corridori professionisti – sono abituati ed assistiti, con tempo e materiali per asciugarsi durante i lunghissimi trasferimenti in bus, a Battistuzzi che risale l’Italia in bicicletta non resta altro che la bestemmia come strumento di difesa. Be’, la bestemmia e il proprio corpo, che non sarà lo scheletro cui sono ridotti i campioni di oggi, quelli da gambette secche e braccia invisibili, quelli che smulinano a non finire il proprio rapportino mettendo tra la pelle e le ossa solo una nervosa patina muscolare e nulla più, con la massa grassa ridotta ad anti-materia. Poi capita che arrivi la pioggia, che il freddo sia inatteso, che la corsa consumi energie extra perchè si fa nervosa oltre che dura, e trac!, sono cazzi. I cazzi che fanno ammalare e restare indietro pure un fenomeno come Bradley Wiggins, quelli che stroncano sul nascere le speranze di bis di Ryder Hesjedal. Stamani entrambi se ne sono tornati a casa (con grande gioia di una Raisport finalmente libera dal dover far interviste in inglese), respirando a fatica tra un colpo di tosse e l’altro. Read the rest of this entry »
Vi ricordate la Grecia di “Rapput”? Quelle mille isole, tutte regolarmente deserte, dove giovani italiane andavano a trascorrere la propria estate scopereccia post-esame di maturità? Ecco, quella Grecia oggi non esiste più. E’ arrivata la Trojka e con lei un paese di auto in fiamme e molotov sibilianti. Per ricordarci questo passaggio, a suo modo storico, la crew di “Alterazioni sonore” ha riunito in un’unica serata tre pezzi grossi del terrorismo rumorista ellenico, in grado di tramutare il dancefloor in un rituale di danze apocalittiche sulle macerie di un’Europa pronta a dichiarare bancarotta. Se arrivate in auto, parcheggiate lontano.
Uscire di testa è un’attività interessante, che non porta a nulla, che non ci si ricorda, ma che sul momento è sempre degna di nota. La psichedelia si dedica a questa attività da sempre, con risultati alterni, ma tanti figli della psichedelia ci sono riusciti perfettamente. Questa settimana, si prova ad uscire di testa in un po’ di modi differenti.
Con questo articolo si rinnova l’appuntamento con “La Pancera Rosa. Il Giro d’Italia visto dal divano“, bollettino aperiodico di etnologia cicloalcolica lungo le strade del Giro (o lungo i cuscini del divano, c’est la meme chose). Sulle pagine di MilanoX, di AmicoInViaggio e ove altro capita nei divani dell’internet.
E’ iniziato il #Giro. Da un po’, a dire il vero, da una settimana. Una settimana umida (per i ciclisti) e densa di avvenimenti. Una settimana da inchiodarsi al divano, e questo spiega questo ritardo. Oggi è il primo giorno di riposo, così mi slaccio un attimo la pancera rosa e mi alzo per raccontare quello che si è visto, dall’alto del divano, di questo Giro.
Che gli Einstürzende Neubauten siano uno dei gruppi più grandi della storia della musica è un dato di fatto, scolpito e sancito, senza necessità di essere rimesso in discussione. Cantori inarrivabili della decadenza dell’occidente da ambo i lati della cortina di ferro, nichilisti devastatori di palazzi del potere, i Neubauten sono una storia che prosegue ancora, seppur mutata nella forma e nei tempi, da più di 30 anni. Questa settimana, Milano vede passare sul suo suolo ben due elementi di questa avventura, in due modalità ben differenti. Read the rest of this entry »
Passata l’abbuffata della settimana dal triplo weekend, dal doppio ponte, dal multiplo concerto, è subito un nuovo fine settimana ed è un lento atterraggio verso la normalità. Le prossime sono giornate ricche di appuntamenti musicali, ma è necessario regolarsi un attimo con la qualità, anche perchè le bombe risuonate a Milano negli ultimi giorni sono di quelle che ci si ricorderà sino a fine anno.
Si inizia con calma, vicini al silenzio e ai suoni d’ambiente, quelli di Oval che si esibisce stasera da O’ accompagnato dalla performer giapponese Naoko Takata nell’ambito della rassegna di danza “Danae”. A pochi metri di distanza, al Blue Note, risuona invece la batteria del vecchio Roy Haynes, un pezzo di storia del drumming jazz.
Per tutti i milanesi nati a fine anni 70, ogni concerto dei Melvins è un modo per riparare a una storica distrazione. Avremmo potuto vederli al loro apice, ma non ce li siamo cacati. Era il ‘94, in un Palatrussardi stra-pieno: agli occhi di noi teenager, King Buzzo sembrava un ciccione capellone qualunque e i Melvins erano solo la spalla dei Nirvana. Vent’anni dopo: Cobain è morto, Novoselic veste cravatte e Grohl ha fatto overdose di chewing-gum. I Melvins, invece, sono ancora lì a menare resistenti al tempo che passa, tra concerti fulminanti e dischi discutibili (l’ultimo, “Everybody Loves Sausages”). Per la fortuna nostra e dei teenager di oggi.
Generalmente, la settimana santa della sinistra italiana, quella inclusa tra 25aprile e PrimoMaggio, è una settimana santa di musica di merda, quella in cui i “complessi del primo maggio” vanno a guadagnarsi i pochi denari utili per tirare fino alla stagione delle feste dell’unità. Generalmente. Perchè questo 2013 va finalmente controtendenza, perchè crisi+ponte danno origine ad una settimana di tre weekend. Che culo.
Buongiorno, questa edizione di “Live & Loud” va in onda in forma ridotta per venire incontro alle capacità psico-fisiche del suo estensore… E’ una forma ridotta che a dire il vero non rispetta una settimana di appuntamenti gustosi e rumorosi, tra quelli che già qualcuno si sarà goduto nelle ultime 48 ore, e quelli che si dipanano da stasera con un weekend allungabile.
La partenza è rumorosa, gelide, ed ancestrale, come un viaggio nei tempi che inizia in quel di Segrate, al Baraonda, tra la bordate dei bassi degli Scum From The Sun, il punk-noise dei MoE e il bizarre-industrial dei singaporesi Observatory. Tutt’altri suoni arrivano al Bloom (Mezzago) dove il math-rock dei Verbal si festeggia incontrando le performance art-punk dei Gaffas. Read the rest of this entry »