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-dopo- gli Helmet al Legend

Posted: Febbraio 23rd, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- gli Helmet al Legend

[*] l’altro giorno è stata annunciata la prima ed unica data italiana di eddie vedder per la prossima estate. la cosa mi ha lasciato freddo come un bastoncino di pesce (benchè io non sia così gustoso da leccare). questa cosa potrebbe essere letta come una sorta di fuoriuscita da una gioventù che fu e che palle. sarà, eppure sono andato a sentire gli Helmet, che mai avrei pensato di vedere ormai in vita mia.

Page hamilton è diventato un patatone, gli altri sono degli sconosciuti, temevo soprattutto che il basso non tirasse come doveva. invece Dave Case indossava un cappellino con scritto NOSTROMO e da buon Nostromo tirava, e il concerto è quello che ti aspetti da un concerto degli helmet, ti prende a ceffoni per un’ora abbondante e tutti a casa col ronzìo.
ho una strana teoria che prima o poi dovrò elaborare sulla relazione inversa tra pubblico che fa le foto con i cellulari e pubblico che fai l’air-guitar: al crescere dei primi scompaiono i secondi e viceversa, e questa cosa è intimamente legata con l’esito stesso -non la qualità- del concerto. ci ho pensato a lungo ieri, ci devo ripensare.


[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


-dopo- Thomas Ankersmit all’Hangar Bicocca

Posted: Gennaio 27th, 2017 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Thomas Ankersmit all’Hangar Bicocca

[*]  la seconda cosa che noti di Thomas Ankersmit è la ragazza con cui si accompagna, le cui forme ultragiunoniche hanno shockato tutti i presenti di ambo i sessi. la prima cose che noti di ankersmit è un synth che pare una plancia di comando di Spaceballs. queste due cose le noti entrambe parecchi minuti dopo il concerto, perchè prima l’unico senso che eserciti sono le orecchie. Per questo all’Hangar il buon Ankersmit ha svettato oltre le stelle anche piazzato in mezzo ad una mostra di dubbio gusto, con il pubblico separato dai cordolini che proteggevano le “opere”, costretto ad alzare la voce per chiacchierare in maniera più corposa (sei sempre in un museo, sai) e totalmente percettibile, visto il range di frequenze su cui si muoveva ankersmit. Embè? esticazzi, non sanno cosa si sono persi. 45 minuti di rumore e splendore che potrebbero aver già chiuso, con ragionevole anticipo, il discorso sul Concerto_Dell’Anno_2017®. tra una smorfia e l’altra, Ankersmit ti trascina con se’ oltre le soglie del dolore, ti lecca i timpani con le altissime e ti ricaccia nel silenzio lungo una toboga di frequenze saltellanti, dolci e profonde. Ho conosciuto solo dopo (aka oggi) la carriera di questo bel figliuolo cruccolandese, scoprendo che nasce come sassofonista. La cosa non mi ha stupito di una virgola, perchè per quanto questa performance si proponga come “un’esperienza allucinatoria in cui le nostre teste e le nostre orecchie diventano sorgenti sonore. La musica viene letteralmente suonata nella nostra testa” a me è sembrata qualcosa di più semplice: un synth a fiato.

(poi ha suonato pure Brinkmann e anche lanciato un disco smazzuolato, ma ormai l’universo aveva già cominciato a contrarsi di nuovo)

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


-dopo- gli Who al forum

Posted: Settembre 20th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- gli Who al forum

Vandellieb2e29ac1bb19ee180ca3d76dd0b064d[*] il trittico della gioventù del 2016, dopo neil young e terry riley, si conclude con l’ultima band in età post-pensionabile.
qualche anno fa, in verità, mi ero ripromesso di non andare più a sentire concerti da cui non potevo aspettarmi alcuna sorpresa. ieri l’ho fatto, un po’ perchè ogni volta che faccio una promessa -a me o ad altri- la cosa che mi riesce meglio è tradirla ripetutamente, un po’ perchè ieri l’approccio era una celebrazione. e tale è stata.
questo tour degli who è un greatest hits di due ore -e meno male- in cui le hit sono ordinate in maniera vagamente filologica, partendo dagli albori, con “i can’t see for miles” introdotta addirittura come scritto quando nessuno del pubblico ancora nemmeno esisteva, transitando dalle opere, chiudendosi con una “baba o’riley” i cui video sembrano quasi sottratti ai kraftwerk.
la band celebra se stessa, talvolta in maniera pacchiana (sulle grandi scogliere di dover compaiono i quattro del nucleo originario in versione mount rushmore) più spesso come un sentito omaggio alla storia, la loro, quella di chi li ha accompagnati e lasciati per cause più o meno naturali. in mezzo ci sono un roger daltrey che ha un numero limitato di fiches vocali e le spende benissimo (rinunciando spesso e scatenandosi dove occorre) e un pete townshend che suona come fosse il ragazzino che fu, facendo le mosse e ruotando le braccia. non fosse che roger daltrey è ormai il sosia di maurizio vandelli, cambierebbe poco.
però è così, e quelli lì che cantano “I hope I die before I get old” hanno tradito da un pezzo la loro promessa. anche loro. e han fatto bene. la messa è finita, andiamo in pace, we won’t get fooled again.

 

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. che però neppure questa volta si poteva fare col dono della sintesi, che ci posso fare…


-dopo- Terry Riley al CRT (o come cazzo si chiama ora)

Posted: Settembre 12th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Terry Riley al CRT (o come cazzo si chiama ora)

[*] un’oretta di montecarlo nights, poi un po’ d’Africa.
il maestro californiano non meritava una sala con così tanti vuoti lassù, dopo anni di attesa, ma i così tanti pieni quaggiù non meritavano un concerto così timido, indeciso.

si inizia con the rileys: papà arriva col bastone ma, parliamoci chiaro, chi non si muoverebbe sempre col bastone se potesse? si siede al piano e suona il piano. sì, ecco, “suona il piano”. il duetto con la chitarra di figliuolo gyan funziona tutto, sta ben incastrato nei confini della scatola, dove la chitarra ricuce i passaggi da ricucere ma non spinge mai verso l’esterno. tanto da finire in certi momenti a ricordare uno stantio piano jazz radiofonico. Read the rest of this entry »


-dopo- i Sunn O))) al labirinto della Masone

Posted: Settembre 10th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- i Sunn O))) al labirinto della Masone

[*] 03_sunn_o-700x467premessa1: il battage pubblicitario per comunicare al mondo che si dice “sunn” anzichè “sunn O” (come già sapevano gi esperti™) sta funzionando. dunque io vado avanti a chiamarli sunn O.

premessa2: per una variegata serie di ragioni che nemmeno conosco, sino a ieri non avevo mai visto i sunn O in concerto. motivo principale che mi ha spinto sin là.

conclusione1: i sunn O sono un gruppo di tamarri, gente che se non avesse avuto l’idea di far casino probabimente si sarebbe cimentata nel wrestling e avrebbe scelto paul bearer come manager. fortunatamente hanno avuto l’idea di far casino.
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-dopo- gli Algiers al Magnolia

Posted: Agosto 31st, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- gli Algiers al Magnolia

Algiers-04-Heineken_EricPamies-640x458[*] ecco uno di quei concerti che sono belli, buoni, bravi, eh… uno di quei concerti su cui non è che ci sarebbe troppo da ridire, se non quella vocina, stronza, maledetta… quella che ti dice oh, gli Algiers sono una signora band, hanno fatto un disco che wow, hanno un progetto di tutto il porco rispetto, come forse non ha quasi nessuno al mondo, almeno nel pop-rock di “massa”… eppure quello scatto in più, potrebbero farlo e non lo fanno… almeno non questa sera, magari un domani chissà, magari con un’altra formazione, magari senza un batterista che sembra lì a cozzare con le basi, magari mettendosi solo chilometri sotto il culo, pur senza perdere quella carica, quella voglia, quelle giravolte… viva gli algiers, viva il punk, sì future…

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera.


-dopo- Neil Young & Promise of The Real

Posted: Luglio 19th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Neil Young & Promise of The Real

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[*] Un’altra volta, maestro Neil, ancora una volta.
un’altro vortice di musica e amore per la musica.
certo, questi pischelli non sono i crazy horse: sono bravi, sono contenti, ma sono una backing band, portano poco (a parte il papà). però a guidarli c’è questo vecchiaccio diabolico che sul palco si diverte come un bambino.

certo, c’è sempre questa tassa da pagare con neil young, che è il set acustico. una prima mezz’ora abbondante in cui il maestro spara dietro tutte le sue hit, prima da solo e poi con la band. meglio prima che poi, almeno per i pezzi al piano e all’organo con cui apre, ma il tutto almeno culmina con “comes a time”.
annunciatissima giunge puntuale la presenza dell’esoscheletro di Willie Nelson, che sale sul palco tra i figli e il maestro per un intermezzo country debitamente sintetico: tre pezzi e poi via. poi si apre il cielo.
in ogni concerto riuscito di Neil Young c’è un pezzo che svolta l’istante, la serata, la vita. Ieri sera quel pezzo era “Words”, è il momento in cui la les paul del vecchiaccio diventa la bacchetta del direttore d’orchestra. è il momento che dà il via a un’ora di derive elettriche e immaginarie. è il momento in cui il live si fa politica.
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-dopo- Terraforma duemilaesedici

Posted: Luglio 4th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Terraforma duemilaesedici

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Terraforma cresce, questo è il dato di fatto di questa terza edizione. e tanto basta. un festival pensato bene, cosa molto rara al giorno d’oggi, non privo di difetti… ma chi non ne ha?

una caratteristica strana di terraforma, ma ormai abituale, è ad esempio quella di concentrare il meglio sempre sulla partenza, e quest’anno più che mai. si parte con Charlemagne Palestine al pianoforte, da solo coi suoi pupazzi e i suoi cognac, nel vecchio giardino della villa. il concerto giusto al momento giusto, con Charlemagne che ha snocciolato un’ora di minimalismi fluttuanti, tra 5 tasti e poco più, iniziato con la luce e concluso col buio, circondato dalle cicale che duettavano con lui senza permesso. Terraforma avrebbe potuto anche finire lì, e sarebbe stato già abbondante.
invece dopo di lui arrivano un sorprendente Rabih, finalmente libero da ansie da prestazione nonostante la collaborazione (direi superflua) con vincent moon, e l’altro vero highlight di questa edizione, ovvero “Erratic”. l’installazione portata da Buka è uno stupore di luci, accompagnate da un’ambient leggera e spezzettata che aiuta parecchio a rallentare i ritmi… tanto che mi ha rapito e mi ha fatto perdere biosphere. pace, per la prima sera andava bene così, e la botta di culo si completa nel trovare un passaggio che mi permetta di fuggire prima di donato dozzy :)

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-dopo- gli Unsane in Conchetta

Posted: Giugno 13th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- gli Unsane in Conchetta

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quella volta che la Madonna decise di ridiscendere sulla terra (con tutti gli angeli in colonna, inevitabilmente), ma sulla sua strada passò da conchetta e incontrò gli Unsane che la ricacciarono in cielo a calci nel culo. lentamente, violentemente.

“grazie, graziella e grazie al cazzo. e ciao gigione”.

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. un tentativo che era morto, e per qualche ragione ogni tanto ritorno, un anno -dopo-.

 


-dopo- Rie Nakajima & Pierre Berthet da O’

Posted: Giugno 9th, 2016 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , | Commenti disabilitati su -dopo- Rie Nakajima & Pierre Berthet da O’

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se bisogna usare, anzi osare, la pomposa definizione di concerto dell’anno, be’, in questo primo semestre di 2016 vince questo a mani basse. con buona pace dei boredoms o dei kill the vultures, che sono stati uno più bello dell’altro ma non ora non qui.

“Dead Plants and Living Objects” e un balletto di oggetti che vivono di vita propria e di questa vita ne fanno rumore. ticchettii e percussioni sovrapposti e intrecciati sino a creare un ambiente sonoro in cui sembrano più gli oggetti a guidare i due musicisti che il contrario. potere alle cose, il potere delle cose. Rie vaga per la sala e si china ad azionare piccoli motori e spegnerne altri, in tutto ciò non cambia MAI espressione facciale. poi finisce tutto e sorride. Pierre ha ascoltato tanto i Neubauten -si capisce- e attiva oggetti più grandi e ingombranti: è in sandali con le unghie dei piedi da tagliare, gli occhiali appesi al collo. non c’è nulla di moda in questo set e in questa estetica, non li vedrete nei festival “HYPE” e difficilmente li troverete nominati su wired. non c’è spazio per i fighi, è anche per questo che sono adorabili alle orecchie di chi (eccomi) figo proprio non è. ci sono le cose, che ormai costituiscono il nostro mondo, e la loro vita ordinaria.

[*] -dopo- è un tentativo di raccontare i concerti il giorno dopo. in estrema sintesi, giusto per togliere polvere dalla tastiera. un tentativo che era morto, e per qualche ragione ogni tanto ritorno, un anno -dopo-.