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[Zero2] Edda. 28 marzo. santeria nuovo.

Posted: Marzo 1st, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Edda. 28 marzo. santeria nuovo.

L’elemento che unisce i brani dell’ultimo disco di Edda, a detta dello stesso autore, è il fatto che nessuno può essere cantato in chiesa. Il motivo sta negli argomenti affrontati: omosessualità, incesti, un sacco di sesso, perdipiù tra adulti consenzienti. L’altro elemento, ma questo Edda non lo dice, è la loro nudità.

Se nei lavori precedenti Edda aveva ridotto al minimo il concetto di canzone, stavolta è andato ancora più in profondità: l’ha fatta a brandelli. È sempre stata la sua specialità, sin da quando urlava drogatissimo nei Ritmo Tribale, ed è il modo migliore per far vivere la sua musica sul palco, dove può deflagrare. Dal vivo Edda si diverte, perde ogni freno inibitorio, scherza col pubblico, inanella figuracce, ride e fa ridere.

Canta canzoni che si è cucito addosso come un sarto, con il pensiero primigenio di suonare e cantare per passarsela bene. Non gli è successo sempre nella vita, ma ora sì, ora che ha la certezza di non finire mai a suonare in chiesa.

Edda. giovedì 28 marzo. Santeria nuovo. 17 euri eccetera.


Belle musiche duemiladiciotto – pt.2

Posted: Febbraio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Belle musiche duemiladiciotto – pt.2

Un mese fa avevo scritto qui una lunga lista dei concerti più belli visti nell’anno che fu, poi c’è stato il Festivàl di Sanremo, ora una lista ancora più lunga con i miei dischi preferiti. Che sarebbero troppissimi e mai abbastanza, perchè viviamo in un’epoca felice – almeno dal punto di vista dei timpani. Alcuni di questi dischi sono talmente belli che mi emoziono. Gaudeamus, et consumimur igni.

Come sempre è una lista molto parziale, molto personale, molto influenzata dal periodo in cui mi sono messo ad ascoltare, dagli ambiti di ricerca, dal fatto che tutto sommato per la maggior parte del tempo anche nel 2018 ho continuato ad ascoltare i Kinks.

L’ordine è rigorosamente alfabetico. Ove possibile (aka quasi sempre, dove manca c’è un surrogato) cliccandoci sopra si va diretti direttissimi allo streaming.

* Christopher Ali Solidarity Quartet – to those who walked before us
* Amuleto – Misztériumok
* anguish – s/t
* Anthroprophh – Omegaville
* lea bertucci – metal aether
* daniel blumberg – minus
* Body/Head – The Switch
* dylan carlson – conquistador
* Audrey Chen – runt vigor
* neneh cherry – broken politics
* Serang Dakko, Hamrin Samad, and Arrington de Dionyso – Unheard Indonesia vol. 14: Serang Dakko and Friends in Makassar
* father murphy – rising: a requiem for Father Murphy
* Ben LaMar Gay – Downtown Castles Can Never Block The Sun
* Anne Guthrie – Brass Orchid
* patrick higgins – dossier
* lonnie holley – MITH
* Robert Honstein – An Economy of Means
* jerusalem in my heart – Daqa’iq Tudaiq
* Park Jiha – communion
* Eli Keszler – Stadium
* mabel Kwan – Georg Friedrich Haas: Trois Hommages
* peggy lee – echo painting
* LOW – double negative
* Marble – Diego
* Mind Over Mirrors – Bellowing Sun
* Josh Modney – Engage
* MoE and Marhaug – Capsaicin
* No Name – room 25
* Oy – stimming
* Caterina Palazzi Sudoku Killer – Asperger
* Pilia + Pupillo ◉ ╋ ◑ – dark night mother
* rabit – cry alone die alone
* sabaSaba – s/t
* senyawa – sujud
* Sunwatchers – II
* Henry Threadgill 14 or 15 Kestra: Agg – Dirt… And More Dirt
* Ulthar – Cosmovore
* venetian snares x daniel lanois – s/t
* young echo – s/t
* the young mothers – morose
* Thalia Zedek Band – Fighting Season
* ZS – noth


[Zero2] Scapes: Francisco López. 14 marzo. villa necchi campiglio.

Posted: Febbraio 20th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Scapes: Francisco López. 14 marzo. villa necchi campiglio.

Fino a una decina d’anni fa, di Villa Necchi Campiglio ignoravo persino l’esistenza, la scoprii per caso con una festa di matrimonio. Ero ubriaco, molto, ma rimasi stupefatto. Non tanto dall’estensione e dalla bellezza del luogo, non dallo spropositato numero di steward vestiti di nero che sbucavano da ogni stanza (facendo pensare che abbia più dipendenti del CNEL), nemmeno dalla collezione di quadri e decorazioni sparse ovunque. Lo stupore nasceva dall’essere lì, nel pieno centro di Milano, in un luogo che da fuori sembrerebbe come tutto il resto della città: un parcheggio.

Ci ho messo alcuni anni a capire questa cosa: a Milano i luoghi belli esistono, ma sono nascosti. Stanno chiusi dietro muri che solo bombolette e buona volontà hanno saputo colorare, incuneati tra auto parcheggiate in tripla fila e cartelloni pubblicitari formato XXXL. Solo per questo, bisognerebbe fare una standing ovation a Plunge (e al FAI), che apre questa Villa alla musica e a chi ascolta. Per una volta non è un’azienda di computer hypster o una caffetteria americana a impadronirsi di uno spazio importante di Milano, ma è una cascata di droni industriali, l’abisso sonoro di Francisco López che farà tremare vetri, quadri e soprammobili. Un primo appuntamento di “Scapes” – ciclo di lecture, workshop e performance interamente dedicato alla pratica sonora del field recording – che si aprirà con un’intervista all’artista spagnolo a cura di Gaetano Scippa e, prima del live, consentirà al pubblico di visitare la villa.

Un “evento” talmente bello, che il bello della villa nemmeno servirà più: al concerto si assisterà bendati, immersi nella quadrifonia. E si uscirà stupefatti, consapevoli di aver toccato con mano qualcosa di impercettibile. Speriamo che duri. Meglio non dirlo troppo in giro.

 

Scapes: Francisco López. giovedì 14 marzo. villa necchi campiglio, 15 banane.


[Zero2] Foams, heaps, sponges, clouds and vortexes. 21 febbraio. hangar bicocca.

Posted: Febbraio 5th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Foams, heaps, sponges, clouds and vortexes. 21 febbraio. hangar bicocca.

Fino a una manciata d’anni fa, prima che firmassimo l’accordo con cui abbiamo ceduto tutta la nostra conoscenza a una certa azienda con sede a Mountain View, California, muoversi per la città richiedeva una prima fase di studio dello stradario. Muovere il dito sulla mappa diventava un antipasto dell’esplorazione, un primo sforzo di inventiva su come congiungere il punto A al punto B, spingendosi tra zone sconosciute. L’Hangar Bicocca, ad esempio, avrebbe rappresentato uno di questi punti di domanda topografici. Nato ormai parecchi anni fa, popolato da torri prima che cominciasse ad accadere al cielo cittadino, l’Hangar è rimasto un luogo del mistero, che si palesa in maniera del tutto irregolare nell’esplorazione cittadina, in genere senza annunciarsi.

Per arrivare a passarci il dito sopra bisogna tracciare percorsi molto distanti, che il più delle volte non ne avvertiranno nemmeno la presenza. Ma in alcune occasioni è come se le Torri dell’Hangar cominciassero a spingere, creando un’increspatura nella mappa. È il caso di questo appuntamento, che manda fuori strada presentandosi come una raccolta di “schiume, forme, spugne, nuvole e vortici”, ma dietro a questa bizzarra lista della spesa cela tre menti luminose delle avanguardie sonore, chiamate a raccolta da David Toop, musicista, giornalista, ricercatore, compositore e chi più ne ha più ne metta. Ad affiancarlo in questo concerto realizzato all’interno della mostra “Igloos” di Mario Merzci, ci saranno la compositrice di musica elettronica Lucie Štepánková e John Butcher, straordinario sassofonista inglese dedito ormai da tempo al terrorismo sonoro più libero.

Un trio che appare come un miraggio, una topografia nuova su una mappa sempre povera di punti. Fuori luogo e fuori tempo, fuori anche dalle latitudini, tanto che l’Hangar li porta a Milano per farli suonare in Groenlandia. Intorno a loro non ci saranno torri questa volta, ma una distesa di igloo. Aggiornate le mappe.

 

Foams, heaps, sponges, clouds and vortexes: David Toop, Lucie Štepánková e John Butcher. giovedì 21 febbraio. hangar bicocca, gratis.


[Zero2] Edvard Graham Lewis, Viktor Toikkanen. 04 febbraio. san fedele.

Posted: Gennaio 28th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Edvard Graham Lewis, Viktor Toikkanen. 04 febbraio. san fedele.

Edvard Graham Lewis voleva fare il sarto, tanto che nel momento di iscriversi all’università aveva scelto un corso in “tecniche della moda”. Probabilmente sarebbe finito davvero a lavorare nelle boutique e sarebbe diventato ricchissimo e arrogante, se non fosse che un giorno ha ricevuto una telefonata da Colin Newman. Voleva coinvolgerlo nella sua nuova band, così sarebbero nati gli Wire. Senza quella telefonata la storia del rock (più o meno sperimentale) sarebbe stata differente, e forse la moda avrebbe sottratto un’altra mente alla cultura.

Da quella telefonata a oggi Lewis ha continuato a suonare con gli Wire e ha battuto tutt’altre strade nelle lunghe pause della band. Ha cucito insieme sensibilità e sonorità diverse, assemblando vecchi campioni e brandelli di futuro come nei suoi dischi solisti intitolati “All Over” e “All Under”, i due lati cangianti di un abito double-face. Dalle boutique di Londra ai ghiacci di Uppsala, Lewis ha perseguito la stessa strada. Voleva fare il sarto, e lo ha fatto, ma col suono.

 

Inner Spaces: Edvard Graham Lewis, Viktor Toikkanen. lunedì 04 febbraio, san fedele. i soliti soldi ben spesi.


[Zero2] Therapy? + Shame. 04 febbraio. serraglio

Posted: Gennaio 28th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Therapy? + Shame. 04 febbraio. serraglio

In rete si possono rintracciare centinaia di articoli, classifiche e compilation in circolazione ispirati dai soli nomi delle band, etichette il più delle volte insoddisfacenti che i musicisti si portano addosso per una vita. E non possono mancare le selezioni dedicate alla punteggiatura, benché le band dedite all’interpunzione siano bestie rare. Ancor più raro è chi inserisce nel nome un punto interrogativo, nonostante siano esistiti gruppi come “? and the Mysterians”, “You Tarzan? Me Jane!”, “Why Sheep?” o i “They Shoot Horses Don’t They?” che un utente canadese dice di aver scaricato solo per il nome. Difficile dargli torto, anche pensando a casa nostra, agli “Hysm?” o ad “?Alos”.

E poi ci sono i Therapy?, che dei punti di domanda potrebbero essere il più celebre se non fosse che nessuno se lo ricorda mai. Così come nessuno saprebbe dire cosa abbiano fatto questi paciocconi nordirlandesi nell’ultimo decennio, scomparsi come una domanda nel vento. Il loro punto interrogativo, è storia nota, nasce semplicemente da un errore di impaginazione. Per comprendere la loro evoluzione invece questo nuovo tour è un’occasione più che propizia.

Anche perchè in apertura tocca agli Shame, la cui agitazione post-punk non è sufficiente per tirarli fuori dalla vergogna dell’assenza di punteggiatura. Ma basta che attacchino gli ampli e tutto sarà più chiaro: da Brixton, tra le giovani band con i testi più affilati, le chitarre più indemoniate e i live più divertenti in circolazione gli Shame hanno evidentemente un punto esclamativo interiore.

 

Therapy?, Shame. lunedì 04 febbraio 2019, serraglio. un po’ troppi danari.


Belle musiche duemiladiciotto – pt.1

Posted: Gennaio 15th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Belle musiche duemiladiciotto – pt.1

Negli scorsi giorni sono cominciati i concerti -quelli buoni- anche per il 2019. Finalmente, l’attesa di 7 giorni è stata lunghissima. Però sono cominciati bene, molto bene, quindi posso tirare una spessa riga nera sul taccuino e mettere in ordine le idee del duemiladiciotto che fu. Che culo, nei 189 concerti segnati sul taccuino negli ultimi dodici mesi ce ne sono un sacco belli davvero, di quelli che ti fanno tornare a casa con il cuore gonfio e il fegato non parliamone. Nella rubrica attesissima che segue, ecco la selezione difficile dei 20 che più mi ricordo, e che forse mi resteranno impressi a lungo nella memoria, sempre che io non la perda del tutto a breve (sono sulla buona strada).

Eccoti tutto, caro internet. L’ordine è rigorosamente cronologico.

* Flavio Giurato / salumeria della musica
* Daniela Cattivelli ft. Camillo Prosdocimo / inner spaces auditorium san fedele
* Stefano Pilia & Alessandra Novaga / Standards
* The Necks & ‘A’ Trio / the Long Now (berlino)
* Colin Stetson / the Long Now (berlino)
* Henrik Munkeby Nørstebø & Axel Dörner / petersburg art space (berlino)
* Irreversible Entanglements / ACUD (berlino)
* Ilpo Väisänen / inner spaces auditorium san fedele
* Uniform / Macao
* Marc Ribot Ceramic Dog / Auditorium SanbàPolis (trento)
* Father Murphy / macao
* Akira Sakata & Giovanni di Domenico / standards
* Piotr Kurek / Zuma 2018 (Zuma)
* Andrea Belfi / Zuma 2018 (Zuma)
* Paal Nilssen-Love’s Brazil Funk Impro (ft Terrie Ex) / hangar bicocca
* Pere Ubu / santeria social club
* Wackelkontakt / macao
* Open Border (Ceccarelli, Trovalusci, Drake, Vandermark) / Forlì Open Music (forlì)
* Pierre Borel, Joel Grip, Cristiano Calcagnile / studio guerra
* Art Ensemble of Chicago / Jazzmi

** FUORI GARA
* Uomo Uccello / Zuma 2018 (Zuma)


[Zero2] Philip Jeck + Ozmotic. 14 gennaio. san fedele.

Posted: Gennaio 8th, 2019 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Philip Jeck + Ozmotic. 14 gennaio. san fedele.

L’ultimo avvistamento di un oggetto volante di origine extraterrestre nei cieli padani risale soltanto allo scorso 8 dicembre. Durante una scampagnata privata in un parco di Cinisello Balsamo un gruppo di appassionati ufologi ha immortalato una strana macchia luminosa in alta quota. Purtroppo, ci tengono a specificare gli astroesploratori, il filmato dura solo “alcuni secondi causa velocità sostenuta”. Confidando nella loro certa presenza tra le schiere dei lettori di Zero, mi sentirei di invitarli a un nuovo avvistamento, questa volta nei cieli del San Fedele.

L’oggetto volante sarà ugualmente non identificato, di probabile origine aliena, impossibile da descriversi secondo i rigidi parametri della scienza mainstream. L’unica certezza, se così la vogliamo definire, riguarderà il suo pilota: Philip Jeck, di passaggio su questo pianeta sin dal 1952. Anche Jeck, come gli ufologi, è partito dalla passione per dei magici oggetti rotanti, nel suo caso di natura vinilica, e ha cominciato a descriverne le traiettorie, seguirne il passaggio nei cieli e nelle orecchie, infine tentare di riprodurlo.

Come tutti gli scienziati che hanno ormai raggiunto una certa età, Jeck ha finito per appassionarsi alle tecnologie di un tempo, quelle con cui ha compiuto le sue prime scoperte e che ha imparato a conoscere sin nel dettaglio: perché abbandonarle proprio ora, quando gli oggetti rotanti extraterrestri arrivano fino a Cinisello Balsamo, d’altronde?

 

Inner Spaces: Philip Jeck, Ozmotic. lunedì 14 gennaio. auditorium san fedele. 10/12 eurini.


[Zero2] Zinc & Copper. 18 dicembre. Hangar bicocca

Posted: Dicembre 4th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Zinc & Copper. 18 dicembre. Hangar bicocca

L’esame di Chimica nella musica è molto facile: c’è da imparare a memoria una tavola periodica degli elementi assai più ristretta di quella ideata da Dmitrij Ivanovic Mendeleev, che tanti mal di testa ci ha provocato nei primi corsi universitari. Emicranie che oltretutto peggiorano col passare degli anni, visto che è storia recente l’introduzione prima di flerovio e livermorio, più recentemente di nihonio, moscovio, tennesso e oganesson. Un domani, chissà, forse ci troveremo tutti a suonare alambicchi di gas nobili, tirando fuori scoppi rumoristi in grado di ustionare i timpani o dando finalmente un senso a concetti come “vaporwave”.

Nel frattempo possiamo farci bastare pochissimi elementi. Anche due soltanto, come zinco e rame, o Zn e Cu se ci si limita ai simboli, o 30 e 29 se bastano i numeri atomici, o 65,409 u e 63,546 u volendo considerare il peso atomico, o Zinc & Copper se la si vuole vedere all’inglese. Dallo zinco con il rame (diffidate del falso storico dello stagno) si ricava l’ottone, e dagli ottoni sono ormai alcuni secoli che si ricava la musica. Robin Hayward, Hilary Jeffery ed Elena Kakaliagou, ovvero Zinc & Copper, sono una perfetta lega di ottone, un mix di tuba, trombone, corno francese e composizioni ricercate – nel caso della performance di stasera quelle di Elian Radigue ed Ellen Arkbro.

Un esperimento senza camici bianchi che dal vivo provoca lo stesso effetto, estatico e strabiliante, di una fuga di gas allucinogeno in laboratorio. Magari avessi avuto delle occasioni simili ai tempi dell’università, l’esame di Chimica lo avrei passato al primo colpo.

 

Zinc & Copper. martedì 18 dicembre. Hangar bicocca. gratis.


[Zero2] Greg Pope. 07 dicembre. Standards

Posted: Novembre 28th, 2018 | Author: | Filed under: larsen | Tags: , , , , , , , , | Commenti disabilitati su [Zero2] Greg Pope. 07 dicembre. Standards

La diffusione dei “visual” nei concerti è diventata endemica ormai da un paio di decenni, da quando il digitale ha reso più facile la sempiterna ricerca di riconoscibilità estetica. Il risultato però sono perlopiù video posticci e spesso fastidiosi, proiezioni di contorno che creano uniformità più che differenze. Persino band differenti che usano video identici: un click su VLC e via, nessuna interazione con la musica, solo una chiassosa distrazione del pubblico.

Mentre questa massa di immagini indistinte si espandeva, però, la ricerca visiva sui live ha fatto passi silenziosi guardando all’indietro, riscoprendo vecchi strumenti che obbligano a sporcarsi le mani, manipolando l’immagine come il musicista tratta il suono. UnzaLab è un gruppo di smanettoni di pellicole cresciuto guardacaso tra il grasso di una ciclofficina e, a forza di far ticchettare proiettori, è arrivato a incontrare Standards: oggi a benedire la loro unione arriva un papa.

Dopo essersi esibito in quattro continenti, Greg Pope si presenta a Milano con “Syzygy”: un esperimento di destrutturazione visiva che mette in musica la distruzione di una pellicola 16mm. Il risultato finale è il nulla, una cornice vuota che racchiude più sostanza di mille proiezioni superflue.

 

UnzaLab & Standards presentano Greg Pope “Syzygy”. venerdì 07 dicembre, standards, prezzi boni.